Giubileo carcerati: don Ciotti (Libera), “modifica o abolizione delle leggi che alimentano la carcerazione”

“Il carcere è troppo spesso la scorciatoia, la soluzione tampone per non affrontare problemi che invece andrebbero affrontati alla radice con politiche sociali, educative e lavorative. Il carcere non può essere la risposta all’emarginazione e alla povertà”. Lo ha detto al Sir don Luigi Ciotti, presidente nazionale di “Libera”, a margine del seminario “Comunicare la carità” promosso dalla Cei e dalla Consulta ecclesiale degli organismi socio-assistenziali. Riferendosi al Giubileo dei carcerati, che si celebra domani (ore 10) in san Pietro con Papa Francesco, don Ciotti ha riconosciuto che “ci sono stati sforzi di umanizzazione del carcere: un passo importante è rappresentato dall’abolizione degli Opg, ospedali psichiatrici giudiziari, anche se quattro sono ancora illegalmente attivi a causa delle inadempienza delle Regioni di riferimento che non hanno ancora organizzato le strutture residenziali sanitarie gestite dalla sanità territoriale in collaborazione con il Ministero della giustizia (Rems). Positiva – ha aggiunto – anche la riduzione del sovraffollamenti carcerario, in seguito alla sentenza Torreggiani della Corte europea per i diritti umani, che ha condannato l’Italia. Da oltre 69 mila detenuti nel 2010 si è passati a 54 mila. Minore affollamento significa maggiore vivibilità del carcere”.

Per don Ciotti, tuttavia, permangono ancora alcuni nodi. Uno di questi è l’ergastolo, “una pena di morte nascosta” come l’ha definito Papa Francesco. “Una giustizia che esclude la vendetta dovrebbe escludere una pena che uccide la speranza” ha rimarcato il presidente di Libera, che ha lamentato anche “la ridotta applicazione delle misure alternative, che diminuiscono drasticamente il rischio di recidiva”. Tra gli altri nodi elencati dal sacerdote antimafia quello della sanità: “Il problema dell’assistenza sanitaria carceraria – ha affermato – è rimasto a metà del guado. I tagli alla sanità e l’aumento delle persone che non si curano perché non possono permettersi le medicine ricade drammaticamente sul carcere dove l’incidenza delle malattie psichiche e organiche è molto alto”. “L’umanizzazione del carcere e l’orientamento della pena ai fini rieducativi stabiliti dalla Costituzione – ha concluso don Ciotti – comporta la modifica o l’abolizione delle leggi che alimentano la carcerazione: la Bossi-Fini sull’immigrazione, la Fini-Giovanardi sulla droga e l’ex-Cirielli sulla prescrizione dei reati. Leggi che ricadono sulla fasce deboli della popolazione, come stranieri e tossicodipendenti e che hanno concorso a fare del carcere una discarica sociale”.

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