Il giorno dopo

"Mentre il portone si chiudeva - confida commosso il parroco di Castel Gandolfo - abbiamo avuto la sensazione che si scriveva e si metteva la firma ad una pagina di storia". Il sogno del Sindaco: conferire a Benedetto la cittadinanza onoraria

Castel Gandolfo il giorno dopo. Sulla piazza della Libertà su cui si affaccia il Palazzo Pontificio, passeggiano ancora incuriositi giornalisti, anche stranieri, e troupe televisive che stazionano in città alla caccia di emozioni e notizie. Segno che qualcosa di storico è avvenuto in questa piccola cittadina che si affaccia sul lago di Albano. Per le strade, è ancora forte l’emozione vissuta ieri alla chiusura del portone dietro il quale si è "nascosto" al mondo Benedetto XVI, Papa emerito. "È come un velo di tristezza che è sceso sulla città", dice al Sir don Pietro Diletti, parroco della parrocchia pontificia San Tommaso da Villanova. "Mentre il portone si chiudeva – aggiunge commosso – abbiamo tutti avuto la sensazione che si scriveva e si metteva la firma a una pagina di storia". Alla morte di un Papa, viene per consuetudine snodata una catena di ferro lungo il portone, tra le due colonnine di pietra che lo circondano. La catena oggi invece è rimasta annodata. "Segno – spiega il parroco – di una rinuncia e non di una morte".

La parrocchia. Il parroco questa mattina ha celebrato una Messa speciale per Benedetto XVI, alla quale ha partecipato anche il sindaco di Castel Gandolfo, Milvia Monachesi. "Benedetto XVI – ha detto nell’omelia don Diletti – ci ha dato un esempio di umiltà e di rapporto intenso con Dio nella preghiera dalla quale ha preso poi la decisione irrevocabile di ritirarsi dal ministero petrino. Decisione che è un atto di amore per la Chiesa, capito da tutto il mondo". E ha aggiunto: "Benedetto XVI non è fuggito, non è sceso dalla Croce: è più presente di prima". Alla preghiera dei fedeli, i cittadini di Castel Gandolfo hanno pregato per "Sua Santità Benedetto XVI, perché il Signore lo custodisca e gli dia giorni sereni". "Gli vogliamo bene – dice poi don Pietro -. Poteva andare da qualsiasi parte e, invece, ha scelto Castel Gandolfo, segno che lui ama questa città e si trova bene in questi posti". Lo aveva detto il Papa qualche anno fa, incontrando nel luglio del 2011 l’amministrazione comunale e le sue parole ora campeggiano su una targa posta a fianco del municipio: "Qui mi trovo bene: montagna, lago e vedo persino il mare e gente buona".

Il sindaco e le forze dell’ordine. "Ho lasciato una lettera sulla sua scrivania – confida al Sir il sindaco Milvia Monachesi – per esprimergli la vicinanza, la gratitudine e la comunione nella preghiera a nome di tutta la comunità. E poi ho un sogno. So che lui ha detto di voler sparire in un certo senso alla vita pubblica, ma noi vorremmo conferirgli la cittadinanza onoraria come segno del nostro desiderio di mantenere vivo questo legame di affetto con Benedetto XVI che sentiamo come nostro cittadino. Lui ha sempre dimostrato tanto affetto per Castel Gandolfo e lo ha dimostrato ancora di più con questo gesto di dare l’ultimo saluto proprio da qui. E questo ci lega orma a lui per sempre in maniera fortissima". Benedetto XVI – conferma il sindaco – rimarrà a Castel Gandolfo per 3 mesi e "questo ci fa molto piacere: cercheremo di garantirgli la più serena permanenza. Cercheremo di non fare nulla di chiassoso, nulla in contrasto con il suo desiderio di tranquillità e di riserbo". Castel Gandolfo è abituata ad accogliere nei periodi estivi i pontefici e quindi a provvedere a un adeguato sistema di sicurezza. "Ma – dicono al Sir le forze dell’ordine – quello che si sta vivendo in questi giorni ha una portata storica. I mezzi di comunicazione stanno giustamente richiamando l’attenzione della gente in tutto il mondo. È chiaro quindi che le forze di sicurezza sono state necessariamente rafforzate".

Il direttore delle Ville Pontificie. È stato Saverio Petrillo, direttore delle Ville Pontificie, a dare il comando alle Guardie Svizzere di chiudere il portone del Palazzo dove ora risiede Benedetto XVI, papa emerito. "È stata – dice oggi – una profonda emozione, conscio di vivere un avvenimento eccezionale e, in qualche modo, imprevedibile nella mia lunga carriera in Vaticano". Ed aggiunge: "Tristezza certamente sì, ma preoccupazione no perché il Santo Padre è colui che in questi momenti dà conforto a tutti. Lui ha preso questa decisione di fronte a Dio e vedere allora la sua serenità è un incoraggiamento per tutti noi. Veniva in mente quel brano del Vangelo quando Nostro Signore dice a Pietro che non si voleva far lavare i piedi da lui, ‘tu ora non capisci, lo capirai più tardi’. Ecco, io sono in quello stesso atteggiamento di fede. Il nostro augurio è che il Santo Padre possa finalmente godere delle meraviglie del Creato come ha detto lui ieri quando si è affacciato dal balcone".

Il centro Mariapoli. All’interno dei giardini vaticani, dal 1986 è attivo il Centro Mariapoli, donato da papa Giovanni Paolo II al Movimento dei Focolari e oggi luogo di formazione dove ogni anno transitano circa 20mila persone. Ieri, in piazza della Libertà, a salutare Benedetto XVI c’erano anche 1.300 aderenti al Movimento arrivati da vari Paesi del mondo (anche dalla Siria) per un incontro di famiglie. Il centro è gestito da un gruppo di 34 focolarine. "Abbiamo vissuto la chiusura del portone – dice Nunziatina Cilento, responsabile del centro Mariapoli – con profonda commozione e anche con un po’ di nostalgia: pareva che si chiudesse un tempo e dovessimo adesso aprirci a quello che Dio vorrà. Ci trovavamo lì tutte prese dalla figura di questo Papa con il desiderio forte di unirci alla sua preghiera e alla preghiera di tutti i fedeli del mondo perché abbia la grazia, la salute e la serenità d’animo per affrontare questo momento". Al Papa ieri sono arrivati dal Centro Mariapoli fiori e un quadro opera dell’artista Mario Franceschini. Le focolarine promettono che troveranno "tutte le occasioni per farsi presenti con fiori e un biglietto. E poi sappiamo che il Papa ama molto la crostata…". L’augurio? "Un grande riposo, dopo questo periodo anche difficile che ha vissuto. Un riposo fisico ma anche morale perché tanti pensieri si risolvono e si affidino alla misericordia di Dio. E che possa quindi godere di quella serenità che viene dallo Spirito Santo, che viene dal Cielo e quindi pregna di tanti doni".

(01 marzo 2013)

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