Autentici pastori

Il decreto "Optatam Totius"

Il volto nuovo che il Concilio voleva dare alla Chiesa non poteva non tener conto del ministero presbiterale e del rinnovamento della formazione nei seminari: il decreto “Optatam Totius” fu approvato il 28 ottobre 1965 con una votazione quasi plebiscitaria, cioè con 2.318 “placet”, 3 “non placet” e nessun astenuto. Il documento consta di sette parti e 22 numeri: il proemio, il regolamento da farsi in ogni nazione (I), la necessità di favorire le vocazioni sacerdotali (II), l’ordinamento dei seminari maggiori (III), la necessità di maggior impegno nella formazione spirituale (IV), la revisione degli studi ecclesiastici (V), le norme per la formazione pastorale (VI), il perfezionamento della formazione dopo gli studi.

Anzitutto si vuole una formazione contestualizzata e incarnata nelle varie Regioni. Si superava un’idea formativa “rigida”, regolata dalla Congregazione dei Seminari a volte nei dettagli, e si lasciava alle Conferenze episcopali la stesura di un “regolamento di formazione sacerdotale”. Oltre al pieno coinvolgimento dei vescovi (si ricordi che una delle “cinque piaghe della Chiesa” secondo Rosmini era la mancata formazione del clero da parte dei vescovi), si guardava al ministero del prete come “generato” nella sua Chiesa locale, per far sì che si avessero autentici pastori che conoscessero le esigenze del loro gregge. Le varie componenti del popolo di Dio, dai laici nelle loro famiglie (chiamate il “primo seminario”) e nel campo educativo, ai sacerdoti, ai vescovi, sono tutte coinvolte nel “favorire le vocazioni” (n.2).

Nel periodo conciliare si avvertiva già una crisi numerica nei seminari minori, accompagnata da un certo scetticismo circa l’utilità di questa istituzione formativa che accoglieva i ragazzi già nella pre-adolescenza. È per questo che il Concilio dedica solo un numero nell'”Optatam Totius” al tema dei seminari minori (3), nel quale insite su uno stile educativo attento alla crescita integrale del ragazzo. Il seminarista sarà sempre meno frequentemente un giovane con un’esperienza seminariale nella preadolescenza, e piuttosto proveniente dalle comunità parrocchiali. Naturalmente il luogo di formazione è il seminario maggiore, del quale il Concilio ridefinisce le finalità. Il modello presbiterale che si propone è quello di un uomo fornito di “quelle virtù umane che sono tenute in gran considerazione tra gli uomini” (n.11), anzitutto ministro della Parola e, quindi, ministro del culto e dei sacramenti, pastore autentico (n.4). Si insiste sugli aspetti spirituali della formazione, tesi a formare un pastore dotato di un forte senso ecclesiale (n.9). Una ventata di novità viene data alla ricomprensione della legge “santa e salda” del celibato nella tradizione latina, ripresentandola nelle sue motivazioni più autentiche: la finalità per il Regno, l’adesione a Dio con cuore indiviso, la prefigurazione della resurrezione futura e, infine, l’aiuto che può dare per l’esercizio del proprio ministero (n.10).

Il prete, che si prepara a essere un evangelizzatore, deve poter accedere a studi filosofici e teologici rinnovati nei loro programmi e nella loro metodologia. Alla revisione degli studi ecclesiastici sono dedicati i nn.13-18. L'”Optatam Totius” insiste soprattutto sulla ricchezza della Rivelazione, alla quale deve attingere ogni disciplina teologica: sia la dogmatica (“prima vengano proposti gli stessi temi biblici”), sia la morale (“maggiormente fondata sulla Scrittura”), in modo tale che la Parola “sia l’anima di tutta la teologia” (n.16).

La finalità a cui tende tutta la formazione è quella di dare alla Chiesa un pastore capace di dialogo con il mondo: l’educazione al dialogo e al senso ecclesiale e missionario non sono un semplice complemento della formazione, ma lo spirito che la pervade tutta intera (nn. 19-20). Infine si insiste su quella che noi oggi chiamiamo formazione permanente, di cui si sente già l’esigenza. Il Concilio della “Gaudium et Spes”, della “Lumen Gentium”, della “Ad Gentes”, è il Concilio della “Optatam Totius” e della “Presbyterorum Ordinis”, in un gioco di vasi comunicanti in cui è impossibile essere Chiesa rinnovata dallo Spirito senza la collaborazione di tutti.

Luigi Renna – rettore del Pontificio Seminario Regionale Pugliese (Molfetta)

(24 ottobre 2012)

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