Senza precedenti

La rinuncia del Papa nei quotidiani italiani: editoriali e interviste

È la rinuncia al papato di Benedetto XVI a monopolizzare le aperture dei quotidiani nazionali che oltre a ripercorrere la storica giornata di ieri propongono analisi, interviste e approfondimenti. Di "avvenimento senza precedenti", anche se frutto di "una decisione presa da molti mesi", e di rinuncia "libera e soprattutto fiduciosa nella provvidenza di Dio", parla Gian Maria Vian, direttore de L’Osservatore Romano, nell’editoriale del numero che riporta la data 11-12 febbraio. Presentiamo una rassegna dei principali quotidiani italiani.

Nell’orizzonte della fede. "Siamo tutti dentro una profondissima emozione ma dobbiamo collocare questo avvenimento dentro l’orizzonte della fede". Così il cardinale presidente della Cei Angelo Bagnasco, in un’intervista apparsa oggi su Avvenire. "La Chiesa – assicura il porporato – è solida nelle mani di Gesù" mentre "sta svettando più nitida ancora la statura di quest’uomo che il Signore ci ha donato per 8 anni". "Forse in tanti – osserva a conclusione del suo editoriale il direttore del quotidiano della Cei, Marco Tarquinio, che oggi dedica 15 pagine alla scelta del Papa – in questo freddo giorno di febbraio dell’Anno del Signore 2013, capiamo di più e meglio che proprio niente ci appartiene per sempre, ma se apparteniamo a Lui, nulla e nessuno ci è tolto e tutto ci è dato". Di "gesto di servizio" parla il canonista Manuel Jesus Arroba Conde, mentre il politologo e commentatore Ernesto Galli della Loggia avverte che la scelta di Benedetto XVI "può contribuire a ‘desacralizzare’ la figura pubblica del Papa".

Atto umile e grande. "È una decisone di fronte alla quale dobbiamo solo chinare il capo in segno di rispetto, per il pastore e per l’uomo e, per quanto è possibile in questo nostro tempo, in silenzio", scrive in un commento su Il Sole 24 ore il presidente emerito della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, definendo la rinuncia di Benedetto XVI "un atto di coraggio estremo legato a un altissimo senso di responsabilità". Sempre sul quotidiano della Confindustria, che dà inoltre la notizia di un intervento subito tre mesi fa dal Pontefice per la sostituzione del pacemaker, mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, osserva che "l’autentica riforma, voluta da questo Papa", è stata "quella della conversione evangelica". Per il teologo, "con il suo pontificato e, in modo singolare, con quest’atto umile e grande", Benedetto XVI "ha dimostrato di essere un uomo" capace di rendere "Dio credibile in questo mondo". "La presenza di Ratzinger nella Chiesa non si conclude – assicura dalle colonne de La Stampa il priore di Bose Enzo Bianchi -. Sarà una presenza alta e non meno significativa: una presenza di intercessione". In questo modo, "Benedetto XVI appare successore di Pietro più che mai, anche nel suo esodo".

Combattente dell’anima. "Un combattente dell’anima, una luce che illumina la Parola (solo una grande teologo poteva trovare il coraggio di dimettersi), non un condottiero della fede". A tracciare questo ritratto di Benedetto XVI è Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera. Nell’editoriale odierno, de Bortoli sottolinea l’amore del Papa "per la dimensione spirituale e autentica della Chiesa" e l’essenziale "opera di trasparenza e pulizia" da lui avviata al suo interno. "Non potendola rinnovare in profondità come avrebbe voluto – è l’interpretazione azzardata dal direttore – ha affidato il compito al proprio successore". Nella sua edizione online, Il Foglio decide di cambiare il nome della testata in "Il Soglio", mentre il direttore Giuliano Ferrara ricorda la "anticipazione" della notizia in un suo articolo del 10 marzo 2012 e si dice convinto che "il ratzingerismo non è mai stato un atteggiamento moralistico o retrogrado" ma "è originato da una grande e moderna sensibilità della fede e della ragione". Con la sua rinuncia al governo della Chiesa Benedetto XVI "ha escogitato la più radicale e simbolica riforma della Chiesa da secoli a questa parte".

Presenza storica della Chiesa. L’atto con cui il Papa "si spoglierà tra pochi giorni consapevolmente del suo ufficio – scrive Jaoquin Navarro-Valls, già direttore della sala stampa vaticana, su La Repubblica – sarà la più alta affermazione della sovranità istituzionale che egli ha impersonato, un modo mite, raffinato e dolce di fare da parte se stesso" facendo risplendere "il significato della presenza storica della Chiesa". Dalle colonne de L’Unità, Domenico Rosati osserva che l’atto compiuto da Benedetto XVI "può essere letto come l’incipit di una nuova esperienza di conduzione della Chiesa" e apre il campo a una riflessione sulla collegialità al suo interno. Di Papa Ratzinger come "innovatore incompreso" parla Lucetta Scaraffia su Il Messaggero. Richiamandone il "profondo lavoro intellettuale di comprensione del presente e di ricerca di nuove vie per rendere attuale il messaggio evangelico", Scaraffia sostiene che il Pontefice rivela "in quest’ultimo gesto" la "sua straordinaria statura spirituale" e "soprattutto la sua fiducia in Dio, nelle cui mani ha rimesso il destino della Chiesa".

(12 febbraio 2013)

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