Ha sorpreso tutti

NOTE

Tra le tante cose che emergono dal viaggio apostolico di Benedetto XVI in Turchia sono i volti della gente comune, felice per la presenza del Papa nel loro Paese. Molti amici musulmani lo stanno confermando: non si aspettavano un Pontefice così amabile e così disponibile a calarsi nella realtà turca. Gli incontri con il premier Erdogan, con il presidente della Repubblica Necdet Sezer e del Direttorato degli affari religiosi della Turchia, Alì Bardakoglu, hanno impresso una svolta al viaggio, stemperando tutte le tensioni dei giorni scorsi, alimentate anche dalle manifestazioni di chi non voleva questa visita. E non importa se anche in questi giorni, davanti a Santa Sofia, c’era qualcuno che manifestava.

“Che venga ogni anno” molti turchi hanno ripetuto, parlando di questa visita e non solo perché Istanbul o Ankara sono state tirate a lucido, con fiori e tinteggiature, per accogliere degnamente il Pontefice. “Non è un nemico dell’Islam, è il benvenuto” è la frase che sento ripetere mentre cammino in strada e che campeggia su molte prime pagine dei giornali. Nemmeno le minacce di Al Qaeda hanno scalfito l’ottimismo del Papa. Durante la cena in Nunziatura, dopo il primo incontro con Bartolomeo I, è apparso felice e soddisfatto.

La giornata del 30 novembre è stata tutta incentrata sul dialogo ecumenico. La Dichiarazione congiunta consentirà di fare altri passi avanti verso l’unità, ma non potranno essere passi da giganti. È un cammino lungo dove la preghiera ha un posto privilegiato.

Il clima è disteso e la speranza è che resti tale anche dopo la partenza di Benedetto XVI. Ciò vale soprattutto per le nostre comunità cristiane e cattoliche, che sono minoranza e che da questo viaggio escono incoraggiate e confortate ad andare avanti. Oggi, ultimo giorno in Turchia, Benedetto XVI incontrerà nella cattedrale di Santo Spirito i fedeli cattolici. Qui saranno presenti tutti i riti, i canti saranno in armeno, in tedesco, in arabo, in greco… ma più che una Babele sarà una Pentecoste, anche per la nostra chiesa.

Anche la Messa sarà quella della Pentecoste. Ma c’è un altro gesto che contribuirà certamente ad avvicinare la Turchia al Papa e ai cristiani, la benedizione della statua di Giovanni XXIII per dieci anni delegato apostolico nel Paese musulmano e definito da molti il “Papa turco”. Alla cerimonia sarà presente anche il nipote di Papa Roncalli. Istanbul avrà così due statue, quella di Benedetto XV e di Giovanni XXIII, ma anche il bel ricordo di Benedetto XVI.

Georges Marovitch
portavoce Conferenza episcopale turca

(01 dicembre 2006)

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