Elezioni in Israele. Marinone (Cesi): Benny Gantz “avversario credibile” é “la vera sconfitta di Netanyahu”

È testa a testa tra il partito di Benny Gantz, Blu e Bianco e il Likud del premier uscente Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu. Le urne in Israele di fatto hanno sancito una sorta di pareggio che costringerà i partiti a tempi supplementari per verificare tutte le ipotesi per un nuovo Governo. Ora toccherà al presidente Rivlin affidare l'incarico per la formazione dell'Esecutivo. Sul voto il commento di Lorenzo Marinone, analista responsabile Desk Medio Oriente del Cesi, Centro studi internazionali

È testa a testa tra il partito di Benny Gantz, Blu e Bianco e il Likud del premier uscente Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu. Le urne in Israele di fatto hanno sancito una sorta di pareggio che costringerà i partiti a tempi supplementari per verificare tutte le ipotesi di formazione del nuovo Governo: 32 seggi accreditati a Gantz contro i 31 del Likud assolutamente insufficienti per raggiungere la maggioranza dei seggi alla Knesset, 61 su 120. Nel computo di coalizione, quella di destra avrebbe 56 seggi, quella di centro sinistra 55. Ago della bilancia diventa così Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beitenu forte dei suoi 9 seggi. Terzo partito è la Lista Araba Unita con 13 seggi, ma fuori dai giochi delle possibili coalizioni. A seguire, staccati, laburisti, Campo democratico, partiti religiosi e nazionalisti. Dell’esito del voto ne abbiamo parlato con Lorenzo Marinone, analista responsabile Desk Medio Oriente del Cesi, Centro studi internazionali.

Qual è l’elemento principale che emerge dal voto in Israele?
Nessuna delle due coalizioni possibili, sia quella a guida Likud del premier uscente Benjamin (Bibi) Netanyahu che l’altra che fa capo all’ex generale Benny Gantz con il partito Blu e Bianco, ha raggiunto la maggioranza dei seggi alla Knesset, vale a dire 61 su 120. Entrambi si fermano a pochi seggi dalla maggioranza. Ora vista la frammentazione della Knesset, il parlamento israeliano, sarà difficile recuperarli per poter aspirare al Governo. Tuttavia sarà bene ricordare che l’ultimo governo Netanyahu si è retto su una maggioranza estremamente risicata. Cosa accaduta anche il passate legislature. Questo ha dato modo ai partiti più piccoli di avanzare molte pretese, di rallentare l’azione di governo rendendo instabile qualsiasi esecutivo. Così se anche si raggiungesse quota 61 con qualche trasformismo dell’ultimo momento, questa sarebbe una maggioranza che non garantirebbe all’eventuale Governo una lunga durata o quantomeno una vita facile.

 Il voto rappresenta una sconfitta per il premier uscente Netanyahu?

Netanyahu ha investito tutto se stesso in questa campagna elettorale che ha condotto personalmente mettendoci la faccia con il suo partito, il Likud.

Non essere riuscito ad avere una maggioranza e, stando ai risultati attuali, nemmeno ad essere il primo partito, rappresenta una sconfitta. Ma la vera sconfitta, quella con la S maiuscola, risiede nel fatto che il nuovo partito di Benny Gantz Blu e Bianco, si è rivelato un avversario credibile che è riuscito a fare quello nessun’altra formazione politica opposta al Likud era riuscita a fare: vale a dire ridare la speranza a tutta quell’area che negli ultimi 15 anni era rimasta in minoranza di poter competere con il partito di Netanyahu e arrivare a governare il Paese. Questo mi pare un fatto assolutamente rilevante.L’ago della bilancia di qualunque coalizione diventa Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beitenu forte dei suoi 9 seggi conquistati…
Liberman ha la capacità, con i suoi membri alla Knesset, di indirizzare notevolmente la formazione del nuovo Governo, sia facendone parte che rimanendone fuori. Potrà, infatti, porre al Capo dello Stato Rivlin – cui spetta il compito di affidare l’incarico per la formazione del nuovo Esecutivo – e agli altri partiti condizioni difficili da ignorare. Liberman ha già dato la sua disponibilità ad un governo di unità nazionale con Likud e Blu e Bianco, senza i partiti religiosi, ma soprattutto senza Netanyahu. Richiesta, quest’ultima, avanzata anche da Gantz. Così facendo Netanyahu si troverebbe praticamente accerchiato: da un lato privato dell’appoggio dei partiti religiosi, come richiesto da Liberman, e dall’altro della leadership del suo partito, e forse dell’intero centro-destra, come voluto da Gantz. Una soluzione del genere rappresenterebbe un’occasione davvero unica per molti esponenti ‘malpancisti’ del Likud di estromettere definitivamente Netanyahu dalla guida del partito…

Cosa che se avvenisse esporrebbe Bibi al rischio di rinvio a giudizio per frode, corruzione, appropriazione indebita e riciclaggio di denaro dopo le inchieste aperte da un paio di anni…
Certamente. Tuttavia è bene ricordare che queste accuse pesanti, che hanno coinvolto anche amici e familiari del premier uscente, non hanno influito in modo particolare sul voto e non hanno  intaccato la fiducia del suo elettorato. In caso di condanna definitiva allora il discorso potrebbe cambiare. La questione potrebbe apparire più complessa se la giustizia facesse il suo corso con Netanyahu ancora al centro della scena politica. A questo punto Bibi potrebbe affilare le sue armi, già messe in mostra in questi anni, per scardinare certi meccanismi istituzionali israeliani per trarne un vantaggio politico.

Si va dunque verso un Governo di unità nazionale? Oppure è plausibile che il presidente Rivlin possa aprire ad una terza tornata elettorale dopo quelle del 9 aprile e del 17 settembre?
Molto probabile che Rivlin cercherà di incastrare le varie formazioni in un Governo di unità nazionale. Non dimentichiamo che questo è già un voto suppletivo. Per questo credo che

il capo dello Stato farà di tutto per evitare un terzo ricorso al voto

in così poco tempo, anche perché non si vede bene quali cambiamenti potrebbero intervenire nello scenario politico. Ci sarà da capire quanto Netanyahu sarà disposto, e a quali condizioni, ad accettare un Governo di ampia coalizione. Non sarebbe una novità. Il premier uscente è già stato in un Governo allargato anche se in situazioni politiche interne diverse. Oggi ci sono tensioni internazionali e regionali e dossier di capitale importanza per Israele che chiedono una leadership salda. Benny Gantz, che è stato capo di Stato maggiore, potrebbe avere per questo molta più presa nell’elettorato.

Dopo Blu e Bianco e il Likud, terza forza politica israeliana è la Lista araba unita che si assesta su 13 seggi. Il suo leader Ayman Odeh potrebbe diventare il capo dell’Opposizione in parlamento…
L’Opposizione negli scorsi anni è stata guidata dal partito laburista. Adesso si profila un cambiamento. Svaniti gli entusiasmi di metà anni ’90 per gli accordi di Oslo la società israeliana ha vissuto una progressiva polarizzazione interna che ha coinvolto anche il rapporto con la popolazione araba (20% del totale, ndr.).

Oggi emergono dei presupposti, legati a ragioni di unità nazionale, che potrebbero rendere accettabile un eventuale ruolo dei partiti arabi. Si arriverebbe così, se non ad una normalizzazione di questi rapporti, perlomeno ad una riduzione della polarizzazione. Un’inversione di processo importante anche per il futuro del Paese.

Con un possibile Governo di unità nazionale, all’Opposizione siederanno presumibilmente anche i partiti religiosi…
È una possibilità. L’aut aut in questo momento sembra essere tra i partiti religiosi e Liberman. Credo che per il leader di Yisrael Beitenu sarebbe difficile cedere su questo punto. È lui che ha il coltello dalla parte del manico. Tuttavia vale la pena ricordare che i partiti religiosi possono contare su un elettorato che cambia orientamento politico molto raramente. Per questo anche una soluzione non gradita dal loro elettorato non si tradurrebbe necessariamente in un’emorragia di voti.

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