Una grande sinfonia

Benedetto XVI e la tradizione musicale nella Chiesa

La preghiera della Chiesa è come "una grande sinfonia che la comunità cristiana sparsa in ogni parte della terra e in ogni tempo eleva a Dio". E l’orchestra è una "bella immagine anche per noi che, nell’ambito della Chiesa, ci impegniamo a essere strumenti per comunicare al nostro prossimo il pensiero del grande Compositore la cui opera è l’armonia dell’universo". Benedetto XVI ha sempre avuto una particolare attenzione per la musica e, per questo, da Papa, ha pubblicamente ringraziato Dio per avergli posto "accanto la musica quasi come compagna di viaggio che sempre mi ha offerto conforto e gioia". Parole pronunciate nel 2007 dopo un concerto in Vaticano; parole per dire il legame fra il Papa teologo e il linguaggio universale della musica, respirata sin dall’infanzia : "Quando risuonava, nei giorni festivi, una messa di Mozart, per me, ragazzino venuto dalla campagna, era come se il cielo si aprisse. Dal coro giungeva una musica in cui il giubilo degli angeli per la bellezza di Dio diventava per noi palese".
Così, ricevendo in udienza più di cinquemila cantori delle corali italiane, il Papa evidenzia come la musica e il canto, se ben fatti, possono aiutare ad accogliere la Parola di Dio: se la fede "nasce dall’ascolto della Parola di Dio – un ascolto naturalmente non solo dei sensi, ma che dai sensi passa alla mente e al cuore – non c’è dubbio che la musica e soprattutto il canto possono conferire alla recita dei salmi e dei cantici biblici maggiore forza comunicativa".

Ed ecco che entra in gioco la costituzione conciliare "Sacrosanctum Concilium" per dire che "la tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria e integrante della liturgia solenne". Sappiamo che questa costituzione è il primo schema che viene discusso all’inizio dell’assise conciliare; è il primo progetto approvato alla fine del secondo periodo, 4 dicembre 1963 con 2.147 voti favorevoli e solo 4 contrari; ancora, è il primo documento entrato in vigore già durante il Concilio, con il Motu proprio di Paolo VI "Sacram Liturgiam" firmato il 25 gennaio 1964. E c’è da dire che è anche la causa prima delle inquietudini che caratterizzano il dopo-Concilio, il luogo dove si registrano anche abusi, difficoltà e conflitti, ma anche dove il processo di rinnovamento ha continuato il suo cammino.

Benedetto XVI nel suo discorso alle corali si domanda perché il canto è parte necessaria e integrante: "Non certo per motivi puramente estetici, in un senso superficiale, ma perché coopera, proprio per la sua bellezza, a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra". Ed è sempre il Concilio a dirci tutto questo e a farci riflettere, perché con questa costituzione la riforma liturgica prende corpo e consistenza, i fedeli, il popolo di Dio, riuniti nella celebrazione eucaristica diventano elemento costitutivo dell’azione liturgica. Un rinnovamento che, in un certo senso, favorisce una rinnovata maniera di pregare, più comunitaria e meno individualista.
C’è un altro aspetto che papa Benedetto mette in evidenza nel suo discorso alle corali e che è importante sottolineare: il rapporto tra il canto e la nuova evangelizzazione. Se da un lato la "Sacrosanctum Concilium" ricorda l’importanza della tradizione musicale dei popoli nelle terre di missione che ha "grande importanza nella loro vita religiosa e sociale" e, per questo, ne sottolinea il dovuto riconoscimento e "il posto conveniente tanto nell’educazione del senso religioso di quei popoli, quanto nell’adattare il culto alla loro indole". È altrettanto importante, per Benedetto XVI, affermare che anche nei Paesi di antica evangelizzazione come l’Italia, "la musica sacra – con la sua grande tradizione che è propria, che è cultura nostra, occidentale – può avere, e di fatto ha, un compito rilevante, per favorire la riscoperta di Dio, un rinnovato accostamento al messaggio cristiano e ai misteri della fede".
Ricordate il pensiero del Papa sulla musica di Mozart? Benedetto XVI proprio alle corali ricorda la conversione del poeta francese Paul Claudel avvenuta ascoltando il canto del Magnificat durante i Vespri di Natale nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi: "In quel momento – scrive il poeta – capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio".

Riflette il Papa su queste parole e dice: "Quante persone sono state toccate nel profondo dell’animo ascoltando musica sacra; e ancora di più a quanti si sono sentiti nuovamente attirati verso Dio dalla bellezza della musica liturgica". Ecco cosa i padri conciliari avevano in mente approvando la costituzione sulla sacra liturgia, una partecipazione attiva dell’intero popolo di Dio che non consiste "solo nel parlare, ma anche – afferma il Papa – nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica sacra".

Fabio Zavattaro

(12 novembre 2012)

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