Nord Irlanda, situazione esplosiva. Bairner (politologo): “Brexit da sbloccare”

L’omicidio della giornalista Lyra McKee rischia di scatenare nuove ondate di violenza nell'Ulster. Il problema-Brexit può alimentare divisioni sopite con l'accordo del Venerdì santo. Nel frattempo crescono nel Regno Unito le tensioni in vista delle ormai probabili elezioni europee del 23 maggio. L'esperto, che ha vissuto a lungo nell'Irlanda del Nord, parla inoltre della premier May, delle lacerazioni fra i conservatori, del possibile ruolo del Labour, della formazione di Nigel Farage e del partito unionista Dup

Riprendono oggi, a Westminster, le trattative tra la premier britannica Theresa May e il leader laburista dell’opposizione Jeremy Corbyn mentre il Nord Irlanda è ancora sotto shock dopo l’omicidio della giornalista Lyra McKee. La reporter è stata uccisa dai terroristi della Nuova Ira, gruppo dissidente dell’“esercito repubblicano nordirlandese”, che non ha mai accettato l’accordo di pace del Venerdì santo. Alan Bairner, profondo conoscitore dell’Irlanda del Nord, dove ha abitato per venticinque anni, insegnando politica all’Università dell’Ulster, spiega al Sir che esiste un rischio reale di ulteriori violenze non soltanto a Belfast ma anche a Londra. “Non vedo via d’uscita dalla situazione di stallo nella quale ci troviamo e altri episodi di terrorismo sembrano inevitabili”, afferma. Il docente ha tenuto lezioni anche alla “Maize prison”, la prigione nordirlandese che ha ospitato, dalla metà degli anni Settanta, i combattenti più pericolosi sia dell’Ira che delle formazioni protestanti.

Pericolo-elezioni. “Non esiste terreno comune tra conservatori e laburisti e il tentativo del primo ministro di trovare voti per il proprio accordo di uscita dall’Unione europea tra le fila del Labour non porterà a nulla”, argomenta il professor Bairner. “Qualsiasi soluzione che non sblocchi il Brexit – per esempio un secondo referendum dove la maggioranza voti per rimanere nell’Unione europea – scatenerà la violenza del partito dei ‘leavers’, ovvero di chi vuole andarsene” dall’Ue. Non solo. Alle prossime elezioni europee del 23 maggio – ormai sempre più probabili anche per gli elettori britannici – il partito conservatore al governo, secondo l’esperto, rischia di essere distrutto dalla formazione di Nigel Farage, quel “Brexit party” per il quale voteranno, alle prossime elezioni europee, il 40% dei membri Tory. Una rivolta contro la premier Theresa May che potrebbe essere presto costretta alle dimissioni. In questo quadro di grande instabilità a Westminster la situazione nordirlandese è, potenzialmente, esplosiva.

Ancora violenza. “Anche se si sono scusati con la partner, i parenti e gli amici di Lyra McKee, la stimata giornalista uccisa a Londonderry per sbaglio dai terroristi che puntavano ai poliziotti, i membri della Nuova Ira hanno riaffermato la violenza”, spiega Bairner. “Sì, abbiamo sbagliato ma voi sapete che il nostro vero obiettivo era quello giusto, colpire i poliziotti che sono i nostri nemici”. Secondo l’esperto è questo il significato della dichiarazione fatta dal gruppo dissidente repubblicano al giornale nordirlandese “Irish News”. La spiegazione della nuova violenza sta nel vuoto politico oggi esistente non soltanto a Belfast, dove non c’è un governo, ma anche a Westminster dove la nuova situazione politica generata dal Brexit ha alimentato le speranze di chi vuole un’Irlanda unita. “Aggiungerei un altro fattore. L’estrema povertà di questa zona del Regno Unito a confronto della capitale del Nord Irlanda Belfast che conosce una nuova ricchezza”. “Giovani poverissimi e senza speranze si arruolano nelle fila dei terroristi e vi trovano un ruolo e uno scopo per la loro vita. Altri episodi di violenza sono inevitabili”, insiste Bairner.

La fine dei Tory. “Chiunque è per il Brexit non voterà conservatore alle prossime elezioni europee, sempre che la Gran Bretagna finisca per parteciparvi”, spiega l’esperto. “Milioni di voti di elettori Tory che si sentono traditi dal fatto che il partito non li ha portati fuori dall’Unione europea andranno al Brexit Party di Nigel Farage che rischia, così, di distruggere i conservatori”. Secondo il politologo è anche possibile “che il partito conservatore, sconfitto alle elezioni europee, si divida in due tra chi è a favore di un’uscita morbida dall’Unione europea e chi vuole una rottura netta”. “Il panorama politico britannico verrebbe ridisegnato con la presenza, per la prima volta, di un nuovo partito populista di estrema destra”, spiega Bairner. Ovviamente in questo momento Theresa May e la maggior parte della leadership del partito sta cercando di fare di tutto per evitare le elezioni europee perché sanno quanto problematiche potrebbero diventare.

No a Farage. “Penso che il partito laburista debba presentarsi alle elezioni europee come la formazione di coloro che vogliono rimanere nell’Unione per dare agli elettori un’alternativa e resistere adeguatamente a Farage”, spiega Bairner. “È ora che Corbyn si dimentichi del suo anticapitalismo, che l’ha portato a opporsi all’Unione europea, per presentarsi come il partito del ‘remain’ che revocherà l’articolo 50” per l’uscita dall’Unione.

Un’Irlanda unita. “Il partito unionista nordirlandese Dup” (favorevole alla unione tra Nord Irlanda e Inghilterra), che, “fino ad oggi, non ha voluto dare a Theresa May quei voti necessari per portare avanti il Brexit, non si rende conto che tanta opposizione potrebbe portare a un’Irlanda unita, proprio l’obiettivo che non vogliono. La maggioranza dei nordirlandesi, infatti, è per rimanere con la Repubblica d’Irlanda”, conclude l’esperto.

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