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Papa a Loppiano. Donatella Donato Di Paola: qui “una città dove l’apertura all’altro è una ricchezza”

“Speranza”. È questa la “parola” che Loppiano, la cittadella del Movimento dei Focolari, direbbe oggi all’Italia. “Una speranza fondata su una vita”, spiega in questa intervista Donatella Donato Di Paola, co-responsabile della cittadella. “Una vita dove le relazioni, che oggi fanno paura, sono possibili e dove l’apertura all’altro è sempre un guadagno e una grande ricchezza”

(da Loppiano) Papa Francesco? “È un segno di speranza per la Chiesa e per l’umanità. Sta dando spessore e valore a quei punti di riferimento che la società cerca di annebbiare. Punti di riferimento che sono i valori della tenerezza, della Misericordia. Parole forti che vanno contro corrente, ma che se si sperimentano e si vivono, assicurano una felicità che poche altre realtà possono promettere”. È quindi “un grandissimo grazie” quello che Loppiano vorrebbe esprimere giovedì 10 maggio a Papa Francesco accogliendolo nella cittadella del Movimento dei Focolari. A parlare a nome dei suoi circa 850 abitanti è Donatella Donato Di Paola che insieme a Franco Galli è co-responsabile di Loppiano. L’abbiamo incontrata alla vigilia della visita di Francesco.

Con quale sogno è nata negli anni ‘60 Loppiano?
È proprio un sogno. Quello di Chiara Lubich. Nasce agli inizi, quando si sperimentavano le prime convivenze in montagna con un gruppo di persone per riposare. Vedevano comporsi una piccola società dove persone di diverse culture, estrazione sociale ed età, provavano a vivere insieme, con un’unica legge, quella dell’amore scambievole. Da lì è nato il desiderio di rendere permanente questa esperienza. E quando c’è stata l’opportunità di far sorgere una piccola cittadella qui a Loppiano, si è visto realizzarsi quel sogno,

il sogno di una città che permanentemente coinvolge giovani, adulti, famiglie, ma che pone alla base di ogni sua attività l’amore reciproco.

Chi sono oggi gli abitanti di Loppiano?
Hanno un numero variabile. In questo momento sono circa 850 e provengono da diverse parti del mondo.

Sono 65 le nazioni attualmente rappresentate.

Per metà sono persone che vi abitano stabilmente. Famiglie che si sono trasferite. Focolarini e focolarine che danno vita a questa realtà con continuità. Altri invece vengono temporaneamente. Trascorrono periodi che vanno da sei mesi a un anno, vivono questa esperienza e poi ritornano nelle varie città del mondo, moltiplicando “Loppiano” nella realtà in cui vivono.

Non c’è il rischio che le persone vengano qui per una sorta di fuga dalla realtà?
Il rischio c’è sempre. Ma una fuga dalla realtà si può realizzare in qualunque posto, anche in una grande metropoli. Loppiano però è una realtà concreta. Fatta di persone, di case, di scuole, di piccole aziende. Per rispondere allora alla domanda, direi piuttosto che Loppiano è una realtà che si arricchisce ogni volta del contributo delle persone che vengono a vivere questa esperienza e poi ritornano nelle loro città. È quindi anche una realtà molto fluida, molto aperta, molto accogliente. E anche le persone che vi risiedono, non vivono solo “sul monte”. Evangelicamente, forse sì. Però hanno rapporti continui con il contesto sociale circostante, con il Valdarno, con l’Italia, con il resto del mondo in questo scambio continuo di persone che entrano ed escono nella cittadella.

Ci sono molti giovani. Cosa li spinge qui?
Me lo sono chiesto molte volte anch’io. E l’ho chiesto anche a loro. Rispondono in maniera molto varia. Qualcuno dice, “sono venuto per ritrovare me stesso”, per raccogliersi, per avere un momento di sosta dal tran tran quotidiano. Altri invece vengono perché affascinati da una proposta di vita, che è esigente, forte ma proprio per questo vengono qui per sperimentarla. Sono affascinati anche dalle relazioni che si stabiliscono a Loppiano. Portano un contributo molto bello alla cittadella. Mi sembra che i giovani siano quasi assetati da questo tipo di relazioni e da questi valori che noi diamo per scontato ma che invece sono da loro qui scoperti. Loppiano poggia su una cultura del dialogo, una cultura includente, che si apre a tutte le persone. Perché il sogno che vogliamo realizzare è che “tutti siano uno”. E in questo tutti

sono compresi tutti: persone di diverse religioni, di diverse fede. Persone che non hanno un preciso riferimento religioso.

Perché, Papa Francesco è voluto venire a Loppiano?
Lo dovremmo chiedere a lui. Però immagino, vedendo anche le visite e gli incontri che sta facendo ultimamente, che il Papa voglia dare rilievo alle espressioni carismatiche che sono presenti nella Chiesa. Le sta valorizzando, le sta mettendo in evidenza e le sta incoraggiando a venire più fuori perché la Chiesa si arricchisca sempre più della presenza di tanti laici, di tanti carismi e doni che possono venire incontro al mondo di oggi.

Come si pone oggi Loppiano nei confronti dell’Italia?
Loppiano è una cittadella internazionale, aperta su tutto il mondo. Ma è la cittadella dell’Italia. Soprattutto ultimamente abbiamo visto che tante esperienze che vengono vissute da associazioni e dal movimento sparso nelle diverse città italiane, trovano casa a Loppiano e qui entrano in rete.

Loppiano vuole quindi essere questo: un luogo di accoglienza di proposte nuove e rilancio.

Quale parola direbbe oggi Loppiano all’Italia?
Penso direbbe: speranza. Ma una speranza fondata su una vita. Una vita dove le relazioni, che oggi fanno paura, sono possibili e dove l’apertura all’altro è sempre un guadagno e una grande ricchezza.

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