Migranti: 8 italiani su 10 chiedono di farli lavorare gratis in cambio dell’accoglienza. Quasi la metà è contraria agli sbarchi

Il 79% dei nostri connazionali dice sì all’accoglienza se gli immigrati lavorano gratis e si impegnano ad imparare l’italiano. Il 71% è convinto che il nostro Paese sia “in credito con l’Europa”, mentre il 46% ritiene che i barconi dovrebbero essere respinti. Questi alcuni dati di un’indagine presentata oggi a Roma. Accoglienza, cooperative, lavoro, integrazione i temi del dibattito

Otto italiani su dieci (il 79%) chiedono di far lavorare gratuitamente in attività di pubblica utilità gli immigrati in cambio dell’accoglienza, anche se per un periodo limitato. Lo rivela l’indagine Ue.Coop/Ixè presentata oggi, 27 giugno, a Roma, in occasione della tavola rotonda “Immigrazione e lavoro” promossa dall’ Unione europea delle cooperative nell’ambito dell’assemblea che ha eletto presidente nazionale l’ex giudice della Corte di cassazione e storico magistrato del pool Mani pulite, Gherardo Colombo.

A scatenare l’ostilità degli italiani nei confronti degli immigrati, sottolinea l’indagine, “è proprio il fatto di essere assistiti senza lavorare che infastidisce ben il 30% dei cittadini”, più che “la paura per la delinquenza (29%)”. Il lavoro, insomma, come principale strumento di integrazione, anche in attività di pubblica utilità ritenute necessarie per compensare l’aiuto ricevuto con vitto e alloggio attraverso l’accoglienza.

Posizione condivisa da Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, intervenuto al confronto: “Bisogna togliere ideologia e ipocrisia dal tema accoglienza. In questo modo si offre loro la possibilità di restituire all’Italia quello che dall’Italia hanno ricevuto. Non c’è alcuna ipocrisia: non esistono solo diritti, esistono anche doveri”. Sulla stessa linea Gian Marco Centinaio, ministro delle Politiche agricole e del turismo: “Non dobbiamo importare manodopera, ma persone con cui confrontarci e farle lavorare, se possibile. Io non sono d’accordo a tenerle parcheggiate senza far fare loro niente”.

Alla tavola rotonda è intervenuto anche mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nominato ieri da Papa Francesco presidente dell’Apsa, che conversando con i giornalisti ha esortato a “interiorizzare” l’invito di Papa Francesco all’accoglienza di migranti e rifugiati e ha richiamato ognuno ad “assumersi le proprie responsabilità”. Nel prendere la parola al dibattito, il presule ha invitato a mettere da parte “l’atteggiamento curvaiolo e da stadio” e ha definito “delinquenti” le cooperative che “hanno organizzato un business” e “hanno tradito”. La condanna deve essere unanime e tutti sono chiamati alla vigilanza, ha affermato precisando tuttavia che “la maggior parte” di queste realtà “continua a lavorare bene”. Dal presule un monito:

“L’accoglienza deve avvenire sempre nel contesto della legalità, primo passo per una gestione intelligente della mobilità umana”.

Ritornando all’indagine al centro della tavola rotonda, alla vigilia del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno a Bruxelles che all’ordine del giorno prevede anche il tema migrazioni, il 71% degli italiani è convinto che il nostro Paese sia “in credito con l’Europa” perché “ha dato più di quanto non abbia ricevuto”, mentre il 46% ritiene che i barconi dovrebbero essere respinti impedendo loro di raggiungere le coste italiane. I I primi da aiutare nell’attuale contesto di crisi devono essere infatti gli stessi italiani che, ricorda Centinaio, “in tanti oggi fanno la fila alla mensa dei poveri o vivono in macchina perché non riescono più a pagare l’affitto o il mutuo”, dati di una crescente povertà peraltro confermati ieri dall’Istat. “Non possiamo dare una mano a tutti, occorre fare delle scelte”, incalza il ministro.

Per il titolare del dicastero dell’Economia, Giovanni Tria, “ci si occupa di movimenti internazionali di capitale ma stranamente non esistono organizzazioni che si occupano di movimento transnazionale del lavoro”, secondo il ministro una lacuna da colmare. Con riferimento al fenomeno dello sfruttamento nelle campagne del sud, Tria osserva “che non avviene nelle cantine ma alla luce del sole” e si chiede: “Come mai non ci sono interventi da parte di chi è preposto per impedire questi abusi?”. Soffermandosi quindi sulla cooperazione italiana osserva che “sono stati ricostituiti i fondi” e invita a “utilizzarli bene” anche con “una nuova struttura tecnica nazionale per controllarne la gestione”. “Denunceremo e contrasteremo con forza la strumentalizzazione della cooperazione come sistema per risparmiare abusivamente sul costo del lavoro e sulla qualità dei servizi, o come modo per trasformare in un business delle migrazioni il contributo essenziale che la cooperazione può dare all’accoglienza e all’integrazione”, afferma da parte sua il neo presidente Gherardo Colombo assicurando che lavoro, migranti, sviluppo economico e welfare saranno le priorità di impegno.

A Ue.Coop aderiscono oltre 4 mila cooperative distribuite su tutto il territorio nazionale che operano in tutti 14 i settori dell’albo competente, in particolare negli ambiti della cooperazione sociale, dei servizi, della produzione lavoro, dell’agroalimentare e della pesca. Oltre 600 mila i soci.

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