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Polonia: appello dell’episcopato per “garantire una piena tutela legale dei non ancora nati”

L’appello dei vescovi polacchi “a garantire una piena tutela legale dei non ancora nati” e a modificare in tal senso l’attuale normativa è stato letto ieri al termine della liturgia in tutte le chiese della Polonia. L’attuale legge ammette l’interruzione della gravidanza nel caso di gravi malformazioni del feto, pericolo di vita per la madre o il feto stesso, e nel caso della gravidanza in seguito a una violenza. L’episcopato, rivolgendosi “a tutti gli uomini di buona volontà” e “ai parlamentari e ai governanti”, ha già riscontrato l’appoggio della premier Beata Szydlo e del leader del partito di maggioranza assoluta Jaroslaw Kaczynski. Al Parlamento è in discussione il progetto di una nuova legge promosso da organizzazioni pro life che lanciano la raccolta di 100mila firme affinché l’iniziativa possa seguire un regolare iter democratico. “L’ottanta per cento di aborti in Polonia vengono effettuati in presenza della sindrome di Down, e questo va cambiato”: asserisce uno dei promotori del divieto assoluto dell’aborto, l’eurodeputato Marek Jurek. Contro la modifica dell’attuale legge, da molti considerata piuttosto restrittiva, domenica nelle numerose città polacche si sono svolte delle proteste. A Varsavia, oltre che davanti al Parlamento, nella chiesa di Sant’Anna alcune donne hanno espresso il loro dissenso interrompendo la lettura del comunicato e lasciando l’edificio di culto.

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