Salone del Libro. Bray (presidente): “Un progetto culturale di una comunità”

Massimo Bray, che del Salone è presidente, commenta l’edizione 2018 della manifestazione dedicata al libro che si è chiusa con un buon successo di pubblico oltre che con contenuti di alto livello e il ritorno a Torino degli editori che nel 2017 avevano scelto Milano come luogo per presentare le novità letterarie dell’anno

Il Salone Internazionale del Libro di Torino non solo come evento commerciale ma anche e soprattutto come progetto culturale di una intera comunità. Che attorno ad esso ha sofferto ed è stata capace di fare squadra per davvero, fino al successo del 2017 ripetuto e superato quest’anno. È così che un emozionato Massimo Bray – che del Salone è presidente -, commenta l’edizione 2018 della manifestazione dedicata al libro che si è chiusa con un buon successo di pubblico oltre che con contenuti di alto livello e il ritorno a Torino degli editori che nel 2017 avevano scelto Milano come luogo per presentare le novità letterarie dell’anno.

“Le scelte forti che abbiamo fatto – spiega Bray al termine della maratona libraria torinese -, hanno dato i loro frutti”. Ma soprattutto il presidente sottolinea che è stato “costruito un grande progetto culturale e la città lo ha capito. Abbiamo unito gli attori del territorio lungo una serie di punti uniti da una linea rossa comune attorno al libro e alla cultura”. Bray quindi insiste sulla “dimensione pubblica” di una manifestazione come quella del Salone del Libro di Torino, soprattutto dopo le difficoltà economiche e gestionali attraversate e l’obbligato confronto con la analoga manifestazione di Milano.

Dopo la risposta d’orgoglio del 2017, quando proprio Bray fu chiamato a presiedere la manifestazione che pareva non dovesse più farsi, il presidente del Salone ricorda quindi i numeri del successo economico certificati da una ricerca dell’Università di Torino. Le ricadute economiche dirette sull’economia del territorio dell’edizione dello scorso anno sono state stimate in circa 14,2 milioni di euro. E se si guarda l’impatto moltiplicatore con i suoi effetti anche indiretti, si può parlare di valori medi attorno ai 29,5 milioni di euro.

Numeri più che consolanti per una manifestazione che pareva sull’orlo della chiusura

e che si ampliano guardando alla capacità di creare reti culturali e di comunità che il Salone pare avere. La stessa ricerca ha mostrato infatti come il Salone del Libro sia vissuto come una occasione per costruire relazioni professionali e quanto forte sia la capacità di creare anche legami fra editori, scrittori e lettori. Una condizione che anche quest’anno si è toccata con mano nelle lunghe file fuori dalle sale degli incontri svolti nell’ambito del Salone. Forte anche la capacità di creare comunità fra editori e lettori nell’ambito dei social media.

Insomma, è il senso di una comunità coesa e capace di rilanciare un modello culturale che diventa anche economico, il messaggio che l’edizione 2018 del Salone Internazionale del Libro di Torino vuole trasmettere e che Bray sottolinea. Al di là delle obiettive difficoltà che hanno caratterizzato anche questa edizione nella sua fase di organizzazione e nei giorni di apertura. Non per nulla, tutti i protagonisti del progetto hanno tenuto a sottolineare che “il Salone del Libro è Torino e che Torino è il Salone del Libro”.

Soddisfazione e impegno, dunque, per Bray che nel corso dell’incontro di chiusura dell’edizione 2018 della manifestazione, ha augurato al Salone “di tutelare il patrimonio culturale che è stato creato” al di là dei risultati economici.

 

 

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