Terremoto Centro Italia: a piedi nelle Terre Mutate dal sisma. Un Cammino per ripartire

Parte da Fabriano per giungere a L’Aquila, 14 tappe, 250 km da percorrere a piedi o in bici, lungo sentieri che uniscono Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. È il primo itinerario escursionistico solidale d’Italia che tocca i luoghi colpiti dal terremoto tra il 2009 e il 2017. "Il Cammino nelle Terre Mutate" è un itinerario nato per contribuire alla rinascita di una terra mutata, trasformata nella fisionomia e nell'anima.

“Il Cammino nelle Terre Mutate”… terremotate, sembra un gioco di parole ma non lo è. È un percorso tra commozione e indignazione, tra la meraviglia di paesaggi unici e la sofferenza per una tragedia che ha devastato il Centro Italia come il sisma del 24 agosto di tre anni fa, che ha riaperto ferite non del tutto rimarginate di terremoti precedenti. È il primo itinerario escursionistico solidale d’Italia. Da Fabriano a L’Aquila, 14 tappe, 250 km. da percorrere a piedi o in bici, lungo sentieri che si inerpicano nella catena appenninica che sigilla 4 regioni, Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. La stessa dorsale montuosa che nella mappa sismica del territorio italiano è colorata di rosso carminio e viola, tonalità riservate alle zone più a rischio terremoti. Lo ricordano le 308 vittime del sisma del 6 aprile 2009 (L’Aquila) e le circa 300 del 24 agosto di sette anni dopo (Amatrice). Un viaggio tra le colline marchigiane, il lago di Fiastra, il massiccio del monte Bove, la piana di Castelluccio di Norcia, la valle del fiume Tronto, i monti della Laga, il lago di Campotosto e il Gran Sasso.

Un viaggio di conoscenza. Il “Cammino nelle Terre Mutate” è anche un cammino per ripartire, un vero e proprio “viaggio di conoscenza, di solidarietà e di relazione profonda con l’ambiente e le persone che vivono nelle terre mutate dal sisma”. Sante Corradetti è una delle guide che hanno lavorato per segnare i sentieri del cammino, in particolare quelli del tratto che va da Castelluccio di Norcia ad Amatrice, e per questo motivo è il referente locale per queste tappe del percorso. “Il Cammino – spiega – nasce interamente grazie al volontariato. Si tratta di un progetto corale promosso da numerose organizzazioni nazionali e locali come Movimento Tellurico, Ape Roma e FederTrek, con il supporto, tra gli altri, delle Regioni Abruzzo, Marche e Lazio, dei Parchi nazionali dei Monti Sibillini, del Gran Sasso e Monti della Laga, Banca Etica, di Amministrazioni comunali, aziende turistiche e commerciali del territorio”. “I sentieri – aggiunge Corradetti – non presentano particolari difficoltà e sono praticabili da tutti. Per alcune zone, come Arquata e Accumoli vanno richiesti in anticipo i permessi per transitare nella zona rossa. Per ogni tappa segnaliamo luoghi di sosta, punti di ristoro. Sono tutte imprese che hanno riaperto i battenti dopo il terremoto e che sono ripartite”. La guida indica tutti i servizi e il sito www.camminoterremutate.org aiuta a organizzare il proprio viaggio grazie alla possibilità di scegliere le tappe da percorrere, scaricare le tracce Gps, contattare le strutture ricettive per l’ospitalità e le associazioni territoriali.

Escursionismo solidale. “Le tappe sono state pensate in modo da favorire la presenza, l’incontro e l’ascolto delle comunità ferite dal sisma” afferma Corradetti.

“Sui sentieri delle Terre Mutate macerie e bellezza convivono. Qui il sisma ha prodotto cambiamenti alla morfologia e soprattutto nelle persone generando nonostante tutto storie e progetti di rinascita”.

Ma non bastano gli occhi per vederle e scoprirle. Serve altro che Corradetti descrive così: “occorre capacità di adattamento che è nello spirito di colui che cammina. Ma soprattutto la disponibilità a donare un po’ di se stessi agli abitanti di queste terre, essere pronti a ricevere quello che potranno darti a loro volta. È uno scambio reciproco tra chi cammina e chi è nel territorio. Regalare un sorriso passando è un grande dono perché quel che manca è il senso di comunità. Ci sono borghi spopolati a causa del terremoto. Parlare e incontrare la gente di qui è davvero tanto”. Percorrere questi sentieri vuol dire camminare su “terre piene di vita e di voglia di ricominciare e popolate da gente determinata che, nonostante le ultime scosse, resiste e non getta la spugna”.

“Ci vuole umiltà e empatia per attraversare le Terre Mutate”

conferma Enrico Sgarella, presidente di Movimento Tellurico, una delle associazioni promotrici del cammino – occorre procedere in punta di scarponi, porsi in ascolto, non solo dentro di noi per sentire le emozioni di queste terre martoriate e le storie di chi è rimasto e prova a rialzarsi in piedi.

Non sono terremotati ma terre mutati perché pronti a ripartire,

a rifare tutto daccapo, nuovo consapevoli che gli anni a venire saranno i più pesanti. Questo è il tempo della ricostruzione. Camminando nelle Terre Mutate non si allenano solo le gambe ma si arricchisce anche la propria consapevolezza e conoscenza”. Perché, come è scritto nella guida, “non si può rimanere ai margini di questa storia”.

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