Il solco del dialogo

Intervista al sunnita libanese Muhammad Sammak che riconosce il ruolo di Benedetto XVI

"La notizia delle dimissioni del Papa ci ha scioccato. Avevamo incontrato Benedetto XVI in Libano lo scorso anno in occasione del suo viaggio per la firma e la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Post-sinodale, Ecclesia in Medio Oriente. Lo avevamo visto in buone condizioni di salute e per questo non ci aspettavamo una simile decisione". Torna col pensiero a quei giorni di settembre (14-16) del 2012, Muhammad Sammak, consigliere politico del gran Mufti del Libano e segretario generale del Comitato libanese per il dialogo islamico-cristiano, per commentare al Sir la notizia delle dimissioni di Benedetto XVI. "Lo ricordo come un uomo di grande apertura, un uomo di missione" dichiara Sammak che partecipò come ospite speciale al Sinodo dei Vescovi del 2010 dedicato al Medio Oriente. Il suo intervento pronunciato nell’aula del Sinodo circolò in tutti i Paesi arabi, Arabia compresa, riscuotendo notevole approvazione. Al Sinodo parlò del pericolo di un calo della presenza dei cristiani in Medio Oriente definendola "una preoccupazione sia cristiana che islamica, non solo per i musulmani d’Oriente, ma per tutti i musulmani del mondo".

Una decisione inaspettata anche per il mondo islamico col quale Benedetto XVI aveva avviato un dialogo che ora rischia di rallentare. Vede questo rischio?
"Rispettiamo questa decisione, lui conosce bene i motivi che lo hanno spinto a prenderla, e l’accettiamo. Confidiamo che dal prossimo Conclave possa uscire un Papa che porti avanti il dialogo interreligioso come fatto fino ad oggi da suoi predecessori. Il dialogo non può e non deve fermarsi. Non c’è futuro e non c’è pace senza dialogo".

Può tracciare un bilancio di questi 8 anni di pontificato di papa Ratzinger?
"Ci sono stati alcuni passi falsi nel dialogo con l’islam ed altri con gli ebrei. Credo che Benedetto XVI abbia dedicato tanto tempo a correggere questi passi falsi aprendo nuove pagine di un dialogo fruttuoso".

Dialogo con l’Islam che non era cominciato nel migliore dei modi dopo il discorso all’università di Ratisbona nel settembre del 2006, che provocò anche reazioni violente nel mondo islamico…
"La principale istituzione teologica sunnita musulmana, al Azhar, al Cairo, ha voltato le spalle al dialogo dopo questo discorso. Le spiegazioni fornite successivamente dal Vaticano sono state accettate da diverse organizzazioni islamiche, alcune delle quali presenti alla visita del Papa in Libano. Ora speriamo che si sia riaperto un nuovo dialogo e che questo possa includere anche al Azhar".

Una speranza concreta visto che oggi il gran imam di al Azhar, Ahmad el Tayyeb, si è detto "scosso" dalla notizia delle dimissioni del Papa, ricevuta durante una riunione a porte chiuse per eleggere il nuovo gran Mufti d’Egitto. Per il futuro del dialogo qual è la sua speranza adesso?
"Sono certo che il Vaticano e la Chiesa, ma soprattutto colui che verrà scelto in Conclave, continueranno nel solco del dialogo con l’Islam, tracciato da Benedetto XVI. L’impegno, tra gli altri, è quello di prendersi cura dei cristiani del Medio Oriente promuovendo una cultura della convivialità coi musulmani. Nel prosieguo di questa politica di dialogo dobbiamo tenere in considerazione anche la lezione fondamentale di Giovanni Paolo II e le dichiarazioni del Concilio Vaticano II".

Benedetto XVI lascia un’Esortazione post sinodale che contiene indicazioni fondamentali per il dialogo interreligioso. Un frutto del suo impegno per i rapporti con islam ed ebraismo?
"L’Esortazione firmata a Beirut rappresenta una road map per un futuro migliore dei cristiani in Medio Oriente e delle relazioni islamo-cristiane, ma non solo. Come questo obiettivo si possa raggiungere è scritto: attraverso il rispetto reciproco, la libertà, la cittadinanza che non prevede cittadini di seconda classe, l’accoglienza senza distinzioni. Rispettare l’altro così com’è".

Il futuro dei cristiani in Medio Oriente passa anche attraverso il dialogo con i musulmani e il rifiuto del fondamentalismo. Anche questa è una pista tracciata da Benedetto XVI. Come il mondo musulmano si sente interpellato da questa indicazione che il Papa ha sempre ricordato in tanti suoi discorsi?
"Siamo tutti preoccupati per le condizioni in cui versano i cristiani mediorientali che temono per il loro futuro. La responsabilità dei musulmani è prendersi cura di questa situazione senza ritenerla un’esagerazione. La nostra responsabilità è quella di fare fronte all’estremismo e al fondamentalismo che si rivolge non solo contro i cristiani ma anche contro gli stessi musulmani. Non possiamo ignorare ciò che accade in Paesi come Iraq, Egitto, Siria dove i cristiani non vivono tempi tranquilli e hanno paura per la loro vita. Un Medio Oriente senza cristiani non è Medio Oriente. Sensibilizzare l’opinione pubblica nelle società musulmane – compresi i movimenti estremisti – che la sofferenza dei cristiani d’Oriente è la sofferenza dei musulmani d’Oriente, e la responsabilità di far fronte a questa sofferenza è una responsabilità islamica così come cristiana".

a cura di Daniele Rocchi

(12 febbraio 2013)

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