Il primato della coscienza

La dichiarazione "Dignitatis Humanae"

Un testo conciliare che ha segnato “una delle maggiori svolte nel pensiero della Chiesa cattolica a riguardo della libertà religiosa”. È la dichiarazione del Vaticano II, “Dignitatis Humanae”, votata il 9 novembre 1965 e adottata alla vigilia della chiusura del Concilio, dopo aspri dibattiti.

La libertà religiosa è definita dal testo conciliare “Dignitatis Humanae” come un diritto umano generale, che deve, di conseguenza, essere riconosciuto costituzionalmente come un diritto civile, con una doppia dimensione personale e sociale. Il suo fondamento non è nella convinzione personale della coscienza, è nella dignità della persona umana fondata sia nella ragione sia nella Parola di Dio. Il Concilio lega questo diritto della libertà religiosa all’esigenza di ricercare la verità e di aderirvi quando essa viene raggiunta. “L’uomo coglie e riconosce gli imperativi della legge divina attraverso la sua coscienza… Non si deve quindi costringerlo ad agire contro la sua coscienza. E non si deve neppure impedirgli di agire in conformità ad essa, soprattutto in campo religioso” (n.3). Inoltre afferma che la libertà religiosa non riguarda soltanto la persona presa singolarmente, ma anche le comunità religiose organizzate (n.4). Questa libertà religiosa si esercita nel quadro della famiglia (n.5), deve essere garantita dai poteri pubblici (n.6). Essa ha anche dei limiti (n.7) e presuppone un’educazione (n.8).

L’atto di fede cristiano è pertanto un atto libero, una risposta libera alla parola di Dio e alla sua grazia. La Chiesa afferma di rispettare questa libertà – “nessuno può essere costretto con la forza ad abbracciare la fede” (n.12) – e reclama questa libertà per se stessa da parte degli Stati (n.13). Invita i cattolici a vivere la libertà dei figli di Dio (n.14) e sollecita tutti gli uomini ad assicurare dappertutto quella libertà religiosa che in diversi Paesi è minata (n.15). Questo documento conciliare è in consonanza con i testi giuridici internazionali, come l’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che riconosce la libertà religiosa, ivi compreso il diritto a cambiare la propria religione.

Ma il contesto mondiale è molto cambiato dal 1965: il mondo non è più bipolare, il liberalismo economico si è imposto dappertutto e condiziona i comportamenti e i pensieri. Due eventi hanno sconvolto il panorama mondiale: nel 1989, la caduta del muro di Berlino e la quasi-scomparsa dei regimi comunisti; l’11 settembre 2001, l’attentato a New York che condiziona fortemente lo sguardo degli occidentali verso il mondo musulmano. Oggi il panorama della libertà religiosa nel mondo non è quello sperato dal Concilio. In alcuni Paesi la libertà religiosa è considerata un’opzione individuale, senza conseguenze per la vita della città. In molti Paesi a maggioranza musulmana, se la libertà di culto è spesso riconosciuta (eccezion fatta per l’Arabia Saudita), la libertà di coscienza che implica il diritto a cambiare religione non è ammessa.

La Chiesa, che si è fortemente impegnata nella battaglia per i diritti umani, per difendere e promuovere la libertà religiosa si può appoggiare non solo sulla propria dottrina, ma anche sui testi internazionali. Lo può fare insieme ad altri, senza complessi. Con i partner di altre tradizioni religiose occorre compiere un lavoro in due direzioni: far riconoscere la dimensione sociale e comunitaria della libertà religiosa da parte dei poteri pubblici e della società civile e rifiutare così la privatizzazione della religione. In secondo luogo occorre riflettere sulle forme di una distinzione, o meglio di una separazione tra le comunità religiose e i poteri pubblici, tenendo conto della diversità delle storie e delle culture, nella preoccupazione per la reciproca autonomia e l’attenzione alla situazione delicata delle conversioni. Per tutti e con tutti, la Chiesa difende la dignità della persona umana e quindi la libertà religiosa, la libertà di culto e libertà di coscienza, ivi compreso il diritto a scegliere la propria religione, diritto spesso rifiutato dall’islam. Difendere la libertà religiosa implica inoltre riflettere sulla teologia della missione e i suoi mezzi. È lo scopo dell’accordo ecumenico “La testimonianza cristiana in un mondo multireligioso” elaborato e firmato da Chiesa cattolica, Consiglio ecumenico delle Chiese ed Evangelici.

Infine, nella situazione delle società secolarizzate, come fare riconoscere l’importanza della dimensione spirituale dell’uomo, delle condizioni necessarie affinché egli possa liberamente porre un atto di fede? La “Dignitatis humanae” è più che mai un appoggio e un riferimento per la Chiesa nella sua preoccupazione di servire la dignità di tutto l’essere umano, di ogni uomo, di tutti gli uomini.

Christophe Roucou – direttore del Servizio nazionale per le relazioni con l’Islam della Conferenza episcopale francese

(31 ottobre 2012)

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