Le parole del cuore

Benedetto ha aperto, in piazza San Pietro, una pagina del suo diario dell'anima

Sono le parole del cuore a traghettare Benedetto XVI tra le rive scoscese e ardue della fede e della ragione nel giorno del saluto più intimo e più pubblico.
Il Papa teologo, il Papa tedesco, il Papa di Ratisbona e Gerusalemme, di Colonia e di Erfurt, della Westmister Hall e del Collegio des Bernardin, del Reichstag e di Ground Zero, di Sidney e di Madrid, ha aperto il suo cuore come una pagina del diario dell’anima, secondo la migliore tradizione dei mistici cristiani. Che non possono dimenticare le date più importanti della propria vita (il 19 aprile del 2005), ma hanno profonda consapevolezza che sono altre le domande e le certezze che accompagnano l’uomo che affida tutto se stesso a Dio.

"Signore che cosa mi chiedi?". La domanda che ha guidato Benedetto nel suo cammino e che solennemente ha voluto sillabare in piazza San Pietro, risuona e vibra nelle coscienze di tutti i cristiani. È la domanda più esigente per Pietro e Giovanni, ma anche per ogni singolo credente in ogni angolo del mondo, senza distinzioni di condizione sociale, di orizzonte culturale, di convinzione politica, di dimensione antropologica. Una domanda a cui ciascun credente deve trovare risposta, ma nella certezza che "la Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua e non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto".

Ma nel diario dell’anima c’è anche la pagina della fede "bambina" che si abbandona nelle braccia di Dio. È bello oggi, sperimentare con Benedetto l’accoccolarci nelle braccia del nostro Dio con quella preghiera che dovremmo tornare a recitare al mattino con la fiducia dei bambini nei confronti del Padre. "Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio d’avermi creato, fatto cristiano…". Parole strappate alla contemplazione e restituite a un cristianesimo esigente, "adulto" ci ha detto il Concilio, che non rinuncia alla sfida dell’evangelizzazione e della missione. E perciò stesso destinato all’incomprensione e sempre più spesso al martirio. Ma sarà sempre quell’amore certo di Dio a illuminare il cuore limpido del credente, a cui viene chiesto di andare incontro alla storia senza paura.

Benedetto ha abbracciato "tutta la Chiesa sparsa nel mondo", ha allargato "il cuore al mondo intero". Poi ha toccato con mano la Chiesa, "non un’organizzazione, non un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel Corpo di Gesù Cristo che ci unisce tutti". Questa certezza l’abbiamo letta nello sguardo grato e commosso del Papa che ci accompagnerà nei giorni a venire.
È difficile trovare le parole giuste per ringraziare un Papa. Da umili cronisti forse basta un semplice "grazie".
Da credenti, osiamo: "Santo Padre, non sarà mai solo. Mai. E dalla sua finestra, ci benedica ancora".

Domenico Delle Foglie

(27 febbraio 2013)

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