Madeleina, la Supergirl inglese che tifa per l’Europa. “Brexit è un grave errore”

Il 29 marzo, data del recesso del Regno Unito dall'Ue, compirà 25 anni Madeleina Kay. Musicista, artista, attivista politica, sta girando il suo Paese e l'Europa per evitare il "divorzio" tra Londra e i Ventisette e spera che i cittadini britannici siano chiamati alle urne per un secondo referendum. I giovani, l'identità europea, la democrazia nelle parole di una ragazza che sventola ovunque la bandiera blu con le 12 stelle. E che si è messa a disposizione della campagna #stavoltavoto

Alcune immagini della campagna europeista di Madeleina Kay e un suo messaggio-video per le elezioni del Parlamento Ue

Manca un soffio al fatidico 29 marzo, giorno in cui il Regno Unito dovrebbe lasciare l’Ue: condizionale d’obbligo perché ancora manca il placet di Westminster all’accordo. Oggi il voto a Londra dopo che Theresa May avrà presentato il nuovo pacchetto reso noto ieri sera che dovrebbe chiarire la questione del backstop irlandese. Ironia della sorte, proprio il 29 marzo compirà 25 anni Madeleina Kay che ha fatto dell’Ue la sua ragione di vita. Viaggia, canta, scrive, si traveste da Supergirl per dare il suo contributo e fermare il Brexit. Vive a Scheffield, con il padre e un cane, Alba White Wolf. È una sorta di John Baez dell’Europa. Il suo attivismo ha avuto una spinta con il premio del Parlamento europeo “giovane europea del 2018”. E infatti – racconta al Sir nelle ore in cui a Londra si assumono decisioni delicatissime sul Brexit – dopo la fatidica data si dedicherà a fare campagna per #stavoltavoto.eu

Che cosa vorresti come regalo per il tuo compleanno?
L’unica cosa che voglio è un’estensione del termine del Brexit così che le persone possano tornare a votare.

Quale atmosfera si respira nel Regno Unito in questi giorni?
Nessuno sa che cosa sta succedendo. È tutto un caos e i politici continuano  a litigare l’uno contro l’altro.

Tu stai continuando a fare la tua campagna contro il Brexit?
Certo! Sono stata in Galles l’altra sera, ho appena registrato una canzone e fatto un video; non è solo anti-Brexit ma anche per le elezioni del Parlamento europeo. Si intitola “I won’t go down without a fight” ed è una canzone di difesa dell’Europa. Perché poi mi impegnerò per la campagna elettorale per fare in modo che i giovani vadano a votare a maggio. Ho anche scritto “Don’t hold back” che è come un ultimo grido: ci restano meno tre settimane per fare tutto quello che possiamo per fermare Brexit.

Ma servirà a qualcosa il tuo impegno? Non dipende tutto da Westminster?
I politici non sanno che cosa vogliono. Sanno che devono fare un Brexit ma ancora non sanno di che genere. Per questo cerchiamo di fare pressione sui parlamentari laburisti e sui Tory che vogliono il “remain” in modo che sostengano il ritorno alle urne.

Purtroppo i giovani stanno pagando per la loro assenza al referendum del 2016…
Sì, è triste perché il 75% della fascia 18-25 anni, cioè i miei coetanei, hanno votato per rimanere. Ma in troppi non sono andati a votare. Poi però alle elezioni del 2017 hanno votato Geremy Corbin pensando ci avrebbe salvato dal Brexit….

Come farai a fare campagna elettorale per le europee, se, nel caso in cui il Brexit passi, il Regno Unito non voterà nemmeno?
Il mio progetto è di andare a fare campagna in giro per l’Europa. Ho chiesto un sostegno economico all’Ue per un tour nei 27 Paesi dell’Ue e collaborare alla campagna #stavoltavoto. Io potrò dire, come britannica, a prescindere da quello che succederà, quanto sia importante che si vada a votare, per non consegnare l’Europa ai populisti e rischiare di avere l’incubo Brexit in altri Paesi europei.

I giovani cosa pensano dell’Europa secondo te?
Prima del Brexit io non sapevo nemmeno che esistesse un Parlamento europeo. C’è un grande deficit di conoscenza, c’è bisogno di istruire le persone, a partire dalle scuole, in modo che i giovani sappiano che cosa è e che cosa fa l’Ue e quindi poi vadano a votare. Abbiamo bisogno dei mezzi di informazione: qui nel Regno Unito non senti mai parlare di elezioni europee, quindi la gente non sa che deve andare a votare. A me sembra che oggi la politica sia portata avanti in modo troppo “intellettuale”, specialistica, corporativa, tecnica, e così non raggiunge le persone. Bisogna renderla accessibile, coinvolgente e anche divertente. Se vuoi sensibilizzare devi usare humor, cose accattivanti perché se le cose piacciono diventano virali. C’è bisogno di un coinvolgimento sul piano umano, di storie che abbiano un’attinenza con le persone. E poi c’è totale mancanza di narrativa positiva sull’Ue, anche nella campagna per il “remain”: parlano sempre del Regno Unito e non dell’Europa, usano la Union Jack e non la bandiera dell’Ue, nessuno spiega come abbia migliorato il nostro modo di vivere. Non hanno mai fatto raccontare a nessuno la propria esperienza positiva di Europa. A me questo sembra ridicolo.

Sei stata giovane europea 2018: che cosa ti ha dato questa esperienza?
Sono stata invitata in giro per l’Europa per via del premio. Invece qui, nel mio Paese, nessuna eco, perché non diamo nessun valore all’identità europea.

Che cosa è l’identità europea?
Europa è “essere più grandi” della propria identità nazionale o regionale. È questione di guardare agli altri per condividere la diversità, celebrare le nostre differenze e la nostra capacità di lavorare insieme per superare i temi conflittuali. Questo è il modo in cui l’Ue ha contribuito alla nostra pace e prosperità. Il mio cuore è europeo, ma sono anche britannica; le due cose non si escludono.

Da dove arriva il tuo amore per l’Europa?
Arriva proprio dal Brexit. Succede sempre così: sai veramente che cosa hai quando lo perdi. Non ero coinvolta nella campagna elettorale del referendum, ho scritto solo una canzone nemmeno troppo bella un paio di giorni prima del voto. Dopo il referendum ho iniziato a leggere e a cercare di conoscere l’Ue e più scoprivo quanto ha fatto a beneficio del Regno Unito più mi rendevo conto di quale grande errore fosse il Brexit. E quindi ho cercato di comunicarlo agli altri giovani.

Se si arrivasse a un secondo referendum nel Regno Unito, come potrebbe finire secondo te?
Ci sarebbe la vittoria per il remain, ma di stretta misura. Molti ora vedono che cosa è Brexit, quanto è complicato, c’è più informazione sul danno che causerà e che non sapevamo nel primo voto. Ma non penso sia stato fatto abbastanza per cambiare la percezione dell’Ue, il che potrebbe dare un ampio margine di vittoria. E penso che se anche il Brexit si fermerà, ci sarà molto da fare per cambiare questa percezione dell’Unione tra i cittadini europei.

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