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Trump e Kim a Singapore. Prove (Wcc): “Chiediamo a tutti di sostenere la pace e di astenersi da un ritorno alle politiche conflittuali”

"Tutti gli sforzi devono ora essere fatti per incoraggiare un dialogo e un impegno continui. Una ripresa dello scontro militare rischia un conflitto catastrofico nella regione". Intervista a Peter Prove, direttore del dipartimento affari internazionali del Wcc, di ritorno da un viaggio che una delegazione ecumenica internazionale ha fatto nella Repubblica democratica popolare di Corea, dal 3 al 7 maggio, su invito della Federazione coreana cristiana (Kcf). E in vista dello storico summit di Singapore tra il presidente Usa Donald Trump e il leader nordecoreano Kim Jong-un, il Wcc lancia un appello: "Chiediamo a tutti i membri della comunità internazionale di mettere la Corea al primo posto, di sostenere lo slancio per la pace e di astenersi da un ritorno controproducente alle politiche conflittuali del passato, rischiando così tanto per tante persone"

“L’impulso per la pace deve ora continuare”. “Una ripresa dello scontro militare rischierebbe un conflitto catastrofico nella regione”. Per questo il nuovo processo di riconciliazione e di pace intrapreso deve essere “rispettato e sostenuto dalla comunità internazionale”. È un appello ad agire con senso di responsabilità in questa delicata fase delle negoziazioni quello lanciato da Peter Prove, direttore del Dipartimento affari internazionali del Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc), parlando in questa intervista al Sir del viaggio che – a pochi giorni dallo storico vertice intercoreano di Panmunjom (27 aprile) e in vista dell’altrettanto storico summit di Singapore tra il presidente Usa Donald Trump e il leader nordecoreano Kim Jong-un – una delegazione ecumenica internazionale ha fatto nella Repubblica democratica popolare di Corea, visitando Pyongyang, dal 3 al 7 maggio, su invito della Federazione coreana cristiana (Kcf). La delegazione era composta dai rappresentanti del Wcc e della Comunione mondiale delle Chiese riformate (Wcrc).

Quale situazione avete trovato in Corea del Nord?
Durante questa visita di quattro giorni e nel contesto politico della Repubblica democratica popolare di Corea (Rdpc), non eravamo nella posizione di poter fare una ricerca sulla situazione generale nel Paese. Né era questo lo scopo di questa visita. Tuttavia, ci è stato detto che la popolazione della Rpdc conta 28 milioni di abitanti e che, essendo stato completato il progetto di sviluppo di una “forza nucleare statale”, l’obiettivo esclusivo della leadership del Paese è lo sviluppo economico. A Pyongyang abbiamo visto molti segnali che indicano investimenti economici significativi. Tuttavia, la situazione a Pyongyang non è chiaramente rappresentativa della situazione in tutto il Paese e, durante questa visita, non abbiamo viaggiato fuori da Pyongyang. Per quanto riguarda la situazione dei diritti umani nel Paese, siamo profondamente consapevoli delle numerose e credibili relazioni stilate da organizzazioni di tutto rispetto, in materia di violazioni dei diritti umani nella Rdpc, ma non siamo stati in grado di verificarle.

Dopo il vertice inter-coreano, che atmosfera si respira?
In tutti gli incontri che abbiamo avuto con le controparti della Rdpc, abbiamo potuto registrare un grande entusiasmo e impegno per l’attuazione della Dichiarazione congiunta di Panmunjom e una visione palesemente più positiva sulle prospettive di convivenza pacifica nella penisola coreana di quanto abbiamo osservato in precedenti visite.

L’impulso per la pace deve ora continuare,

attraverso iniziative volte a ridurre ulteriormente la tensione e costruire la fiducia, in particolare rispettando gli impegni presi nella Dichiarazione di Panmunjom. Accogliamo con favore il fatto che gli altoparlanti di propaganda siano stati rimossi da entrambi i lati della Dmz (la zona demilitarizzata posta al confine tra le due Coree, ndr), che la Corea del Nord abbia rilasciato tre prigionieri americani e che ulteriori incontri di alto livello siano tenuti e programmati – incluso in particolare il vertice Usa-Rdpc del 12 giugno a Singapore. Come previsto nella Dichiarazione di Panmunjom, la cooperazione inter-coreana, gli scambi, le visite a tutti i livelli, anche in campo religioso, dovrebbero essere incoraggiate e ampliate.

Quali sono i passi più importanti ora da fare?
L’istituzione di un ufficio di collegamento congiunto con rappresentanti della Corea del Nord e della Corea del Sud, nella regione di Kaesong, contribuirà a facilitare la comunicazione e la consultazione. Tutte le misure che verranno prese per ridurre le tensioni militari e promuovere una cooperazione economica contribuiranno a coltivare un ambiente favorevole alla convivenza pacifica. In particolare, celebriamo l’impegno nella Dichiarazione di Panmunjom di proseguire congiuntamente i negoziati con gli Stati Uniti e la Cina al fine di sostituire l’Accordo di armistizio del 1953 con un trattato di pace per porre ufficialmente fine allo stato di sospensione della guerra nella penisola coreana. Questo processo dovrebbe iniziare il prima possibile.

Tutti gli sforzi devono ora essere fatti per incoraggiare un dialogo e un impegno continui. Una ripresa dello scontro militare rischia un conflitto catastrofico nella regione.

Quale ruolo possono giocare in questo delicato scacchiere le Chiese?
Per più di 30 anni il Consiglio ecumenico delle Chiese ha facilitato e sostenuto la comunicazione e lo scambio tra i cristiani nordcoreani e sudcoreani, e tra i cristiani nordcoreani e l’intera famiglia cristiana. Le Chiese di tutto il mondo hanno dato contributi umanitari molto consistenti in risposta alla carestia nordcoreana della metà degli anni ‘90, e molte Chiese e organizzazioni a loro collegate continuano a fornire servizi e sostegno diaconale alla popolazione della Corea del Nord. Il Wcc convoca regolarmente un Forum ecumenico per la Corea. Il ministro per l’unificazione della Corea del Sud, Cho Myoung-Gyon, e il presidente nordcoreano dell’Assemblea popolare suprema, Kim Yong Nam, hanno affermato, nel corso di una riunione con la nostra delegazione, di apprezzare gli sforzi ecumenici compiuti in questi anni. Il ministro Cho ha detto che il lavoro per la pace delle Chiese ha fortemente ispirato gli ultimi sforzi del governo sudcoreano sull’arena politica. Sia Cho che Kim hanno chiesto al Wcc e alle Chiese di tutto il mondo di proseguire il loro lavoro, a sostegno dell’attuazione della Dichiarazione di Panmunjom, specialmente in campo religioso.

In realtà, in Corea del Nord non c’è libertà religiosa. Perché vi hanno accettato?
In Corea del Nord ci sono diversi organismi religiosi ufficialmente riconosciuti e supportati, tra cui la Federazione dei buddisti coreani, la Chondoists Association, la Federazione coreana cristiana (Kcf), l’Associazione cattolica coreana e un Comitato per i cristiani ortodossi. La Federazione coreana cristiana è il nostro partner nella Rdpc da oltre 30 anni. Abbiamo celebrato nelle loro due chiese a Pyongyang (la chiesa di Bongsu e la chiesa di Chilgol – di cui faceva parte la madre di Kim Il Sung) e con gruppi in chiese domestiche. Ci siamo incontrati in diverse occasioni, anche durante la nostra ultima visita, con la leadership dell’Associazione dei cattolici coreani nella chiesa di Jangchung a Pyongyang.

L’Associazione cattolica coreana è una comunità laica, senza alcuna leadership ordinata.

La leadership politica della Rdpc accetta le nostre visite e consente ai rappresentanti della Federazione cristiana coreana d’incontrarci in altre parti del mondo, proprio perché, come dicevo prima, dietro a questi rapporti c’è una lunga storia di impegno, di promozione del dialogo, di assistenza umanitaria.

Il processo di pace nella penisola coreana sta vivendo un’importante, quanto delicata, tappa. Che cosa può minare questo momento favorevole?
Riteniamo che il vertice inter-coreano e la Dichiarazione di Panmunjom abbiano creato un miracoloso nuovo slancio per la pace dopo tanti mesi e anni di crescenti tensioni e scontri e che la Dichiarazione rifletta molti dei principi chiave che il Cec e le sue Chiese hanno sostenuto per decenni. Riteniamo che debba essere rispettato e sostenuto dalla Comunità internazionale come chiara espressione della leadership inter-coreana di proseguire sulla strada della pace, per rompere quel lungo ciclo storico in cui il popolo della Corea è stato vittima di conflitti e competizione tra i grandi poteri del mondo e della regione. Chiediamo a tutti i membri della Comunità internazionale di mettere la Corea al primo posto, di sostenere lo slancio per la pace e di astenersi da un ritorno controproducente alle politiche conflittuali del passato, rischiando così tanto per tante persone. E invitiamo tutte le Chiese e i cristiani di tutto il mondo a riflettere e ad agire sulla loro chiamata cristiana a essere pacificatori in questo contesto, come in tutti i conflitti e le tensioni del mondo.

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