Dalle rive del Bosforo

NOTE

L’affascinante viaggio in Turchia di Papa Benedetto XVI ha riproposto il dialogo fra Oriente e Occidente, l’incontro fra culture e religioni, al servizio della pace e del bene dell’uomo. Le polemiche che hanno accompagnato questa visita pastorale sono state ridimensionate dal gesto, dalla parola e dagli incontri che il Papa ha svolto seguendo innanzitutto il desiderio di incontrare il piccolo gregge, le poche migliaia di cattolici ancora presenti in quella terra che fu culla del cristianesimo, degli itinerari di San Paolo, degli apostoli Filippo e Giovanni, degli inizi del monachesimo orientale e con la presenza anche della casa di Maria a Efeso.

Il dialogo ecumenico con il patriarca Bartolomeo I e quello interreligioso con i rappresentanti dell’Islam ha favorito un clima più sereno e di comprensione. Naturalmente è stata riaffermata la necessità della libertà religiosa, del diritto della presenza della Chiesa, della libertà di espressione che ancora oggi in Turchia sono banditi. Altra questione, di natura più politica e istituzionale, riguarda le aspirazioni di questo Paese, ponte fra Asia ed Europa, ad entrare nell’Unione europea.
Ancora lungo è il percorso per rispettare i parametri di democrazia, di pieno rispetto dei diritti umani e di riconoscimento delle questioni di Cipro, del genocidio armeno, dei curdi, che tuttora impediscono una piena integrazione.

Ma si deve continuare il dialogo, così come ha fatto Benedetto XVI in questo viaggio, aprirsi all’incontro con l’altro, nella reciprocità e nella stima vicendevole. La laicità della Turchia è già qualcosa di importante ma proprio in questo campo dovranno avvenire i cambiamenti più urgenti nella sfida della modernità per questo Paese che ha una posizione strategica sulla carta geografica. Dalle rive del Bosforo si può sperare in un nuovo e vero incontro di civiltà.

Alessandro Rondoni
direttore “Il Momento” – Forlì

(01 dicembre 2006)

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