I suoi portavoce

L'incontro con i parroci e il clero di Roma... cioè del mondo

Ha voluto incontrarli come ogni anno. Questa volta in modo diverso, niente domande e risposte. Ha narrato loro la storia della Chiesa del Concilio, una storia bella che ha vissuto e scritto in prima persona.
Perché mai Benedetto XVI, a due settimane dalla conclusione del pontificato, ha voluto parlare così di quell’evento che continua nell’oggi ai parroci e al clero di Roma che esprimevano ieri mattina nell’aula Nervi il volto del clero e dei parroci di tutto il mondo?
Certamente anche, ma non solo, per la ricorrenza dei cinquant’anni del Concilio, come era annunciato nel programma. C’erano una tale vivacità e una tale profondità in quella conversazione da far intuire fin dalle prime battute che il desiderio di papa Benedetto era di consegnare a coloro che lo stavano ascoltando la sua vita, la sua fede, la sua passione per lo studio, il suo amore per la Chiesa e per il mondo.
Ha scelto, per questo messaggio completamente a voce, coloro che ogni giorno nelle chiese, nelle case, nei luoghi della sofferenza, sui tornanti della fatica e della bellezza del vivere annunciano la gioia di credere e proprio da questa gioia fanno nascere nell’uomo le domande su Dio. E indicano la direzione da prendere perché nella coscienza di ognuno nasca e cresca la ricerca dell’essenziale.

Ha incontrato i parroci che da lunedì 11 febbraio sono stati, nelle grandi città come negli angoli più sperduti della terra, i suoi "portavoce", coloro che hanno risposto a caldo agli interrogativi sorti tra la gente nell’apprendere la notizia della sua scelta. Sono stati i primi a proporre pensieri di gratitudine, di comprensione, di rispetto, di serenità.
Improvvisamente si sono trovati con le loro piccole forze di fronte alla potenza dei media, all’irruzione di pareri e commenti di opinionisti ed esperti.

Certamente non se l’aspettavano questo ruolo di comunicatori ma non erano impreparati perché dal giorno del loro "sì per sempre" conoscono il linguaggio delle virtù teologali. Ieri il Papa, nella conversazione in aula Nervi, ha suggerito altre parole e perfino il tono della voce per continuare una comunicazione che non disprezza le regole mediatiche ma va oltre e percorre i terreni del silenzio, dell’ascolto, della preghiera.
Sarebbe bastato, nel Mercoledì delle Ceneri, fare capolino in alcune chiese parrocchiali per rendersi conto di uno straordinario "spettacolo" di fede e di umanità. Si avvertiva e si avverte non l’incredulità ma lo stupore di chi legge nella scelta grande del Papa la presenza di Dio.

"Grazie, ora torniamo alla preghiera": le sue parole al termine del rito delle Ceneri, nella basilica di san Pietro, lo hanno confermato.
I parroci di Roma, cioè del mondo, le hanno ripetute e la gente ha compreso che nella preghiera – il massimo dell’inutilità agli occhi del mondo – si esprime la fiducia incondizionata tra Dio e l’uomo e tra l’uomo e Dio.
La gente ha così compreso, soprattutto dai parroci, che la scelta del Papa è un dono e un insegnamento che lo scorrere del tempo renderà ancora più luminosi e illuminanti.
L’incontro di ieri mattina con i suoi "portavoce" è stata la prova non solo di un immenso affetto umano ma anche di un vibrante sentire dell’anima che richiama il dialogo eterno tra Pietro e il Maestro.

Paolo Bustaffa

(15 febbraio 2013)

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