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Ue e Balcani più vicini con nuove autostrade, banda larga e roaming

Misure concrete a beneficio dei cittadini e delle imprese con strade accessibili, porti rinnovati, creazione di posti di lavoro. La prospettiva europea di Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Serbia e Macedonia prende forma anche grazie ad alcuni grandi progetti sulla “connettività”, per avvicinare tra loro i Paesi della regione e per migliorare i collegamenti tra questi e i Ventotto. La “quarta agenda connettività” comprende 11 azioni concrete con investimenti diretti pari a 190 milioni di euro

Merosina (Serbia), la strada al confine con il Kosovo

Per Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Serbia e Macedonia l’adesione vera e propria all’Unione europea rimane lontana (come prima data indicativa per Belgrado e Podgorica si parla del 2025), ma di fatto le loro economie sono fortemente legate ai Paesi membri: l’Ue è il primo “donatore” nella regione con 10 miliardi di investimenti diretti negli ultimi cinque anni, e anche il più grande partner commerciale. Infatti, i sei Paesi dei Balcani occidentali rappresentano un mercato di 18 milioni di persone in continua crescita, da non sottovalutare.

Parola d’ordine: interconnettività. Per questo, la parola d’ordine durante l’ultimo summit informale Ue-Balcani occidentali svoltosi a maggio a Sofia è stata proprio “interconnettività”, ossia investimenti volti a migliorare le infrastrutture e la comunicazione sia all’interno della regione che tra i Balcani e il resto dell’Ue. Questa è anche una delle sei iniziative-faro per supportare la trasformazione dei Balcani occidentali, nate dalla “Strategia per l’integrazione europea dei Balcani occidentali”, pubblicata a febbraio. Perché, secondo la Commissione europea, “investire in trasporti, energia ed economia digitale significa promuovere lo sviluppo economico della regione”. Le connessioni migliorate porteranno – è questa l’idea di fondo di Bruxelles – una maggiore competitività, crescita economica e sicurezza nei rifornimenti. Inoltre l’Ue ha deciso di estendere ai Balcani occidentali l’Unione dell’energia, di abbassare i costi di roaming già da questa estate e diffondere la banda larga nella regione grazie a investimenti di 30 milioni di euro. Maggior benessere e relazioni approfondite nella regione dovrebbero portare a rafforzare la pace e la democrazia nei Balcani, contribuendo a farne un vicino di casa affidabile e un alleato strategico della stessa Unione europea.

Un’Agenda per la regione. Reduci dall’eredità del comunismo e delle economie dirigiste, le reti stradali dei Paesi balcanici raramente sono in buone condizioni: la maggior parte è rimasta ai livelli degli anni ’80 con scarsa manutenzione. Costruire infrastrutture per il trasporto e l’energia è cruciale per la regione e perciò i Paesi dei Balcani occidentali, in collabroazione con la Commissione europea, nel 2014 hanno creato un’agenda di connettività regionale pari a 1 miliardo di euro. Infatti, dal Vertice di Vienna nel 2015 (al quale hanno partecipato oltre ai Paesi balcanici Germania, Austria, Francia e Italia) ad oggi, sono nati 31 progetti approvati nell’ambito dell’Agenda per la connettività. Presentiamo qui alcuni degli ultimi progetti nell’ambito della quarta agenda di connettività, che comprende 11 azioni per 190 milioni di euro già stanziati.

L’autostrada tra Serbia e Kosovo. Per arrivare da Belgrado a Pristina si passa da Skopje. Non è uno scherzo (anche se uno sguardo alla carta geografica farà sorgere qualche dubbio!), ma un esempio della vita quotidiana nei Balcani. Uno specifico finanziamento Ue è rivolto a costruire la via diretta che passa da Nis (Serbia) attraverso Merdare, al confine con il Kosovo, e continua fino a Pristina. I primi due tratti sul territorio serbo, pari a 33 km fino a Plocnik, e a 37 km fino al confine, sono da ricostruire perché si tratta di strada a due corsie che passa attraverso i centri abitati; l’ultimo tratto di 23 km sul territorio kosovaro però è da progettare e realizzare da capo.

Collegamento Tirana-Skopje. Bukojcani-Kicevo è un tratto di 13 km dal segmento Gostivar-Kicevo (42 km). Il progetto di finanziamento, pari a 105,2 milioni di euro, coprirà la prima fase dei lavori. Attualmente le cittadine citate  sono collegate da una strada costruita 40 anni fa, mantenuta malissimo, nella quale la massima velocità possibile è 70 km/h. Una volta ultimata, la strada si aggiungerà alla superstrada fino a Skopje e all’autostrada che si sta costruendo fino a Ocrida.

Ricostruire il porto di Durazzo. Durazzo è il maggiore porto in Albania e uno dei più grandi dell’Adriatico dal quale passa il 78% del commercio marittimo albanese e 2/3 del commercio totale di Tirana. Il progetto prevede la ricostruzione delle banchine 1 e 2 del Terminale Ovest, che necessitano lavori di ricostruzione urgente a causa della loro età e della corrosione degli elementi strutturali sotto il livello dell’acqua. Il contributo Ue copre il 50% del costo totale, pari a 62,5 milioni di euro.

Sarajevo, capitale “isolata”. Oltre mille chilometri della rete stradale della Bosnia-Erzegovina fanno parte della rete europea, per lo più si tratta di strade a due corsie con velocità massima di 80 km/h. Forse per questo si ritiene che Sarajevo sia la capitale europea più difficilmente raggiungibile. Grazie all’aiuto Ue, la Bosnia ha iniziato un programma di costruzione di strade soprattutto lungo il corrido mediterraneo che dovrà collegare Budapest (Ungheria) via Bosnia-Erzegovina alla Croazia all’altezza del porto Ploce. La parte più lunga è sul territorio della Bosna-Erzegovina, circa 335 km, di cui il 35% è già fatto o è in costruzione. Sette tratti del corridoio hanno già ricevuto finanziamenti Ue.

La circonvallazione di Budva. L’antico porto del Montenegro, Budva, si trova sul “corridoio blu”, l’autostrada adriatico-ionica che passa dalla Croazia e arriva all’Albania. La strada esistente, molto trafficata in estate con oltre 30mila veicoli al giorno, è piena di buche. Il progetto per la circonvallazione è lungo 8,2 km, pari a 187,4 milioni di euro.

Riforme necessarie. “Le infrastrutture interregionali hanno senso solo se saranno accompagnate dalle riforme che permetteranno alla gente e al business di trarre pieno profitto dai legami di trasporto ed energia”, afferma l’eurocomisssario per l’allargamento Johannes Hahn. Parole emblematiche per il futuro europeo dei Balcani occidentali perché una volta implementate le riforme, oltre all’adesione europea i primi beneficiari saranno proprio i cittadini, i quali sperano che presto l’agenda connettività possa essere non solo sulla carta ma si trasformi in una realtà tangibile.

 

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