Cinema d’estate: sei pagine di Storia per riflettere

Sesto e ultimo appuntamento con i Focus cinema d’estate proposti dall’Agenzia Sir e dalla Commissione nazionale valutazione film della Cei per valorizzare i migliori titoli della stagione cinema 2018-2019.

Filo rosso di questo sesto Focus è “pagine di Storia per riflettere”, declinato in sei film: “Peterloo”, “Maria regina di Scozia”, “First Man”, “The Front Runner. Il vizio del potere”, “Vice. L’uomo nell’ombra” e “Il traditore”.

Peterloo”

Mike Leigh è uno degli autori più importanti del cinema del Regno Unito; nel 2019 è uscito nei cinema con “Peterloo”, che rievoca il massacro di Manchester nel 1819. Il film ripercorre la grande manifestazione di protesta – una folla di 60mila persone tra contadini e cittadini – per chiedere più diritti e sostegno contro la povertà; dinanzi a tali richieste però la classe dirigente dell’epoca sceglie la repressione. Leigh mette in campo una grande ricostruzione storica, costruendo una narrazione attenta allo spirito dell’epoca e con rimandi alla società odierna, per la condizione degli ultimi e la distanza della politica. Leigh è un autore che non si può non apprezzare, soprattutto se portatore di un importante messaggio sociale; è da rilevare solo una lunghezza forse eccessiva del racconto (154’), che smorza il pathos. Dal punto di vista pastorale, il film è consigliabile, problematico e per dibattiti.

“Maria regina di Scozia”

Ispirato al racconto di John Guy e diretto dalla regista teatrale Josie Rourke, il film “Maria Regina di Scozia” ripercorre le origini del conflitto tra Maria Stuart e Elisabetta I, nell’ambito delle più generali tensioni tra scozzesi e inglesi, tra cattolici e protestanti. A vestire i panni delle due regine sono le attrici Saoirse Ronan (Maria Stuart) e Margot Robbie (Elisabetta I), che dimostrano intensità espressiva e magnetismo. Suggestiva poi è la ricostruzione storica, con scenografie e costumi curati meticolosamente; di fatto, l’accuratezza formale riesce a sorreggere il racconto anche nei punti in cui è più debole, mantenendolo sempre appassionante e godibile. Il film è complesso, problematico e per dibattiti.

“First Man”

È uscito nei cinema nell’anno del 50° anniversario dell’allunaggio. Parliamo di “First Man” di Damien Chazelle, film inaugurale della 75a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia. A un primo sguardo, “First Man” risulta come l’avvincente racconto di un uomo-Nazione alle prese con una missione apparentemente impossibile: esplorare la volta celeste e mettere piede su quel pianeta a lungo oggetto di sogni e ambizioni dell’uomo sin dall’antichità. Andando poi in profondità, il film mette in scena il confronto uomo-tecnologia, uomo-natura, uomo-spiritualità. In più, Chazelle racconta da vicino la figura di Neil Armstrong (Ryan Gosling), esplorandone dimensione professionale e private, scandagliando tensioni, emozioni e tormenti dell’animo di un uomo al cospetto con l’infinito. Ancora, sullo sfondo si coglie bene lo scenario dell’America degli anni ’60 in piena Guerra fredda, l’ansia di USA e URSS di mettere per prime lo stendardo sul suolo lunare. Chazelle è un regista capace e di indiscusso talento, abile nell’imprimere una carica visionaria all’opera, che si rivela potente e poetica. Il film è consigliabile, problematico e per dibattiti.

“The Front Runner. Il vizio del potere”

Finalmente ritroviamo Jason Reitman in pieno vigore creativo (suoi sono “Juno” e “Tra le nuvole”): nel 2019 è infatti al cinema con “The Front Runner. Il Vizio del Potere” sulla storia vera del politico USA Gary Hart. L’opera ricostruisce il percorso elettorale di Hart come senatore del Colorado, pronto a sfidare George Bush nel 1988 nella corsa per la Casa Bianca; una maratona elettorale interrotta a causa di uno scandalo privato amplificato della stampa del tempo. Il fatto compiuto da Hart, una caduta nella vita familiare, diventa un boomerang di portata elettorale; il regista è abile nell’alternare la storia dell’uomo con il ritratto del Paese, dove si va affermando una spettacolarizzazione della politica senza più controllo. Film dall’andamento narrativo serrato, con attori in parte, in primis Hugh Jackman. Complesso, problematico e per dibattiti.

“Vice. L’uomo nell’ombra”

Altro grande titolo del 2019 è “Vice. L’uomo nell’ombra” di Adam McKay, thriller politico dalla vena ironico-graffiante con uno straordinario Christian Bale (nominato all’Oscar per il ruolo) nei panni del vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney durante il mandato di George W. Bush. Il film esplora l’avvio della carriera politica di Cheney dal Wyoming all’ascesa a Washington, supportato fedelmente e ambiziosamente dalla moglie Lynne (una sempre brava Amy Adams). La sceneggiatura si muove tra passato e presente, tra un giovane Cheney e la sua evoluzione in politico duro e senza scrupoli; il racconto non appare mai frammentato bensì compatto e incisivo. Il film dosa con efficacia momenti di critica e denuncia, non scadendo mai nella semplice messa alla berlina del personaggio. Complesso, problematico e per dibattiti.

“Il traditore”

Protagonista al 72° Festival di Cannes, “Il traditore” di Marco Bellocchio è un film d’inchiesta dalla carica fortemente problematica che mette a fuoco il conflitto a corrente alternata tra Stato italiano e mafia. Bellocchio approfondisce la figura controversa di Tommaso Buscetta, esponente di spicco della mafia siciliana che negli anni ’80 inizia a collaborare con la magistratura, con il giudice Giovanni Falcone, in una delle stagioni più difficili e aspre dello scontro Stato-mafia. La regia è asciutta, dura, con toni visionari; l’autore compone immagini di una drammaturgia epica, istantanee di una Sicilia quasi mitica se non fosse realistica. Pier Francesco Favino è un Buscetta rabbioso e condiscendente, spietato e non riconciliato, perfetto nel ruolo del ‘traditore’. Complesso, problematico e per dibattiti.

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