Papa Francesco: mons. Viganò (Santa Sede), “ciò che uno affida all’esperienza del Vangelo ha una sua ragionevolezza”

L’ultima domanda, nell’incontro di oggi pomeriggio nell’edizione padovana del Festival biblico, che ha avuto al centro le novità introdotte da Papa Francesco nella dimensione comunicativa, verte sull’opposizione tra razionalità e fede. Per monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, questa opposizione nasce dall’immaginare la razionalità come qualcosa di oggettivo e verificabile, mentre la fede come qualcosa di ideologico. “Quando uno ha sete beve l’acqua. L’esperienza della fede è questo. Ciò che uno affida all’esperienza del Vangelo non è razionale ma ha una sua ragionevolezza. Una polarizzazione così forte nasce anche dallo sviluppo del pensiero filosofico in direzione dell’individualismo, che oggi si riflette anche nella fede di gran parte dei cristiani. Ma la fede è prima di tutto relazione, tra me, la mia carne e la vita divina che è in me, e che contagia anche le altre persone”.
Secondo il filosofo Umberto Curi, “il rapporto tra razionalità e fede è l’incontro scontro tra una parola rivelata che dice di sé di essere vera e chiede l’assenso, e l’esercizio libero della ragione che assente solo quando vi sia una dimostrazione capace di diventare convincente e incontrovertibile. Fede e ragione, diceva papa Ratzinger, sono le due ali che devono sostenere il nostro mondo. Ma non possiamo dire che vi sia un punto di arrivo acquisito di questo rapporto. Dare ragione dell’impossibilità di dare completamente ragione è la forza della filosofia, anche se ne sembra un limite. Ma la componente dell’incertezza è propria anche della fede: se la si concepisce come risposta definitiva, non ci sarebbe bisogno ne di filosofia ne di razionalità. Se invece entrambe riconoscono l’inconcludenza della propria indagine, anche se non arrivano a coincidere, possono entrambe guidare il nostro cammino”.

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