La sua “seconda casa”

Il rapporto speciale di Benedetto XVI con questa terra alla cui "gente buona" rivolgerà le sue "ultime parole"

L’udienza del 27 febbraio è stata l’"ultima del pontificato" – come annota la Sala stampa vaticana – di Benedetto XVI. Un’udienza, per questo, davvero unica. Mai avvenuto che in un intervento pubblico sia il Papa sia i fedeli fossero insieme consapevoli che quella era l’"ultima volta"! Il 15 agosto 1977, nell’omelia a Castel Gandolfo, Paolo VI disse: "Chissà se avrò io ancora, vecchio ormai come sono, il bene di celebrare con voi questa festa. Vedo approssimarsi le soglie dell’aldilà…". Fu una personale intuizione, poi avveratasi. Tutti, però, l’anno dopo, ricordando quella frase ancora ai primi d’agosto – così mi dicono – erano pronti a dire che il Papa s’era sbagliato. Oggi, però, ancora a Castel Gandolfo, sappiamo bene che le parole di Benedetto XVI questa sera saranno davvero le sue ultime del Pontificato.

Il discorso romano di ieri è stato, per un verso, una confidenza, cuore a cuore, del Papa sulla sua scelta "di rinunciare all’esercizio attivo del ministero". Parole subito commentate col richiamo a san Benedetto, il quale "ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio". È stato, però, anche, uno sguardo sulla Chiesa. Benedetto XVI ne ha parlato come un corpo che cresce a motivo della carità che l’alimenta; come un "corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel Corpo di Gesù Cristo, che ci unisce tutti"; come una barca, che proprio perché è del Signore ed è guidata da lui, non può essere affondata. Per due volte, soprattutto, il Papa ha detto: "Vedo la Chiesa viva, vediamo come la Chiesa è viva oggi!". Risentendole, queste espressioni, mi son detto: è un messaggio che il Papa ci lancia dall’insieme degli otto anni del suo Pontificato. All’inizio del suo ministero petrino, il 24 aprile 2005, Benedetto XVI lo ripeté più volte: "La Chiesa è viva e noi lo vediamo: noi sperimentiamo la gioia che il Risorto ha promesso ai suoi. La Chiesa è viva – essa è viva, perché Cristo è vivo, perché egli è veramente risorto". Nella coincidenza delle affermazioni è come un cerchio che si chiude.

Le parole che Benedetto XVI ci rivolgerà questa sera a Castel Gandolfo non saranno rivolte alla Chiesa di Roma – "la mia diocesi" – e neppure – almeno per alcuni aspetti – a tutta la Chiesa e al mondo intero, come ha detto nell’udienza di mercoledì: "Ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella preghiera, con il cuore di padre… il cuore di un Papa si allarga al mondo intero". Questa sera, prima di ritirarsi "nel servizio della preghiera" e di restare così "nel recinto di san Pietro", il Papa parlerà a una comunità cristiana che è stata in qualche modo la sua "seconda casa". Egli, ogni anno di più, ha gradito risiedervi. "Qui trovo tutto: montagna, lago e vedo persino il mare e gente buona. Per questo sono felice di essere qui", disse il 7 luglio 2011. Per non dimenticarle, Castel Gandolfo ha inciso quelle parole sulla pietra. Con la cittadina castellana il Papa ha condiviso momenti di preghiera – come annualmente nella solennità dell’Assunta – e di festa. Anche alla Chiesa di Albano si è mostrato affezionato. Penso alle due ore d’incontro con il clero diocesano. Ripeté pure in quella circostanza: "La Chiesa è viva!". Penso al rito solenne di dedicazione del nuovo altare della cattedrale di Albano, il 21 settembre 2008, con l’inaugurazione della cattedra episcopale. Poi tante altre volte ancora. A questa Chiesa di Albano papa Benedetto XVI ha voluto riservare le sue davvero "ultime parole". Anche per questo atto d’amore gli diciamo: "Che tu sia benedetto!".

Marcello Semeraro – vescovo di Albano

(28 febbraio 2013)

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