Guerra e giornalismo: Di Noto (Meter) a Copercom, “non educhiamo i bambini all’odio”

“Come raccontare la guerra ai bambini?”. Quella che “stiamo vivendo, è una guerra mondiale ‘frammentata’, ma globale, che si confonde tra finzione e realtà, senza la percezione minima della vera guerra e violenza”. Lo scrive don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente di Meter onlus, in un contributo per il Copercom (www.copercom.it), promotore nel mondo cattolico e laico di una riflessione a più voci sul tema della comunicazione dinanzi allo stato di guerra e sulla responsabilità che investe chi la racconta, con parole e immagini. Dai risultati di alcuni studi “emerge un quadro drammatico: è accertato che i bambini trascorrono davanti alla tv (o navigano in Internet) circa 4/5 ore al giorno, la maggior parte delle quali in solitudine, senza il filtro educativo degli adulti, anche loro attratti dalla violenza e dagli effetti della guerra. I notiziari di guerra e i reportage dal fronte, insieme alla violenza nelle fiction – osserva don Di Noto –, sono diventati una costante che può o potrebbe incrementare la violenza e l’aggressività nei telespettatori, in particolare nei minori (come rilevano gli studi di Groebel, 1993, e Comstock, 1991)”. Per il sacerdote, “la guerra si può raccontare partendo dal perdono e dal dialogo”. Certo, “è difficile dialogare e perdonare, ma è l’unica via per ‘lavare’ il sangue, e anche se fosse ‘scarlatto’, farlo diventare ‘bianco come la neve’”.

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