Arte necessaria e difficile

La dichiarazione "Gravissimum Educationis"

Il 28 ottobre 2012 la dichiarazione “Gravissimum Educationis” celebra il suo 47° anno di vita. Nata dal Concilio Vaticano II nella semplice veste di dichiarazione ha assunto, con il passar degli anni, una tale forza e importanza che nessun padre conciliare o perito si sarebbe forse atteso. Infatti, quella che all’inizio poteva apparire una soluzione di ripiego per le contingenti situazioni in cui fu esaminato e votato il testo, si è poi manifestata come la chiave di volta capace di sostenere costruzioni consistenti e ben strutturate.
Perché? Perché il problema dell’educazione e della scuola rimane la sfida ineludibile per la società di ogni tempo e latitudine. Non c’è dubbio, infatti, che la sfida più grande per l’avvenire stesso dell’umanità è l’educazione dei giovani.

Genesi della dichiarazione. Conoscere la genesi della “Gravissimum Educationis” è quanto mai significativo.
Il lavoro preparatorio nel 1960-61 attraverso 6 diverse redazioni pervenne a quello che viene designato come “Testo 1”, in 3 sezioni: a) sulle scuole; b) sugli studi accademici; c) sull’ossequio al magistero e sull’insegnamento delle Sacre Scritture.
Nella prima Sessione del Concilio non venne approvato definitivamente alcuno Schema, lasciando così ampio spazio al lavoro di revisione di tutti gli Schemi. Ciò depone a favore dei Padri conciliari, che ebbero la saggezza di non chiudersi in orientamenti ancorati a prassi contingenti, ma di aprirsi a prospettive mondiali; di entrare in discussioni incisive, competenti, abili, libere e ferme.
Tralasciando i vari passaggi e le modifiche che il “Testo” ebbe nel 2° Periodo conciliare, è utile fermarsi sul 3° Periodo (14 settembre – 21 novembre 1964), che risulta cruciale per l’ulteriore e definitiva redazione della “Gravissimum Educationis”. La discussione sull’educazione cristiana si ebbe nell’ultima settimana del 3° Periodo conciliare, un periodo di lavoro intensissimo e di complicazioni, dovute a precisazioni su temi significativi, quali la libertà religiosa e l’ecumenismo. La discussione fu aperta dal vescovo di Anversa, mons. Jules-Victor Daem, con la relazione introduttiva al testo “Schema di dichiarazione sull’educazione cristiana”, allora “Testo 7”. Il titolo “educazione cristiana”, anziché “scuole cattoliche” fu ben accolto, ma il contenuto in 11 brevi numeri e 3 sole pagine fu giudicato troppo breve ed esangue per cui molte furono le critiche, che portarono al testo definitivo nel successivo 4° Periodo (14 settembre – 8 dicembre 1965) nel quale i Padri conciliari si pronunciano sul “Testo 7”, emendato e accompagnato dalla “Relatio super Schema Declarationis de Educatione Christiana” firmata da mons. Jules-Victor Daem. La relazione introduce alla comprensione del testo motivandone il contenuto che, con varianti non rilevanti, diviene, a seguito delle votazioni dell’ottobre 1965, il “Testo 8”, cioè la “Gravissimum Educationis”.

I punti fondamentali della futura dichiarazione. Per la comprensione della “Gravissimum Educationis” è opportuno conoscere, nei punti fondamentali, la relazione di mons. Daem. Essa “elenca” i criteri seguiti per accogliere le osservazioni e i modi proposti: fu conservato il “Testo 7”, ma molto ampliato; si volle concentrare una panoramica dell’educazione e della scuola, nonché della scuola cattolica, per apprestare un documento di base ai lavori della Commissione post-conciliare e delle Conferenze episcopali previste nel “Proemio”; fu fatto riferimento alle condizioni odierne del mondo, in quanto queste richiedono maggior cura per l’educazione; furono definite l’educazione umana e l’educazione cristiana nel nucleo della loro concezione, da sviluppare ulteriormente; furono resi espliciti il dovere della famiglia per l’educazione e la missione educativa della famiglia cristiana; si determinarono chiaramente doveri e compiti dei genitori, della società civile e della Chiesa riguardo all’educazione in genere (n.3), e alla scuola (n.5), tenendo una via mediana tra coloro che propendono ad allargare, e gli altri che intendono restringere, l’intervento della società civile, escluso comunque qualsiasi monopolio; fu enucleata la missione della scuola e quella della scuola cattolica, e quindi l’importanza dell’azione solidale degli insegnanti e di quanti alla scuola concorrono; fu sollecitata l’estensione dell’istruzione a tutti, in tutto il mondo; fu citato espressamente san Tommaso su richiesta di 623 Padri, a motivo della sua dottrina e della concordanza, che essa approfondisce ed illustra, fra la ragione e la fede; si volle rendere perspicua la “verità fondamentale” che l’educazione è un dovere umano prioritario, e che nel Popolo di Dio “l’educazione cristiana dei giovani è un sacro ministero, che presta una cooperazione all’azione dello Spirito di Cristo nella storia della Salvezza”; l’oggetto della Dichiarazione fu limitato a “proporre alcuni principi fondamentali sull’educazione cristiana, soprattutto nelle scuole“, sicché essa non è un testo quale sarebbe una costituzione, ma soltanto l’espressione della concezione dei Padri sul “gravissimo problema dell’educazione nei suoi più alti lineamenti”.

Un pensiero che apre nuove prospettive. Va inoltre rilevato che le “36 Note” annesse al testo di questa redazione, e che fanno parte della “Gravissimum Educationis”, costituiscono per la “Relazione”, firmata dal vescovo Daem, il commento più autorevole e pertinente al testo stesso.
La “Gravissimum Educationis” si avvantaggia, dunque, di tutto il dibattito conciliare. Non solo: si arricchisce di quanto ogni documento dice circa l’educazione e le sue esigenze. Si può anzi osservare che “la categoria dell’educazione accompagna tutto il Concilio ed è penetrata da tutta la sua dottrina”. Infatti nei testi conciliari vengono chiarite le basi per una teologia dell’educazione e per un diritto educativo maggiormente aderenti alle condizioni attuali; vengono fatti ripetuti ed espressi richiami alla psicologia, alla pedagogia, alla sociologia, alla didattica. È necessario ed importante tener presente tutto ciò per una corretta lettura e comprensione della “Gravissimum Educationis”.
Nascono da questo pensiero i documenti “La Scuola Cattolica” (1977), “Il laico cattolico testimone della fede nella scuola” (1982), “Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale” (1983), “Dimensione religiosa dell’educazione nella scuola cattolica. Lineamenti per la riflessione e la revisione” (1988), “Una comunità che aspira ad educare nella fede” (1996), “La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio” (1997), “Le persone consacrate e la loro missione nella scuola. Riflessioni e orientamenti” (2002), “Educare insieme nella scuola cattolica. Missione condivisa di persone consacrate e fedeli laici” (2007), “Lettera circolare sull’insegnamento della religione nella scuola” (2009).
Come si può arguire da questi accenni, il cammino delle idee si è snodato ininterrottamente dalla “Gravissimum Educationis” fino all’ultimo documento preparato dalla Congregazione per l’educazione cattolica e il lavoro svolto è stato molto. Tuttavia molto resta ancora da fare perché la scuola cattolica è un impegno da compiere, più che un’eredità da conservare e perché l’educazione, come promozione e sviluppo dell’identità umana e cristiana in ogni singola persona, è un traguardo mai raggiunto nella sua pienezza. Ancora oggi possiamo dire con Jacques Maritain, che “l’educazione è un’arte, un’arte particolarmente difficile” e che “l’éducation est et sera toujours à la fois nécessaire et difficile”.

Rachele Lanfranchi – docente di storia della pedagogia e dell’educazione e vicepreside della Pontificia Facoltà di scienze dell’educazione “Auxilium”

(24 ottobre 2012)

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