L’Aquila nove anni dopo/3: don Pinton (Anime Sante), ricostruzione chiese “tanti proclami e pochi certezze sui lavori”

Non solo le case ma anche le chiese. La ricostruzione post-sisma 2009 procede a rilento anche per i luoghi di culto. Dopo nove anni a L’Aquila sono fruibili circa 150 luoghi sacri sui 426 aperti prima delle scosse. Solo nel centro storico de L’Aquila le chiese disponibili sono 16 su 80. Gli aquilani che abitano nel centro storico praticamente non hanno luoghi di culto e di aggregazione per attività pastorali. Ma qualcosa, adesso,  sembra muoversi...

foto SIR/Marco Calvarese

Da un lato il duomo trecentesco (danneggiato dai terremoti e ricostruito più volte), dedicato a san Massimo, fermo alle 3.32 del 6 aprile del 2009, che attende di essere ricostruito, e dall’altro la chiesa di santa Maria del Suffragio, popolarmente detta delle “Anime Sante” costruita per ricordare le vittime del grande terremoto del 1703, il cui cantiere sarà chiuso entro luglio prossimo. Forse in autunno sarà riaperta al culto. È questa l’immagine che appare a chi entra oggi in Piazza Duomo a L’Aquila, cuore pulsante del capoluogo abruzzese, che con i suoi 140 metri di lunghezza e 70 di larghezza è una delle più grandi d’Italia. I lavori fervono intorno alla chiesa delle Anime Sante, il cui crollo quasi totale della grande cupola dell’architetto Valadier, resta una delle immagini simbolo del sisma del 2009. Quella stessa cupola che, grazie anche al contributo economico della Francia che adottò il monumento durante il G8 del luglio 2009, è stata del tutto ricostruita. Non si può dire la stessa cosa del duomo e dei locali adiacenti sulla cui facciata campeggia una grande scritta, “L’Aquila rinasce”. Dopo nove anni è poco più di un auspicio.

Ricostruzione lenta. Come per le case, anche per le chiese la ricostruzione sembra segnare il passo e i numeri lo confermano. Il 30 gennaio scorso, incontrando la stampa in occasione della festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, tra pochi giorni cardinale, ha parlato di

“dato allarmante: nove anni dopo sono fruibili circa 150 luoghi sacri su 426 aperti prima del 6 aprile. Tutte le chiese della città hanno una nobiltà architettonica da difendere, non possiamo accontentarci di ricostruzioni fatte a caso. Molte sono state demolite, altre non abilitate all’esercizio del culto, altre ancora bloccate dalla burocrazia” come il duomo, appunto.

“Ma qualcosa sembra muoversi”, come dichiara al Sir don Daniele Pinton, rettore di Santa Maria del Suffragio: “I progetti sono alla vidimazione degli enti statali preposti per cui se tutto andrà bene entro il 2018 sarà espletata la gara di appalto dei lavori del duomo che dureranno almeno sei anni”. Il costo della ricostruzione della chiesa ammonterebbe a 10 milioni di euro, mentre quello dell’aggregato privato, l’episcopio, i cui lavori sono appena iniziati, a 35.

“Solo 16 chiese riaperte”. Don Daniele è sopravvissuto al crollo della chiesa delle Anime Sante la notte del sisma e oggi a quei ricordi – “la piazza del duomo piena di gente atterrita, molti in pigiama, alcuni senza nulla addosso, le salme delle vittime ricomposte tra lo strazio dei parenti” – aggiunge la speranza di una pronta ricostruzione delle altre chiese. “Le Anime Sante – ricorda il sacerdote – sta per tornare a vivere con la sua pregevole cupola ma non possiamo dire degli altri luoghi di culto.

foto SIR/Marco Calvarese

Prima del terremoto solo nel centro storico dell’Aquila avevamo circa 80 chiese di cui 24 erano parrocchiali. Le chiese aperte attualmente sono 16. Gli aquilani che abitano nel centro storico praticamente non hanno luoghi di culto e di aggregazione per attività pastorali. Queste – spiega il parroco – vengono portate avanti nella chiesa delle Anime Sante dove abbiamo delle stanze disponibili e dove è attivo il centro pastorale Paolo VI adibito a catechesi e formazione”. 

Lo stallo trova origine, aggiunge don Pinton, “nella scelta istituzionale di affidare agli enti pubblici il 100% del restauro delle chiese. Una decisione che ha ingolfato il lavoro, già enorme, di questi enti. La realtà è che – dopo 9 anni, eccettuate le basiliche di san Bernardino, restaurata con i soldi del Provveditorato, di Collemaggio ricostruita con i soldi dell’Eni e riconsegnata agli aquilani lo scorso 20 dicembre, la basilica di san Giuseppe artigiano e le chiese di san Silvestro e san Pietro – non abbiamo all’orizzonte altri luoghi di culto da riaprire ma solo

tanti proclami e poche certezze sui lavori”.

Nella cappella della Memoria. Entro fine luglio il cantiere delle Anime Sante sarà terminato e, molto probabilmente in autunno la chiesa sarà riaperta al culto. Don Pinton spera che la riapertura possa fungere da volano per il restauro delle altre chiese cittadine e delle frazioni. Intanto i fedeli vanno e vengono dalla cappella della Memoria, annessa alla chiesa. “Sono persone di tutte le fedi che qui ricordano i loro parenti morti nel terremoto del 2009 – dice don Daniele -. Nella cappella abbiamo messo una lapide dove sono incisi i nomi delle 309 vittime–martiri e un album con le foto dei loro volti. Abbiamo un altare che richiama l’immagine del sepolcro aperto e un ambone a forma di angelo muto, per ricordare il grido muto delle vittime. Recuperare la chiesa delle Anime Sante e tutte gli altri luoghi di culto sarà molto importante per L’Aquila perché

ogni aquilano resta legato alla chiesa della sua zona e della sua famiglia.

Questa è una memoria che deve essere mantenuta e non cancellata con una ricostruzione inadeguata”.

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