Una questione di verità

Il dialogo tra le religioni come premessa del dialogo tra le culture

"La questione della verità è il nucleo della libertà religiosa, e il cristianesimo – grazie all’incarnazione di Cristo – invera alcuni elementi presenti in altre religioni". A sintetizzare in questi termini le intuizioni di fondo della Nostra Aetate, documento in genere "poco conosciuto" del Concilio, almeno a livello popolare, ma ancora attualissimo come "chiave" per decifrare e declinare nell’oggi il rapporto della Chiesa con il mondo, è Angela Ales Bello, fondatrice e presidente del Centro italiano di ricerche fenomenologiche, già decano della Facoltà di filosofia della Pontificia Università Lateranense, dove è professore emerito di storia della filosofia contemporanea. L’abbiamo intervistata.

Come interpretare il "primato" che Benedetto XVI – nel testo inedito che farà da introduzione alla raccolta ai suoi scritti conciliari – assegna alla Nostra Aetate, nel rapporto Chiesa-mondo?
"Trovo molto interessante e significativa la consonanza con questa interpretazione conciliare del Papa e la lettura che ne fa Giovanni Paolo II, nel libro-intervista con Vittorio Messori ‘Varcare le soglie della speranza’. Non mi meraviglio – dice il Papa polacco rispondendo a una domanda dello scrittore – del fatto che ci siano tante religioni, mi meraviglio per gli elementi comuni tra di esse. È un’affermazione importante, perché rientra nella tradizione ebraico-cristiana: noi pensiamo che Dio abbia creato tutti gli esseri viventi, e che quindi ci siano ‘semi di verità’ in tutte le cose, come ricorda il Papa citando Giustino. Data, insomma, la creazione comune di tutti gli esseri umani, possiamo trovare un terreno comune di dialogo fondamentalmente nel senso dell’esperienza religiosa. È questa la base teorica per quell’azione straordinaria che si è concretizzata ad Assisi, nell’incontro con gli esponenti di tutte le religioni, un incontro che nasce anche da questa lettura della Nostra Aetate".

Come distinguere la religione cristiana rispetto alle altre religioni?
"Se, nella comune tensione alla verità, non ci fossero elementi peculiari delle diverse religioni, allora tutte le religioni sarebbero uguali. La funzione di Cristo è quella di metterne in evidenza anche gli elementi comuni, e di salvare attraverso la redenzione tutti gli esseri umani, anche al di là della loro consapevolezza. I cristiani, perciò, hanno il compito di aprire il dialogo, perché colgono che c’è una struttura antropologica comune, in cui l’esperienza religiosa è un’esperienza fondamentale e ha caratteri uguali in tutti gli esseri umani. Nella Nostra Aetate, cogliamo il senso dell’esperienza religiosa, che ha poi bisogno di un’analisi antropologica complessa, in grado di sostanziarne la validità e di giustificarla come fatto strutturalmente umano, non contingente, ma essenziale: non qualcosa che si aggiunge, ma che è costitutivo dell’essere umano. La prova storica di tutto ciò sta proprio nel fatto che l’essere umano è stato sempre un essere religioso, anzi – fin dai primordi della sua comparsa sulla terra – è riuscito a sopravvivere nei momenti più drammatici proprio perché aveva una speranza ulteriore".

L’essere umano, dunque, come "homo religiosus"…
"La prova storica che l’apertura al trascendente, per l’uomo, sia un forza psichica e spirituale la troviamo nelle religioni arcaiche, in cui domina la fiducia che tutta la realtà è una realtà sacra, che aiuta moltissimo l’essere umano anche nelle contingenze più difficili. Altrimenti, con il solo istinto di sopravvivenza e con la sola intelligenza, non si spiegherebbe come l’uomo sia riuscito a sopravvivere in situazioni estremamente drammatiche. La dimensione religiosa è una struttura permanente dell’essere umano: da quando è apparso sulla terra, l’uomo è sempre stato un essere religioso. La differenza con il mondo animale sta in un salto qualititativo, non spiegabile con una banale prospettiva evoluzionistica. La struttura dell’essere umano è una struttura molto complessa – corporea, psichica e spirituale – e si manifesta in maniera assolutamente singolare in ogni essere umano. Anche la storia della religione è legata alla struttura fisica (il rito), psichica (l’adesione alla fede), intellettuale e volontaria (il magistero che organizza in termini dottrinali tale patrimonio). Il riferimento, in tutte e due i casi, è sempre a qualcosa di più profondo, che chiama in causa il nucleo identitario dell’essere umano: quello che Edith Stein definisce ‘anima dell’anima’, e che è l’elemento immutabile, non trasformabile, ma dal quale proviene il senso profondo di quella singolarità della persona, in cui è iscritta la traccia del divino".

Perché la Nostra Aetate è la chiave per comprendere il mondo moderno?
"Perché ha rappresentato un punto di svolta, nel rapporto tra religione e cultura. Il rapporto con le diverse culture – ammonisce il documento conciliare – deve passare attraverso il rapporto con le diverse religioni, perché l’elemento religioso è senz’altro accettato o negato, consapevolmente o inconsapevolmente presente, come elemento di fondo della cultura, tanto che le differenze culturali possono ricondursi a differenti esperienze religiose. La Nostra Aetate ci mostra che c’è una comune identità tra le religioni, e che ci sono anche delle differenze: ciò su cui si deve riflettere è su quale piano mettere d’accordo unità e molteplicità. Il dialogo con il mondo passa attraverso il religioso, che giustifica poi anche le prese di posizioni culturali, i costumi, le varie configurazioni che determinano i tratti di ogni civiltà".

a cura di M.Michela Nicolais

(17 gennaio 2013)

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