Istat: in 90 anni dall’Italia rurale a post-industriale. Tra i simboli la Vespa e la Tv. La nuova emigrazione giovanile

Un ritorno alla crescita del Pil (poco sopra l’1%), la “moderata ripresa dell’occupazione”, la progressiva risalita dei salari reali e, di conseguenza, dei consumi privati: sono alcuni elementi indicativi dell’uscita dal tunnel della recessione che ha colpito l’Italia, assieme a tutta l’Europa, dal 2008 in poi. Fanno parte del Rapporto Istat 2016 illustrato oggi a Roma dal presidente dell’Istituto nazionale di statistica, Giorgio Alleva. Il quale ha ricordato anche che l’11,5% delle persone vive in famiglie con disagi e varie forme di povertà e che è in aumento soprattutto “la povertà fra i minori, i soggetti che più di tutti hanno pagato gli effetti della crisi”. Nei capitoli economici del Rapporto figura una enorme quantità di dati, fra cui il fatto che la metà delle imprese italiane sta aumentando il proprio valore aggiunto e che le aziende “guidate da imprenditori giovani mostrano maggior propensione ad assumere”. Nella rapida ma intensa carrellata storica con la quale Alleva ha percorso i mutamenti avvenuti in Italia negli ultimi 90 anni, corrispondenti ai nove decenni di attività dell’Istat, sono emersi i progressivi passaggi da un’Italia rurale a industriale, la ricostruzione post-bellica e il boom economico, l’urbanesimo, la trasformazione dei costumi individuali e sociali. La Vespa, la Lambretta e la Fiat 600 sono – per Alleva – tra i simboli di tali mutamenti. “L’avvento della televisione, nel 1954, ha rappresentato” per il presidente Istat “un fattore di unificazione linguistica e di socializzazione”.
Alleva ha spiegato, secondo vari passaggi, l’Italia delle lotte studentesche e operaie della fine degli anni ’60, l’avvento della recessione economica a metà anni ’70, quando “si impongono – ha affermato – anche nuove forme di famiglia, come le convivenze”. E, ancora, l’Italia degli anni ’80 (individualismo, spinte liberistiche, minor partecipazione politica), degli anni ’90 (i cambiamenti dell’apparato economico e produttivo, l’arrivo dei primi grandi flussi migratori, prima dall’Albania, poi dall’Africa), il nuovo millennio (le generazioni “sempre connesse”, l’accentuarsi della denatalità, la disoccupazione, l’emergenza-profughi, la “nuova emigrazione” giovanile italiana, la maggiore istruzione della popolazione). Fatti e numeri che, secondo Alleva, raccontano una storia complessiva ma dietro “i quali si celano milioni di storie individuali” degli italiani del XXI secolo.

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