Nel cuore di Roma

Benedetto XVI rimane nell'abbraccio della "città eterna", del Paese, del mondo

Roma mi è apparsa un po’ stranita questa sera, 11 febbraio 2013.
Forse l’impressione che ho attraversando la città risente dei pensieri che mi hanno accompagnato lungo tutto il viaggio iniziato al Nord proprio quando le agenzie battevano la prima notizia sulle dimissioni di Benedetto XVI.
Ma Roma è città eterna, il suo cuore non ha mai cessato di battere per Pietro e i palpiti di Roma, pur con ritmi diversi, si sono sempre allargati, come cerchi sull’acqua, al Paese e al mondo.
Roma, per quella umanità senza confini che la rende "città eterna" e universale, ha sempre saputo cogliere anche nei passaggi difficili e sofferti, un messaggio di speranza.
Il Papa se ne va? La domanda all’inizio è come una scossa sismica ma presto è diventata un’onda di pensieri sereni.
Il Papa non se ne va, rimane nel cuore della città, della Chiesa e del mondo. Rimane presenza orante che continuerà a richiamare con la tenerezza e la fermezza di un padre l’essenziale della vita.
Si è ora davanti al magistero del totale abbandono a Dio, un magistero che nell’anno della fede si accende come un faro nella storia.
Riconferma, questo passo, una scelta che ha avuto e avrà mille diverse interpretazioni di esperti e di commentatori ma che è già chiara non solo nella mente dei poveri e dei semplici che lo hanno sentito accanto sulle strade della carità e della giustizia, ma anche in quella degli intellettuali che lo hanno sentito accanto lungo i sentieri del dialogo tra fede e ragione.
Il Papa non se ne va, ha sorpreso tutti con la scelta di abbandonarsi totalmente a Dio ma abbandonarsi a Dio non significa affatto lasciare l’uomo ma amarlo ancora di più.
Ci dona questo insegnamento ora che, pellegrino dell’Assoluto, diventa totalmente preghiera.

Ho attraversato Roma con questi pensieri accompagnati da immagini e parole di Benedetto XVI.
C’è più silenzio del solito in piazza san Pietro e questo non mi appare affatto un segno di tristezza ma, come in altre occasioni, una comunicazione interiore, senza eguali, tra le persone e il Papa.
C’è, inevitabilmente, un passaggio di sofferenza nel cuore e gli occhi vanno alla finestra del palazzo apostolico, le parole non bastano per dire grazie. Ora questo gesto così grande di Benedetto XVI merita risposte grandi. Lui ha insegnato ad essere grandi, ad avere pensieri alti, a guardare il mondo con lo sguardo di Dio, a sentire Dio vicino, a dire, come ieri ha ripetuto, che Dio è il nostro futuro.
Continuerà così.
Ancora una volta impasterà l’insegnamento con la testimonianza: ci sta dicendo già che il suo andare avanti non è per lasciare al buio la Chiesa ma per illuminarla ancora riflettendo su di lei la luce di Dio.
Per ripetere, con quel simpatico accento tedesco, che non la tristezza ma la gioia è la parola ultima dei cristiani.
E questo vale ancor più a Roma la sera dell’11 febbraio 2013.

Paolo Bustaffa

(11 febbraio 2013)

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