Richiedenti asilo e rifugiati: Centro Astalli, “politiche meno inclusive, aumentano precarietà e disagio sociale”

Nei sette centri di accoglienza del Centro Astalli è stato riscontrato l’aumento dei migranti e richiedenti asilo in condizione di seria difficoltà: più di 900 nuovi utenti a Palermo, con una crescita dell’80% allo sportello lavoro; più 35% di persone sostenute a Roma dal servizio di accompagnamento all'autonomia e 4.000 che fruiscono ogni anno della mensa; 1.018 persone ospitate complessivamente in Italia, di cui 375 a Roma. Nel 2018 sono stati 25.000 gli utenti, di cui 12.000 a Roma. 54.417 i pasti distribuiti. Sono i dati del Rapporto annuale 2019.

Più precarietà, disagio sociale ed emarginazione a causa degli ostacoli burocratici seguiti all’abolizione della protezione umanitaria prevista dal decreto sicurezza. Nei sette centri di accoglienza del Centro Astalli è stato riscontrato l’aumento dei migranti e richiedenti asilo in condizione di seria difficoltà: più di 900 nuovi utenti a Palermo, con una crescita dell’80% allo sportello lavoro; più 35% di persone sostenute a Roma dal servizio di accompagnamento all’autonomia e 4.000 che fruiscono ogni anno della mensa; 1.018 persone ospitate complessivamente in Italia, di cui 375 a Roma. Oltre la metà delle persone che si sono rivolte all’ambulatorio non risultava iscritto al Servizio sanitario nazionale, un segnale di quanto sia complicato riuscire ad ottenere la residenza o il permesso di soggiorno. È una fotografia aggiornata di cosa sta cambiando in Italia negli ultimi anni, a causa di politiche più restrittive sull’immigrazione, quella fornita dal Rapporto annuale 2019 del Centro Astalli, presentato oggi a Roma. Oltre al resoconto delle attività vi sono statistiche e commenti utili per capire cosa sta succedendo nel nostro Paese, con il calo degli sbarchi dell’80% rispetto al 2017 e l’85% dei migranti soccorsi in mare riportati nei centri di detenzione in Libia. Sono 594 i volontari che fanno capo al centro romano, sede italiana del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, che offre servizi di prima e seconda accoglienza.  Nel 2018 sono stati 25.000 gli utenti, di cui 12.000 a Roma. 54.417 i pasti distribuiti. Presente all’incontro anche il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei.

Dove sono quelli che non arrivano? “Il calo drastico degli arrivi non può e non deve essere considerato una buona notizia – sottolinea il Centro Astalli -. I primi esclusi dalla protezione sono i rifugiati che non riescono più a raggiungere il nostro Paese e l’Europa. L’aver bloccato ogni azione di soccorso e ricerca in mare da parte di governi, Unione europea e ong non ha risolto il problema della mancanza di vie legali di accesso alla protezione: rende solo meno visibili le sue tragiche conseguenze”. Come

“il moltiplicarsi di ostacoli burocratici a tutti i livelli”, che escludono di fatto un numero crescente di migranti dai servizi territoriali e dai circuiti dell’accoglienza.

Vittime di violenze nei centri in Libia. Nel centro SaMiFo, il servizio che il Centro Astalli dedica alle vittime di violenze, anche quest’anno i migranti hanno raccontato ciò che hanno subito nei centri libici: “torturate con bastoni, sigarette o scosse elettriche mentre erano al telefono con i familiari, a scopo di estorcere loro denaro, ma anche di percosse indiscriminate a scopo punitivo o intimidatorio, per esempio per prevenire proteste per le condizioni di prigionia e per i lavori forzati a cui sono state costrette”. Da un lavoro di monitoraggio alle frontiere esterne dell’Unione europea sono emerse inoltre “molte situazioni di respingimenti, anche violenti, e di mancato rispetto dei diritti e delle dignità delle persone”.

“Gli sforzi per impedire l’accesso dei rifugiati al territorio riguardano tutti gli Stati d’Europa”.

Si lavora in silenzio e si sperimentano nuove soluzioni. In un contesto divenuto ostile il lavoro degli operatori e dei volontari diventa spesso impari. Le risposte date finora per costruire integrazione perdono efficacia:

“I primi frutti di una politica meno inclusiva sono già visibili”.

Si continua a lavorare nel silenzio, a realizzare progetti nelle scuole – oltre 27.000 studenti coinvolti in 200 scuole di 15 città italiane – e a sperimentare nuove soluzioni che vengano incontro sia ai bisogni dei migranti, sia della società che li accoglie: a Grumo Nevano il servizio di mensa e la distribuzione mensile del pacco alimentare sono stati aperti anche a cittadini italiani in condizioni di indigenza; a Palermo il progetto Generazione intercultura 2.0 ha rafforzato le competenze professionali di un gruppo di giovani residenti in città, a prescindere dalla loro nazionalità; a Trento 6 studenti universitari italiani fuori sede hanno iniziato un’esperienza di convivenza con i richiedenti asilo ospiti in una struttura dei padri comboniani.

La parola ai protagonisti. Al Teatro Argentina di Roma, come ogni anno, viene data la parola ai protagonisti. Tra le tante testimonianze, quella di Charity, rifugiata del Camerun, 25 anni, da due anni in Italia. Una laurea in Economia e Finanza, un lavoro come contabile a Yaoundé, è dovuta fuggire a causa della passione politica del padre e del fratello: “Hanno partecipato ad una manifestazione pubblica per chiedere il diritto allo studio per tutta la popolazione, sono stati incarcerati. Di mio padre non abbiamo avuto più notizie”. Il fratello era recluso in un carcere del nord ma quando sono andati a cercare notizie hanno arrestato anche lei. E’ riuscita a fuggire in seguito ad una rivolta interna e ad arrivare a Roma grazie all’aiuto di alcuni religiosi. “Oggi sono disposta a fare qualsiasi lavoro onesto. La fatica non mi spaventa. Ma non voglio abbandonare il sogno di fare il lavoro per cui ho studiato. Questo è l’unico modo che ho per ringraziare i miei genitori di avermi insegnato che lo studio e la cultura possono cambiare il mondo”.

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