Monsignor Galantino: alimenta capacità di dialogo, incontro, stile sinodale

Nella sua riflessione sull’anima del nuovo umanesimo, questa sera ad Ancona, monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ha richiamato una raccomandazione contenuta nel discorso ai delegati al Convegno di Firenze, nella quale Francesco chiede di alimentare “in maniera speciale la capacità di dialogo e di incontro”. Questo è “l’atteggiamento che deve caratterizzare il nuovo umanesimo e che deve animare il carattere missionario della Chiesa”. Andando verso i “lontani”, ha spiegato il segretario Cei, la Chiesa “si mette in discussione, rivede le sue strutture, ripensa i suoi linguaggi, si pone in dialogo e capisce cose nuove, di sé e del mondo”. Uno stile di dialogo e confronto con il mondo che “sarà possibile a partire da un allenamento costante alla sinodalità”. “Quando questo manca – fa notare Galantino – si fa fatica a capire a ad accettare la forza e la immediatezza del passaggio del discorso di Firenze” nel quale Francesco raccomanda, citando l’Evangelii gaudium, l’incontro e il dialogo spiegando che dialogare non è negoziare ma piuttosto “cercare il bene comune per tutti”, accettando se necessario anche il conflitto per “trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo”. Al nuovo umanesimo, ha sottolineato Galantino, “ci si educa e si educa, facendo emergere il meglio da ognuno e mettendo ognuno in grado di essere parte attiva, impiegando i suoi talenti. Questo vale anche per i poveri, che dobbiamo servire e che siamo chiamati a coinvolgere, in modo che la mano che tendiamo loro non serva solo a porgere un aiuto, ma a stringere un legame, a chiedere un punto di vista e un contributo personale, nella misura della capacità di ognuno. Solo accogliendo questa sfida sarà veramente messa a frutto la pluralità dei doni, che lo Spirito semina con abbondanza, e dove vuole”.

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