Che cos’è la democrazia? Definizione e rischi odierni

Se la democrazia è puramente virtuale e non elettorale, se i partiti sono sempre più legati a interessi particolaristici, se l’applicazione del principio di effettività non è estesa a tutti i diritti sociali, se si diffondono ideologie di partecipazionismo popolare alla vita delle istituzioni e se si afferma una prassi oligarchica ai vertici delle stesse, si vengono a provocare inevitabilmente delle gravi contraddizioni ai principi democratici

Etimologicamente il termine “democrazia” indica dominio, supremazia, del popolo, ma in senso generale viene intesa come autogoverno o autodeterminazione di una collettività, storicamente determinata nella sua tradizione culturale, nella sua lingua, nella sua adesione al territorio etc., di ciò che riguarda il conseguimento del bene comune, un bene pubblico adeguato di una certa collettività.

Gli Stati moderni, per la gran parte, si autodefiniscono come democrazie e il termine è venuto ad assumere un significato polivalente: sarebbe opportuno distinguere tra democrazia capitalista e quella socialista, tra democrazia formale e quella sostanziale, tra democrazia politica e quella sociale, tra democrazia rappresentativa e quella diretta, tra democrazia elettorale e il resto… a seconda cioè se si considera dal punto di vista storico, ideologico, geografico, economico, giuridico etc.
Se si assume l’ottica sociologica di analisi su come sia evoluto lo Stato contemporaneo dopo la seconda guerra mondiale, si possono individuare

almeno tre caratteri specifici della democrazia: effettività, partecipazione e principio partitocratico.

Venendo a spiegare i tre principi, l’effettività della democrazia riguarda non tanto il riconoscimento e il rispetto delle norme, quanto piuttosto la situazione effettuale, la possibilità cioè di aver non solo riconosciuti dei diritti ma anche di essere nelle condizioni strutturali e istituzionali per esercitarli effettivamente da parte di tutti i cittadini (per esempio nella Costituzione italiana all’articolo 4, diritto al lavoro, articolo 32 diritto alla salute, articolo 34 diritto allo studio). Segue il principio partecipazionistico e cioè che la democrazia, lo Stato, deve essere concepito come realtà partecipata di tutti, costruita da tutti per tutti i cittadini. Ma il flusso di partecipazione, nelle democrazie contemporanee, si attua tramite le organizzazioni di partito e quindi solo grazie al terzo principio: i partiti rappresentano la mediazione della partecipazione popolare al potere e sono volti a provvedere alla volontà del popolo.

La democrazia odierna deve quindi essere analizzata attraverso la conoscenza dei sistemi partitici, che da un lato modificano le forme di Stato e dall’altro sono il supporto delle forme di governo, perché possono trasformare il regime in vigore.

Però se la democrazia è puramente virtuale e non elettorale, se i partiti sono sempre più legati a interessi particolaristici, se l’applicazione del principio di effettività non è estesa a tutti i diritti sociali, se si diffondono ideologie di partecipazionismo popolare alla vita delle istituzioni e se si afferma una prassi oligarchica ai vertici delle stesse, si vengono a provocare inevitabilmente delle gravi contraddizioni ai principi democratici.

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