A Roma l’asilo nido “Munting Tahanan” a rischio chiusura. L’appello delle educatrici: “40 bimbi e famiglie da aiutare”

"Munting tahanan", che nella lingua delle Filippine significa "piccola casa", è dal 1996 uno dei primi asili nido interculturali della capitale. Accoglie 40 bimbi da 0 a 3 anni di diverse nazionalità ma rischia di chiudere perché il 31 maggio scade il contratto stipulato con il Comune di Roma. Nel frattempo non sono usciti altri bandi ed educatrici e famiglie stanno lanciando un SOS per salvarlo. Dopo una prima richiesta a gennaio rimasta senza risposta, in questi giorni è stata inviata una nuova lettera all'assessorato competente per chiedere almeno una proroga fino al 31 luglio. Anche altri asili nido della capitale si trovano nella stessa situazione, e stanno pensando di unire le forze per affrontare l’emergenza

Il bambolotto più desiderato dalle bimbe ha la pelle ambrata e viene dal Nicaragua. Ma nell’asilo nido ci sono bambole con gli occhi a mandorla, con la carnagione chiara, con i capelli ricci come gli africani o lisci come gli asiatici. Appena varchiamo la soglia del Centro interculturale per minori stranieri “Munting Tahanan”, che in tagalog, la lingua delle Filippine, significa “Piccola casa” troviamo due bimbette di nemmeno tre anni che se lo contendono. Una ha le treccine e viene da Capoverde, l’altra è cinese e chiede l’acqua in romeno. Tra loro si capiscono, anche se ognuno parla due o tre lingue e quella che prevale è l’italiano. Le canzoncine sono in inglese o in portoghese. La bimba più piccola è filippina e ha sei mesi, la troviamo tra le mani amorevoli di Gloria, che le cambia il pannolino. Poi tutti a giocare con i doni della natura, con sabbia, ceci e pietre, con materiali di riciclo. Colazione, pranzo e merenda insieme, compreso il pisolino nei lettini. Nessuno ha paura del diverso, tutto è semplice e naturale, tutto è creativo. Qui non esistono muri e barriere, solo cura, gioco e condivisione. Questo centro diurno nel XIII Municipio di Roma accoglie bimbi da 0 a 3 anni ed è un posto molto speciale. Nato nel 1996  per volontà di Nely Tang, sociologa filippina morta precocemente alcuni anni fa, è stato uno dei primi asili multiculturali della capitale, che accoglie bambini di tutte le nazionalità. Ora ne ospita una quarantina e rischia di chiudere perché il 31 maggio scade il contratto stipulato con il Comune di Roma per la gestione del centro. Nel frattempo non sono usciti altri bandi ed educatrici e famiglie stanno lanciando un SOS per salvare questa “piccola casa” di tutti i colori. Dopo una prima richiesta a gennaio rimasta senza risposta, in questi giorni è stata inviata una nuova lettera all’assessora alla persona, scuola e comunità solidale di Roma Capitale, Laura Baldassarre, per chiedere una proroga del contratto fino al 31 luglio 2019, per completare almeno il percorso educativo iniziato a settembre. Come loro anche altri asili nido della capitale, che stanno pensando di unire le forze per affrontare l’emergenza.

Angelica Da Rocha, direttrice del centro

Senza la convenzione con il Comune 40 famiglie in difficoltà. “La mancata proroga del servizio – scrive la Commission for filipino migrant workers Italia, l’associazione che gestisce il centro – causerà un danno notevole ai bambini e alle famiglie in quanto verrà a mancare un fondamentale sostegno al processo di integrazione sociale e culturale”. Le 40 famiglie infatti – il 40% sono filippini -, hanno lavori precari e non rientrano nella graduatorie per accedere agli asili nido comunali.  “La convenzione con il Comune di Roma permetteva di coprire 14.000 euro di spese mensili – spiega Luisa Pagano, volontaria –, così le famiglie potevano pagare una retta minima, di 150 euro, invece che 450 euro come negli asili privati. Dobbiamo cercare di tamponare l’emergenza fino a fine luglio. Siamo in attesa di una risposta dell’assessorato”. “Ci hanno detto che quest’anno non ci saranno bandi ma prevedono di aumentare di tre ore il sostegno nel doposcuola degli istituti pubblici  – conferma la direttrice del centro Angelica Da Rocha, brasiliana -. Ma le nostre famiglie hanno bisogno di altro, perché i bimbi sono piccoli e non sanno dove lasciarli”.

“Il nido è una alternativa importante per evitare separazioni dolorose tra mamme e bambini. A volte sono costretti a mandarli dai parenti in patria o a portarli con sé nei luoghi di lavoro”.

Gloria Prado con la bimba di 6 mesi

Bimbi di 13 nazionalità. Al “Munting Tahanan” ora ci sono bimbi da Filippine, Capoverde, Ecuador, Salvador, Perù, Brasile, Romania, Moldavia, Russia, Ucraina, Cina, Giappone e Italia. Molti sono nati da coppie miste. Un bimbo ha madre coreana, papà giapponese ed è di nazionalità brasiliana. C’è anche un piccolino con problemi di autismo. Alcuni sono figli di mamme single. L’asilo è aperto dalle 8 alle 17 ma le dieci educatrici fanno tre ore al giorno in più di volontariato pur di mantenere in vita questo sogno: sono brasiliane, romene, peruviane, filippine e sanno bene cosa significa trovarsi sole con figli in un Paese straniero, senza una famiglia e una rete di supporto. Se il centro chiude anche le educatrici rischiano di perdere il lavoro, ma nessuna pensa a sé: la priorità sono i bambini e le famiglie. “Stiamo facendo tanti sacrifici per loro, speriamo di riuscire ad andare avanti – dice Manuela Tufaru, romena, lavora qui da 7 anni -. Noi siamo il ponte che collega le famiglie in difficoltà con i servizi. Facciamo da tramite tra marginalità e integrazione. Questa struttura funziona e permette alle famiglie di prendere una boccata d’aria”.

L’integrazione è reale ed è anche un vantaggio per i bambini, che non rimangono isolati nelle comunità di provenienza, parlando solo la lingua dei familiari. Perfino il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) è venuto a studiare l’esperienza, ritenuta una buona prassi. Silvia Miranda, peruviana, lavora al centro da tanti anni e molti dei bambini che ha visto passare sono oramai adolescenti. “Una alunna italiana ora ha 16 anni e ha imparato qui diverse lingue straniere, perciò ha scelto di frequentare l’istituto alberghiero. Il futuro è multietnico, saper convivere e rispettare ciascuno la cultura dell’altro”. La figlia di Silvia, che ha frequentato le scuole pubbliche italiane, vivendo con un po’ di fatica la diversità, oggi rimprovera simpaticamente la mamma: “Perché da piccola non mi hai portato qui?” Ogni tanto il centro organizza anche feste e cene con i cibi delle diverse culture, e per i genitori è sempre uno scambio gioioso e arricchente. Belen Regacho, filippina, si commuove quando racconta come è nato il centro, gli sforzi che hanno fatto le famiglie per ristrutturare questa nuova sede in via Bonaventura Cerretti: “Alcuni hanno pignorato perfino i gioielli per pagare il finanziamento”. Ora il debito è stato estinto e nella “piccola casa” girano tanti volontari, compresi giovanissimi stagisti. Ma le spese per l’affitto, gli stipendi degli operatori, le tasse e le bollette si aggirano intorno ai 18.000 euro ogni mese. Per aiutarli con una raccolta fondi o in altri modi è possibile fare un bonifico a: CFMW – Italia IBAN IT64R0310403215000000027735; cfmwitalia@libero.it

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