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Libertà religiosa e rispetto delle minoranze, dei diritti dell’uomo, dell’ambiente, preservazione dei valori cristiani dell’Europa contro secolarizzazione e nichilismo, pace in Medio Oriente e dialogo interreligioso “autentico e leale” contro “violenza e discriminazione”, ulteriore slancio al dialogo ecumenico: sono alcuni degli impegni e dei propositi comuni che devono essere fatti propri da ortodossi e cattolici, su invito di Benedetto XVI e del Patriarca ecumenico Bartolomeo I, nella loro dichiarazione congiunta a conclusione dell’incontro del 30 novembre, al Patriarcato di Istanbul. “Possa il nostro incontro essere un segno e un incoraggiamento per noi tutti, cattolici e ortodossi, a condividere gli stessi sentimenti e gli stessi atteggiamenti di fraternità, di collaborazione e di comunione nella carità e nella verità. Lo Spirito Santo ci aiuterà a preparare il grande giorno del ristabilimento della piena unità, quando e come Dio lo vorrà”.

Preghiere e gesti per l’unità. Il Papa e il Patriarca hanno ricordato gli incontri dei loro predecessori (Paolo VI e Atenagora, Giovanni Paolo II e Dimitrios I), la creazione della Commissione mista e il solenne atto ecclesiale “che ha relegato nell’oblio le antiche scomuniche, le quali, lungo i secoli, hanno influito negativamente sulle relazioni tra cattolici e ortodossi”. Da questo atto, osservano, “non abbiamo ancora tratto tutte le conseguenze positive che ne possono derivare per il nostro cammino verso la piena unità”. Per cui esortano “cattolici ed ortodossi a prendere parte attivamente a questo processo, con la preghiera e con gesti significativi”. “Come nel passato – affermano -, siamo decisi a sostenere incessantemente il lavoro affidato a questa Commissione, mentre ne accompagniamo i membri con le nostre preghiere”. Benedetto XVI e Bartolomeo I sottolineano la necessità di una nuova evangelizzazione “anche in Paesi tradizionalmente cristiani”, colpiti da “secolarizzazione, dal relativismo e perfino dal nichilismo” e si propongono di “rafforzare le collaborazioni e la nostra testimonianza comune davanti a tutte le nazioni”.

Libertà religiosa e rispetto delle minoranze. Riguardo al cammino verso la formazione dell’Unione europea si chiede che “gli attori di questa grande iniziativa” prendano in considerazione “tutti gli aspetti che riguardano la persona umana i suoi inalienabili diritti, soprattutto la libertà religiosa, testimone e garante del rispetto di ogni altra libertà”: “In ogni iniziativa di unificazione – scrivono – le minoranze debbono essere protette, con le loro tradizioni culturali e le loro specificità religiose. In Europa cattolici ed ortodossi, pur rimanendo aperti alle altre religioni e al contributo che danno alla cultura, debbono unire i loro sforzi per preservare le radici, le tradizioni ed i valori cristiani, per assicurare il rispetto della storia, come pure per contribuire alla cultura dell’Europa futura, alla qualità delle relazioni umane a tutti i livelli”. I due allargano anche lo sguardo ai “luoghi del mondo dove vivono i cristiani e alle difficoltà che debbono affrontare, in particolare la povertà, le guerre e il terrorismo, ma anche le diverse forme di sfruttamento dei poveri, degli emigrati, delle donne e dei bambini”.

Non uccidere innocenti nel nome di Dio. “Cattolici ed ortodossi – sottolineano – sono chiamati ad intraprendere insieme azioni a favore del rispetto dei diritti dell’uomo” ma soprattutto affermano con forza che “l’uccisione di innocenti nel nome di Dio è un’offesa a Lui e alla dignità umana. Tutti dobbiamo impegnarci per un rinnovato servizio all’uomo e per la difesa della vita umana, di ogni vita umana”. Benedetto XVI e Bartolomeo I chiedono anche che “la pace sia ristabilita” in Medio Oriente, “che si rafforzi la coesistenza cordiale tra le sue diverse popolazioni, tra le Chiese e le diverse religioni che vi si trovano”. A questo fine, “incoraggiamo a stabilire rapporti più stretti tra i cristiani e un dialogo interreligioso autentico e leale, per combattere ogni forma di violenza e di discriminazione”. Infine, entrambi esprimono “preoccupazione” per i grandi problemi ambientali e “le conseguenze negative che possono derivare per tutta l’umanità e per tutta la creazione da un progresso economico e tecnologico che non riconosce i propri limiti”. “Come capi religiosi – affermano -, consideriamo come uno dei nostri doveri incoraggiare e sostenere gli sforzi compiuti per proteggere la creazione di Dio e per lasciare alle generazioni future una terra sulla quale potranno vivere”.

(30 novembre 2006)

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