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Macedonia, lo storico ostacolo del nome (forse) è superato. Skopje e Atene ora sono più vicine

I premier Tsipras e Zaev hanno stabilito che il Paese balcanico si chiamerà "Repubblica Macedonia del Nord". Ma è necessario convincere i rispettivi parlamenti e i connazionali. Il "no" del presidente macedone Ivanov, l'esultanza di Ue, Nato e Onu. Mogherini, sì ai negoziati per l'adesione di Skopje

Stretta di mano tra il premier greco Alexis Tsipras (a destra) e l'omologo macedone Zoran Zaev

Repubblica Macedonia del Nord: sarà questo il nuovo nome della Macedonia che soddisfa l’eterno “nemico” di Skopje, la Grecia, se l’accordo raggiunto tra il premier greco Alexis Tsipras e l’omologo macedone Zoran Zaev sarà approvato dai rispettivi Paesi. “Avete reso possibile l’impossibile”, ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk che ha mandato, insieme al segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, una dichiarazione congiunta per appoggiare l’atto di coraggio dei due premier, definendolo “opportunità unica per rilanciare l’integrazione europea ed euroatlantica per i Balcani occidentali”. E se l’accordo sarà ratificato con successo – cosa non scontata, visto che le rispettive opposizioni promettono battaglia dura – il cammino di Skopje verso Bruxelles avrà il suo sbocco. I primi risultati si aspettano già al Consiglio europeo in programma a fine giugno, quando sarà deciso se approvare l’inizio dei negoziati per Macedonia e Albania. In questo caso, il via libera della Grecia sarà indispensabile. E se il cammino europeo sarà comunque lungo, l’adesione della Macedonia alla Nato potrebbe realizzarsi a breve: lo si saprà probabilmente a fine estate.

Convincere i connazionali. E mentre la comunità internazionale non ha risparmiato i suoi elogi ai due premier artefici dello storico accordo, a Skopje e Atene molte persone hanno accolto la notizia con sentimenti diversi. “La ragione si trova nel fatto che ambedue le parti hanno dovuto fare concessioni significative, per questo anche se l’accordo è un passo importantissimo, di portata storica, è presto per cantare vittoria”, afferma al Sir l’esperto di questioni balcaniche e giornalista di Bloomberg Tv Bulgaria Nikolay Krastev.

“Ora per Tsipras e Zaev inizia la parte non meno difficile, convincere i propri connazionali che l’accordo sia indispensabile e porterà del bene a tutti”.

Già in Macedonia il presidente della Repubblica, Gjorge Ivanov, proveniente dal partito nazionalista di opposizione Vmro-Dpmne ha annunciato che non firmerà l’accordo che ritiene vada “a scapito dei macedoni”, “una vittoria per i greci” e un “passo indietro sulle posizioni di Skopje”. Il presidente Ivanov si riferisce al punto dell’accordo secondo cui “il nuovo nome sarà usato erga omnes cioè sia all’estero che per uso domestico”.

Skopje, statua ad Alessandro Magno

Alessandro Magno. “I macedoni volevano un nome che soddisfasse le pretese dei greci ma speravano di poter continuare ad essere chiamati col nome ‘Repubblica di Macedonia’; Atene però non era d’accordo”, spiega Krastev. L’altro punto chiave è il cambio della Costituzione nella parte della difesa delle minoranze macedoni all’estero e sull’affermazione che Skopje porta parte dell’eredità di Alessandro Magno. Infatti, nell’accordo si sottolinea chiaramente che gli abitanti della Macedonia del Nord non c’entrano con la civiltà degli antichi greci e la loro lingua fa parte del ceppo slavo, senza alcuna relazione con l’eredità ellenica. “La verità è che Zaev rischia le elezioni anticipate se il referendum sul nome, fissato in autunno, non avrà successo, dato che è necessaria un’affluenza di almeno il 50% degli aventi diritto di voto”, chiarisce l’esperto di questioni balcaniche. Problemi sono attesi anche in Grecia dove in 25 città si sono avute proteste, mentre uno dei partiti della coalizione del governo sembra non digerire il contratto.

Orizzonte europeo. Un ruolo cruciale nei negoziati, oltre all’inviato speciale dell’Onu Matthew Nimetz, hanno avuto l’Ue e la Nato. Se non ci fosse stata la prospettiva euroattlantica, e la pressione internazionale, Tsipras e Zaev non si sarebbero incontrati più volte nel solo 2018 che nei precedenti 27 anni.

“Un successo storico e atto di grande coraggio che andrà a beneficio di ambedue le parti e dell’intera regione come anche di tutta l’Europa”,

definiscono l’accordo l’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Ue Federica Mogherini e l’eurocommissario per l’allargamento Johannes Hahn. “Il processo delle negoziazioni, sotto l’egida dell’Onu e con il forte sostegno dell’Ue, è una chiara prova della forza del dialogo per trovare soluzioni vincenti per tutti anche nei casi più difficili”, affermano in una nota congiunta.

Favorevoli e contrari. “La possibilità è qui e dobbiamo coglierla, con coraggio, questo è l’unica via patriottica”, ha detto invece il premier macedone Zoran Zaev all’annuncio della notizia, per poi aggiungere: “Non possiamo tirarci indietro, in gioco è la nostra adesione alla Nato e all’Ue”. In Grecia Alexis Tsipras ha voluto ribadire che “le pretese di Atene sono state soddisfatte”, anche se i suoi oppositori, tra cui il celebre compositore greco Mikis Teodorakis, non accettano nessun nome in cui sia presente la parola Macedonia perché la “Macedonia è stata, è e sarà per sempre greca”. Così l’ultima parola in Grecia spetterà al parlamento, mentre in Macedonia si terrà il referendum. “Ci aspetta un’estate calda – conclude Krastev –, ma credo che sotto la pressione delle forze internazionali possiamo sperare di lasciare dietro le spalle la diatriba durata decenni. Perché nei Balcani abbiamo bisogno di esempi su come si costruisce la pace e la stabilità grazie al dialogo”.

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