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Corpus Domini al Sepolcro: patriarca Twal, “misericordia e perdono” per il Medio Oriente

“Per rimediare alla situazione violenta e disastrosa nella quale è immerso il nostro Medio Oriente, occorre seguire la via aperta da Cristo stesso: franchezza, fedeltà e coraggio, e nello stesso tempo umiltà, misericordia e perdono reciproco. La nostra missione in Terra Santa deve passare attraverso la logica umile e paziente del chicco di grano che muore per donare la vita: morte brusca ed improvvisa, o lenta, a piccole dosi!”. Lo ha detto Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme, che oggi, presso la Basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, ha celebrato la solennità del Corpus Domini insieme ai suoi cinquant’anni di ordinazione sacerdotale. “La nostra missione – ha spiegato nell’omelia – deve essere nutrita dalla logica della fede, che sposta le montagne con la forza dolce di Dio. È così che Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la storia e l’universo attraverso questa catena di trasformazioni di cui l’Eucaristia è il sacramento”. La festa del Corpus Domini, ha affermato il Patriarca, “ci invita a meditare sulla nostra responsabilità nella costruzione di una società solidale, giusta e fraterna. Oggi in modo particolare, quando la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, quando la Chiesa è bersaglio degli attacchi e della persecuzione dei politici e dell’estremismo religioso, il Corpus Domini deve fare di noi un solo corpo, una sola Chiesa consolidata dalla fede in Dio, e dalla solidarietà tra noi”. La Chiesa di Gerusalemme, ha aggiunto Twal, ha due dimensioni inseparabili: “È la Chiesa del Calvario e la Chiesa della Resurrezione. Le scale che salgono fino al Calvario sono ripide e difficili da salire, ne abbiamo l’esperienza, ma ogni gradino segna un passo in più verso la Speranza e la gioia della Resurrezione. Continuiamo ad andare avanti insieme, al termine di questo lungo pellegrinaggio c’è Cristo stesso che ci attende e che ci accoglie”. Al termine Twal ha ringraziato Dio per il dono del sacerdozio e ha ricordato di essere “ormai alla fine del mio mandato, umilmente posso dire che la missione che mi è stata affidata è compiuta, e consegnando il mio futuro nelle mani di Dio, Lo ringrazio per tutti questi anni al servizio diretto del Santo Padre, e della Chiesa-Madre di Gerusalemme”. Dal patriarca anche un ringraziamento a “tutti i miei Vicari, i preti, i parroci e tutti i miei numerosi amici, religiosi e religiose in ogni parte del mondo, che mi hanno accompagnato e sostenuto durante la mia missione. Chiedo al Nunzio di far pervenire al Santo Padre tutta la mia adesione e il mio amore filiale, e di ringraziarlo per la sua attenzione paterna nei confronti della Terra Santa e dei cristiani del Medio Oriente”.

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