Elezioni europee: cala la partecipazione in Italia, ma vanno alle urne più della metà degli aventi diritto. La distribuzione dei voti

Boom della Lega; rimonta del Pd che sorpassa il M5S in caduta verticale; faticosa tenuta di Forza Italia; Fratelli d'Italia in crescita. Ma il primo partito della tornata elettorale europea in Italia è decisamente quello dell'astensionismo. In controtendenza rispetto agli altri Paesi, nel nostro la partecipazione al voto è diminuita: ha votato il 56,09% contro il 58,69% del 2014, un dato che rappresentava già un record negativo

Boom della Lega; rimonta del Pd che sorpassa il M5S in caduta verticale; faticosa tenuta di Forza Italia; Fratelli d’Italia in crescita. Ma il primo partito della tornata elettorale europea in Italia è decisamente quello dell’astensionismo. In controtendenza rispetto agli altri Paesi, nel nostro la partecipazione al voto è diminuita: ha votato il 56,09% contro il 58,69% del 2014, un dato che rappresentava già un record negativo. Improprio, ma comunque eloquente, il confronto con le ultime politiche, quando aveva votato il 72,93%. Tra i potenziali votanti di domenica 26 maggio 2019 sono mancati all’appello oltre 22 milioni di elettori, più di quelli di Lega, Pd e M5S sommati insieme. Le regioni con l’affluenza maggiore sono state Umbria (67,69%) ed Emilia-Romagna (67,30%), quelle con la minore partecipazione Sardegna (36,25%) e Sicilia (37,5%), ma in tutto il Mezzogiorno il calo è stato sostenuto.
Dunque

è andata alle urne poco più della metà degli italiani chiamati al voto.

E le scelte di chi ha deciso di esprimersi sono state piuttosto nette, almeno nei numeri. La Lega ha avuto il 34,33% dei consensi, il Pd il 22,69%, il M5S il 17.08%. In valori assoluti siamo oltre i 9 milioni di elettori per Salvini, oltre i 6 milioni per Zingaretti e a 4 e mezzo per Di Maio. Seguono Forza Italia con l’8,79% e Fratelli d’Italia con il 6,46%. Tra i partiti che non hanno raggiunto la soglia di sbarramento del 4% compaiono +Europa (3,09%), Europa Verde (2,29%), La Sinistra (1,74%), il Popolo della Famiglia (0,43%) e Casapound (0,33%).
Rispetto alle politiche dello scorso anno – un paragone statisticamente discutibile, ma politicamente inevitabile – i rapporti di forza tra i due partiti di governo si sono letteralmente ribaltati, basti pensare che il M5S aveva ottenuto il 32,68% e la Lega il 17,37%. Significativo il recupero del Pd che aveva il 18,72%. Forza Italia quasi dimezza la percentuale (era al 14,01%), Fratelli d’Italia guadagna due punti (aveva il 4,35%).

Nelle cinque circoscrizioni macroregionali la Lega è risultata prima nelle due del Nord, ma anche in quella del Centro, tradizionale punto di forza del Pd, che registra un calo netto nel Sud. Nel Mezzogiorno e nelle Isole il M5S, fortemente penalizzato nel Centro-Nord, conferma la prima posizione anche se su livelli ridotti e con la Lega che si avvicina.

Nel dettaglio dei dati, nel Nord-Ovest la Lega ottiene il 40,70%, il Pd il 23,45%, il M5S l’11,12%, Forza Italia l’8,80% e FdI il 5,65%. Nel Nord- Est la Lega consegue il suo risultato migliore con il 41,01%, il Pd riceve 23,79% dei voti, il M5S il 10,30%, Forza Italia il 5,83%, FdI il 5,74%. Nel Centro la Lega raggiunge il 33,45%, il Pd si attesta al 26,82, il M5S ottiene il 15,95%, Fratelli d’Italia supera Forza Italia (rispettivamente 6,98% e 6,25%). Nella circoscrizione meridionale il M5S è al 29,17%, la Lega al 23,45%, il Pd al 17,85%, Forza Italia al 12,28 e FdI al 7,56%. Nelle Isole il M5S tocca il suo livello più alto con il 29,85%, la Lega segue con il 22,42%, il Pd è al 18,48%, Forza Italia al 14,77 (suo miglior risultato) e FdI al 7,28.
Tra le grandi città il Pd risulta primo partito a Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna e Firenze, il M5S a Napoli, Bari e Palermo.

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