Istituto Serafico Assisi: nasce il centro “InVita” per combattere la cultura dello scarto

Inaugurato il nuovo polo di eccellenza specializzato nella ricerca, innovazione e sviluppo nel campo della riabilitazione per bambini e ragazzi con disabilità  plurime. Un centro che coniuga i principi e i valori del Serafico, fondato nel 1871 da San Lodovico da Casoria, con le recenti indicazioni del Ministero della Salute in merito alla ricerca in riabilitazione

Trovare sempre nuove strade per essere vicini a chi soffre, in un cammino la cui cifra fondamentale è la carità. L’Istituto Serafico di Assisi ha inaugurato oggi (13 aprile) il nuovo centro di ricerca “InVita”, polo di eccellenza nella Regione Umbria specializzato nella ricerca, innovazione e sviluppo nel campo della riabilitazione per bambini e ragazzi con disabilità plurime. Un centro che coniuga i principi e i valori del Serafico con le recenti indicazioni del Ministero della Salute in merito alla ricerca in riabilitazione. Un centro per la vita e la sua promozione. All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, il card. Francesco Montenegro, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Franco Moriconi, rettore dell’Università degli studi di Perugia.

È una tappa importante per l’Istituto Serafico, come spiega al Sir la presidente Francesca Di Maolo, “per

continuare a dare speranza a tutte quelle famiglie che si trovano ad affrontare la grave disabilità dei figli

senza, a volte, conoscere neanche la diagnosi sulle malattie che devono combattere: per le malattie rare molto spesso non ci sono investimenti sufficienti nella ricerca. L’idea del centro nasce, quindi, come risposta alle esigenze delle famiglie che si rivolgono a noi, ai bisogni che abbiamo riscontrato e, nello stesso tempo, al desiderio di condividere quei bei traguardi che noi a volte raggiungiamo attraverso i nostri operatori”. Non sono queste le uniche motivazioni che hanno spinto il Serafico a questo importante passo. “C’è un altro motivo che ci ha spinto a questo passo: il 10 febbraio 2017, eravamo con il card. Francesco Montenegro all’udienza concessa dal Santo Padre per i 25 anni della Giornata mondiale del malato e i 20 anni dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei. In quell’occasione Papa Francesco ha invitato a un maggiore impegno della ricerca rispetto a quelle malattie rare e neglette su cui nessuno decide di investire. Anche nel messaggio per la Giornata mondiale del malato 2018 ha parlato dell’importanza dell’impegno delle strutture cattoliche nella ricerca scientifica, per offrire ai malati cure innovative e affidabili. Questi appelli ci hanno incoraggiato”, precisa Di Maolo.

Non sono mancati gli interrogativi sulla scelta di aprire un istituto di ricerca all’interno di un’opera di carità: “Ci siamo chiesti se questa nuova tappa è all’insegna di quanto voluto dal nostro fondatore – il frate francescano San Lodovico da Casoria che ha dato vita al primo nucleo dell’Istituto Serafico il 17 settembre 1871 ad Assisi – ed è in linea con il nostro carisma caritativo. Alla fine, abbiamo risposto positivamente ai nostri dubbi perché siamo all’interno della carità soprattutto quando la ricerca può essere un modo per evitare un divario tra ricchi e poveri e disuguaglianze, cioè evitare che anche le conoscenze scientifiche siano un patrimonio solo di pochi”. Di Maolo aggiunge: “La povertà non è solo quella materiale, c’è anche la povertà di conoscenza. Ed è quello a cui vogliamo ovviare con il nostro centro, proprio a partire dalle richieste delle famiglie che vengono da noi. Oggi viviamo in un contesto culturale nel quale se sei disabile si ritiene che sei venuto male, sei fragile, non fai parte del modello della perfezione. Oggi ci preoccupiamo tanto di difendere la scelta del morire, ma vogliamo occuparci della qualità della vita quotidiana? Si tratta di una risposta di giustizia e di dignità”. Il nuovo centro, allora,

“è la risposta che ci siamo dati per combattere ancor di più la cultura dello scarto,

come ci chiede Papa Francesco – sottolinea la presidente del Serafico -. Pensiamo che in questi termini il centro può essere una tessera preziosa che va ad arricchire il mosaico di opere del nostro Istituto, che anche con questa nuova iniziativa continua a profumare di carità. Infatti, quando la tecnologia e la scienza sono messi al servizio della vita, possono davvero aprirsi nuovi orizzonti per chi vive una condizione di limite e di fragilità”.

Le aree di ricerca di “InVita” sono molteplici e toccano settori multidisciplinari come quelli delle patologie in ambito neurologico, dei disturbi in ambito psichiatrico e del neurosviluppo, di genetica medica, dell’area delle patologie urologiche e internistiche ed infine nel settore tecnologico. Il team di “InVita” è composto da professionisti che si occupano di differenti specialità: “L’attenzione alla persona con fragilità che richiama l’etica del ‘prendersi cura’ per garantire una vita piena e dignitosa in tutti i suoi aspetti è il desiderio e la leva che muove la volontà del nostro intero team di ricerca. Per noi i nostri ragazzi non sono pazienti, ma persone che entrano nei percorsi di ricerca con tutto il bagaglio di storia personale, con la loro soggettività fisica e psicologica. L’apertura del nuovo centro InVita è sicuramente un’occasione unica per integrare gli aspetti clinici, le problematiche e i bisogni dei nostri ragazzi con le recenti acquisizioni delle neuroscienze e della plasticità cerebrale, ma anche e soprattutto con il bagaglio di umanità, cioè tutti gli strumenti indispensabili al nostro lavoro quotidiano”, osserva Sandro Elisei, direttore sanitario dell’Istituto Serafico di Assisi e coordinatore scientifico del centro di ricerca. Alcuni temi di ricerca sono stati già attivati. Nel settore tecnologico è in programma un’innovativa ricerca per valutare e migliorare la postura di bambini con patologie neurologiche, svolta in collaborazione con l’Ospedale Bambino Gesù. Proprio oggi (13 aprile) è stata sottoscritta una convenzione con l’Università degli studi di Perugia.

Per quanto riguarda i fondi, “per ora – afferma Di Maolo – partiamo con fondi che nel tempo al Serafico abbiamo accantonato per questa funzione, poi come per tutte le ricerche parteciperemo a bandi europei. È chiaro, comunque, che ci siamo dati dei paletti. A noi interessa fare quell’attività di ricerca che abbia un riscontro per migliorare la vita dei nostri ragazzi, come nel caso della nostra prima ricerca su musica ed epilessia: poche note della sonata K 448 di Mozart, ascoltate ogni giorno per sei mesi, riducono di quasi il 21% la frequenza delle crisi in bambini farmacoresistenti. Non dobbiamo pensare solo a grandissime scoperte ma a ricerche che migliorino la qualità dell’assistenza e del vivere”.

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