Ilva: tra i lavoratori vince il sì all’accordo. Resta il timore che nulla cambi sulla salvaguardia della salute

Si sono conclusi ieri sera, a Taranto, gli scrutini del referendum sull’accordo siglato da Arcelor Mittal, a capo della controllata e sindacati uniti, Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm ed Usb. Anche i lavoratori si sono espressi nettamente a favore dell’intesa del 6 settembre scorso al Mise. Il 94% dei votanti, 6.866 su 10.805 (il 63%) ha risposto affermativamente. In 4.000 invece non hanno esercitato il diritto al voto. Solo 392 i contrari (5,7%)

L’ultimo scoglio prima del passaggio di Ilva, colosso della produzione d’acciaio, dai commissari governativi alla nuova proprietà, Am InvestCo, è superato. Si sono conclusi ieri sera, a Taranto, gli scrutini del referendum sull’accordo siglato da Arcelor Mittal, a capo della controllata e sindacati uniti, Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm ed Usb. Anche i lavoratori si sono espressi nettamente a favore dell’intesa del 6 settembre scorso al Mise. Il 94% dei votanti, 6.866 su 10.805 (il 63%) ha risposto affermativamente. In 4.000 invece non hanno esercitato il diritto al voto. Solo 392 i contrari (5,7%). Il sì ha prevalso anche negli altri stabilimenti sparsi per l’Italia, da Genova a Venezia. L’accordo prevede principalmente l’assunzione diretta per 10.700 lavoratori, tutela dell’articolo 18 e possibilità di una liquidazione fino a centomila euro per chi deciderà di andare via da qui al 2023.

Il commento dei sindacati. “Si chiude una delle vertenze più difficili del nostro Paese, che solo grazie alla responsabilità del sindacato non si è trasformata in disastro occupazionale. I lavoratori hanno capito chi ha salvato la situazione e chi invece si è messo le medaglie”, ha commentato il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli, una volta appresi i dati. “L’accordo porta in dote 4.2 miliardi di investimenti per il rilancio del siderurgico, 1,25 industriali, 1,15 ambientali a cui si sommano 1.2 miliardi sequestrati ai Riva per le bonifiche e l’ambiente. Risorse ingenti che serviranno a rendere sicuro, sostenibile ambientalmente e competitivo, il sito tarantino. L’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale di Taranto, è la più restrittiva d’Europa. E’ giusto – conclude Bentivogli – perché c’è quasi mezzo secolo di ritardi da recuperare.

Ora è il momento di aprire un confronto con le associazioni ambientaliste per fare fronte comune

nel monitoraggio degli impegni presi e per la salute di lavoratori e cittadini”.
“Questo accordo – spiega Valerio D’Alò, segretario della Fim Cisl per Taranto e Brindisi – per noi rappresenta soltanto il punto di partenza; vigileremo attentamente affinché quanto sottoscritto al Mise (piano ambientale e occupazionale) sia rispettato al millimetro.

Il sollievo dell’arcivescovo Santoro. La definisce “una svolta” mons. Filippo Santoro, arcivescovo della diocesi di Taranto, che dal 2012, anno di insediamento dopo una lunga missione in Brasile, segue con apprensione le vicende del siderurgico, grande due volte la città. “I problemi ambientali e del lavoro nella nostra città sembrano essere ad una svolta, dopo un periodo di indecisione e temporeggiamento. Io continuo a manifestare la mia vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie perché ci sia dignità e sicurezza sul lavoro, difesa della salute e dell’occupazione, senza licenziamenti e mantenendo i diritti acquisiti sia per dipendenti diretti come per quelli dell’indotto. Continua, però, a preoccuparmi una crisi lavorativa senza precedenti. Molti giovani di Taranto sono costretti ad emigrare e così perdiamo un grande capitale umano, sociale ed economico”. L’analisi lucida della realtà per Santoro, però, non deve mai cedere il passo alla rassegnazione. “Questo accordo è un punto di partenza importante.

Ora è fondamentale non commettere gli stessi errori che sono stati fatti in passato, ai tempi della proprietà dei Riva, prima della gestione commissariale.

Nel 2013, in un convegno nazionale promosso a Taranto dall’arcidiocesi, abbiamo sostenuto la necessità di profonde innovazioni tecnologiche che rendessero possibile, come accade in altri Paesi, una produzione compatibile con la difesa della salute e dell’ambiente. Questi punti sono stati sottoscritti ed approvati. Questo è un fatto positivo. Ora tutti dobbiamo sentirci in dovere di vigilare per un’economia che metta al centro non la massimizzazione del profitto, ma la persona, la vita, la cura della casa comune e la dignità del lavoro”.

Il nodo ambientale e la valutazione di impatto sanitario. Rimane il nodo ambiente, con lo Studio Sentieri che ha evidenziato per Taranto, rispetto al resto della Puglia, tra il 10 % e il 15% di eccesso di mortalità e più tumori, a partire da quello ai polmoni, con un triste +30%. Tumori che toccano purtroppo anche molti bambini e ragazzi, mentre sono in crescente aumento malattie respiratorie da ‘fumatori’. Il fumo però è quello passivo delle emissioni fuggitive, di diossine e pcb.

“Resta immutato il timore che nulla possa cambiare sul piano della salvaguardia della salute e dell’ambiente”.

È il commento della Commissione per la Custodia del Creato della diocesi di Taranto, alla nuova acquisizione di Ilva. “Dal punto di vista prettamente sanitario – prosegue la commissione, costituita da molti laici ma anche sacerdoti, consacrati e religiose – raccogliamo con preoccupazione le osservazioni dell’Ordine dei medici di Taranto, dell’Isde Massafra, di Fimp Taranto e TarantoRicercaFuturo in merito ai miglioramenti al piano ambientale proposti da Arcelor Mittal. La Valutazione del Danno Sanitario secondo i criteri del decreto legge del 24 aprile 2013 non è motivo di rassicurazione per il fatto che vengono valutati i danni alla vita e alla salute già verificatisi a seguito dell’attività produttiva. Sarebbe auspicabile, invece, produrre in via preliminare una Valutazione di Impatto Sanitario. Sbarazzare il campo da queste incertezze significherebbe rasserenare gli animi e riaprire il dialogo tra istituzioni e cittadini”. E sul tema dell’immunità penale ai nuovi proprietari, in caso di mancato adempimento delle prescrizioni ambientali, la Commissione sottolinea: “Non offre motivo di tranquillità l’assenza di sanzioni pecuniarie nel caso di mancata osservanza delle prescrizioni nei termini previsti, come l’assenza di rassicurazioni in merito alle polveri diffuse, pericolose quanto le convogliate. Vorremmo poterci fidare di chi produce e per questo chiediamo una sorveglianza vigile da parte degli enti preposti”.

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