Paradosso inglese: caos Brexit e si torna alle urne per l’Europarlamento. Farage verso il trionfo

John Curtice, docente di politica all’università di Strathclyde, analista di sondaggi per la Bbc, spiega al Sir la situazione nel suo Paese. Il 23 maggio i britannici saranno chiamati a scegliere i deputati del Parlamento di Strasburgo dal quale hanno preso le distanze. Partiti divisi al loro interno, Westminster incapace di decidere, euroscetticismo alle stelle. E May potrebbe essere costretta a lasciare...

Nigel Farage, leader del Brexit Party

E cosi il “Withdrawal agreement”, la legislazione che porta la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea, tornerà, per la quarta volta, nel parlamento britannico la settimana che comincia con lunedì 3 giugno. È l’ennesimo, disperato, tentativo della premier Theresa May (voci insistenti parlano di possibili dimissioni) di far approvare da Westminster l’accordo che ha concluso con Bruxelles lo scorso novembre. Ma a una settimana dalle elezioni europee (nel Regno Unito si vota il 23 maggio) l’esperto di sondaggi per la Bbc, John Curtice, spiega al Sir che la strategia del primo ministro britannico non porterà a nulla e alle elezioni del prossimo 23 maggio il partito conservatore perderà ancora.

L’ordine d’arrivo: primo Farage. “Manca ancora una settimana al voto e i sondaggi non sono attendibili al 100% ma sarei molto sorpreso se il partito per il Brexit di Nigel Farage non arrivasse al primo posto, i laburisti al secondo e i liberaldemocratici terzi con i conservatori come fanalino di coda”, spiega Curtice (nella foto), docente di politica all’università di Strathclyde, analista di sondaggi per la Bbc. “Al quinto posto penso che ci saranno i verdi e, al seguito di questi, il partito “Change Uk”, formato da parlamentari indipendenti che vogliono un secondo referendum per rimanere nella Ue. Il partito nazionalista scozzese Snp trionferà in Scozia”.

Theresa May sconfitta ancora. Per Curtice il prossimo 23 maggio la perdita sarà considerevole per i Tory e anche per i laburisti. Da quando è passata la data prevista per il Brexit del 29 marzo scorso gli elettori hanno cominciato ad abbandonare i due partiti maggiori.

Vincerà l’euroscetticismo. L’esperto spiega che, alle elezioni europee, nel Regno Unito, hanno sempre vinto i piccoli partiti euroscettici perché viene applicato il sistema proporzionale, anziché quello uninominale secco, usato nelle elezioni legislative. Inoltre l’affluenza alle urne è, di solito, bassa e gli elettori usano il voto per protestare contro le mancanze del governo. Basti ricordare il successo del partito Ukip di Nigel Farage nel 2014 che era arrivato al primo posto con il 27% del voto. “Il risultato elettorale europeo non cambierà la posizione che hanno tenuto, fino ad oggi, i parlamentari”, spiega l’esperto. “I Tory, che sostengono Brexit, interpreteranno il successo di Nigel Farage come un segnale che il partito deve appoggiare un hard Brexit, un’uscita senza accordo dall’Unione europea, e voteranno contro il trattato proposto dalla premier. Oppure decideranno di inghiottire il loro orgoglio e votare a favore perché avranno paura che il partito conservatore venga danneggiato da Farage durante un’elezione generale. Anche i laburisti saranno divisi tra coloro che vogliono andarsene dall’Unione europea, che voteranno per la May, e coloro che preferiscono un secondo referendum”. La premier perderà ancora, per la quarta volta, il voto di Westminster. Curtice non ha dubbi e sostiene che tutti gli altri esperti concordano con lui.

Guadagnare tempo? Per il docente di politica il voto a Westminster dei primi di giugno è solo uno strattagemma di Theresa May, che sa che i suoi giorni politici sono contati, per guadagnare tempo. Una strategia che non funzionerà. “È inevitabile che, durante l’estate, una volta perso il voto a Westminster, il primo ministro venga costretto a dimettersi. In teoria la premier non può essere sfidata da altri aspiranti alla guida del partito fino a dicembre”, spiega il professor Curtice. “Ma dopo la sconfitta a Westminster Graham Brady, presidente del comitato 1922, dove il partito sceglie i suoi leader, chiederà alla May di dimettersi e quest’ultima non avrà scelta. A quel punto si aprirà una competizione, tra i Tory, per eleggere il nuovo leader”. Secondo Curtice la premier si dimetterà già a giugno o, comunque, entro l’estate e la competizione per scegliere un nuovo leader durerà fino ad agosto. A quel punto non vi sarà tempo sufficiente per l’approvazione della legislazione necessaria per implementare il Brexit e Theresa May o il nuovo leader dovranno chiedere un’ulteriore estensione all’Unione europea.

Il trionfo di Farage. “La novità più importante delle elezioni europee nel Regno Unito sarà il trionfo del Brexit Party di Nigel Farage”, spiega John Curtice. “Il numero di elettori che sono a favore dell’uscita dall’Unione europea sono, più o meno, gli stessi del referendum del 2016 che ha dato il via al Brexit. La differenza è che il prossimo 23 maggio voteranno per Farage anziché per i Tory”.

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