Carità: mons. Perego (Migrantes), “mancanza di libertà nel racconto delle migrazioni”. Il ruolo dei settimanali diocesani

“Per dare una dimensione realistica della storia dei migranti che arrivano in Italia, in special modo dei 470mila che sono sbarcati da noi in questi tre anni, non basta soffermarsi solo sull’arrivo ma anche su tutte le varie fasi del viaggio. Solo così potremo comprendere le ragioni della loro partenza”. Lo ha detto al Sir monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, che oggi è intervenuto al seminario “Comunicare la carità” promosso a Roma dalla Cei e dalla Consulta ecclesiale degli organismi socio-assistenziali. Per mons. Perego, “bisogna denunciare la mancanza di libertà nella lettura di alcune realtà legate alle migrazioni, come anche la mancanza di deontologia professionale nel trattare questi temi. Dire immigrato non vuol dire clandestino, irregolare, criminale o peggio terrorista. È necessario, per questo, che anche dal punto di vista professionale non ci sia un giornalismo improvvisato, de-contrattualizzato, incapace di poter seguire e studiare i fatti come questi meritano”. Un aiuto potrebbe venire dalla “rivalutazione di quei canali di libertà che abbiamo dentro la Chiesa. Penso ai 190 settimanali diocesani, alla loro storia ultradecennale e per molti anche secolare. Penso ai quotidiani, alle radio, ai cinema, fino ai social. Abbiamo anche 350mila siti cattolici: se tutti questi canali avessero una voce comune su questi temi l’impatto sull’opinione pubblica sarebbe enorme”. Anche la politica è chiamata a dare il suo contributo. “Ci sono leggi bloccate come il Servizio civile dei richiedenti asilo e rifugiati, quella sulla cittadinanza, la legge sul diritto di voto amministrativo, ma è tutto fermo in attesa dell’esito del referendum – spiega il direttore generale della Fondazione Migrantes -. La politica ha paura di perdere consenso a partire da questi temi. In verità il consenso lo si guadagna se si gestisce e si costruiscono mezzi per gestire il fenomeno migratorio. Papa Francesco lo ha ricordato bene quando ha parlato della virtù della prudenza come la virtù dei politici che, tenendo ferma l’attenzione al bene comune e alla dignità delle persone, trovano poi strumenti idonei. Oggi invece la politica ha messo in campo per le migrazioni degli strumenti non idonei. Dal punto di vista legislativo siamo ancora guidati dalla perversa Legge Bossi-Fini. La politica deve guardare oltre all’accoglienza anche all’integrazione”.

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