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Lettera del Papa ad Assad. Card. Zenari (nunzio): “Invito a raddoppiare sforzi per fermare sofferenza popolazione civile”

“È l’ennesima dimostrazione di quanto a Papa Francesco stiano a cuore le sorti della popolazione della Siria e quanto sia sensibile alle sue sofferenze che continuano oramai da nove anni”. Così al Sir il card. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, commenta la lettera di Papa Francesco al presidente siriano Bashar al-Assad per esprimergli la sua "profonda preoccupazione" per "la situazione umanitaria in Siria"

“È l’ennesima dimostrazione di quanto a Papa Francesco stiano a cuore le sorti della popolazione della Siria e quanto sia sensibile alle sue sofferenze che continuano oramai da nove anni”. Così il nunzio apostolico in Siria, il card. Mario Zenari, commenta al Sir la lettera di Papa Francesco che ieri a Damasco il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, accompagnato dal sottosegretario del Dicastero, p. Nicola Riccardi e dallo stesso nunzio, ha consegnato al presidente Bashar Hafez al-Assad. Secondo quanto riferito dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, nella missiva il Pontefice esprime “profonda preoccupazione per la situazione umanitaria in Siria, con particolare riferimento alle condizioni drammatiche della popolazione civile ad Idlib” situata nel nord-ovest della Siria e sotto assedio dei ribelli da fine aprile. Il contenuto della lettera non è stato reso noto ma il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, in un’intervista rilasciata al direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione, Andrea Tornielli, pubblicata su Vatican News e L’Osservatore Romano, ne ha chiarito alcuni contenuti: “Il Papa – afferma il card. Parolin – continua a pregare perché la Siria possa ritrovare un clima di fraternità dopo questi lunghi anni di guerra, e che la riconciliazione prevalga sulla divisione e sull’odio”. In questo processo di riconciliazione il Pontefice cita “le condizioni per un rientro in sicurezza degli esuli e degli sfollati interni e per tutti coloro che vogliono far ritorno nel Paese dopo essere stati costretti ad abbandonarlo. E cita pure il rilascio dei detenuti e l’accesso per le famiglie alle informazioni sui loro cari”. Altro tema della lettera è quello dei prigionieri politici, ai quali, dice il Papa “non si possono negare condizioni di umanità”. Nella lettera si ribadisce anche “la necessità di cercare una soluzione politica praticabile per porre fine al conflitto, superando gli interessi di parte. E questo va fatto con gli strumenti della diplomazia, del dialogo, del negoziato, con l’assistenza della comunità internazionale”.

Eminenza, con questa iniziativa Papa Francesco ha probabilmente riacceso i riflettori sul conflitto siriano e ha ricordato a tutti che si sta combattendo una guerra mondiale a pezzi…

“La Siria è un pezzo di questa Guerra mondiale che è davvero molto, molto preoccupante. Pensiamo solo alla Seconda Guerra mondiale che è durata dal 1939 al 1945. In Siria siamo entrati nel nono anno di conflitto con sofferenze immani per la popolazione tutta, di ogni fede ed etnia.

Per le sue grandi proporzioni di morti, feriti, di sfollati questa guerra è la più grande e grave catastrofe umanitaria provocata dall’uomo dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Gli sfollati interni sono oltre sei milioni, 5 milioni quelli nei Paesi vicini. In questi ultimi tre mesi sono più di 300 mila gli sfollati ad Idlib.

Pensa che questa lettera potrà risvegliare il processo negoziale?
La lettera ha, prima di tutto, un valore umanitario e di vicinanza a questa sofferenza della popolazione civile in particolare a quella della provincia di Idlib dove, se non si fermassero i combattimenti, si rischierebbe una catastrofe umanitaria di proporzioni enormi. Nella zona, infatti, ci sono circa 3 milioni di civili presi in mezzo ai due fuochi. La prima cosa, dunque, è la vicinanza alla sofferenza e il richiamo all’osservanza del diritto umanitario internazionale che tra le prime cose prevede la protezione della popolazione civile e delle infrastrutture come scuole, ospedali, mercati.

Qual è il valore diplomatico della missiva?
La lettera è

un invito a raddoppiare gli sforzi innanzitutto per fermare l’immane sofferenza della popolazione civile

e proteggerla e quindi trovare una soluzione politica. In Siria la gente, anche dove non cadono più le bombe, dice di essere sotto la minaccia di una guerra economica. Le bombe non cadono più a Damasco, Homs e in altre parti però c’è la bomba della povertà. Secondo l’Onu questa colpisce l’80% della popolazione siriana, costretta a vivere sotto la soglia di povertà.

In questa guerra economica che peso hanno le sanzioni internazionali?
Alcune di queste hanno certamente un influsso negativo sulla popolazione. Le faccio un esempio: quest’anno l’inverno è stato lunghissimo, ha fatto freddo fino a Pasqua e non si trovava gasolio e combustibile usato per avviare le stufette. L’embargo petrolifero e dei suoi prodotti ha influsso negativo sulla popolazione. Ci sono sanzioni sulle transazioni che hanno effetti sull’acquisto di alcuni prodotti.

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