Suor Ida Porrino da Formosa al Pakistan, senza paura

La popolazione cristiana è generalmente povera o, almeno, con meno possibilità dei mussulmani di trovare un buon lavoro. Sono però forti nella fede. Mi commuove vedere la chiesa strapiena a Natale, Pasqua, Settimana Santa, Feste Mariane. I banchi delle chiese, dove ci sono, non bastano e la gente si siede per terra o sulla gradinata dell'altare. Tutte le porte vengono sigillate, eccetto una, per permettere di entrare e uscire. Le misure di sicurezza sono estreme. Ma mi sto abituando anche a quemo e sono grata a questi militari, che rischiano la vita per proteggerci. In fondo non è poi una situazione così estrema come si sente all'estero. Io mi sento abbastanza sicura

Non so se tutti sanno che ora sono in Pakistan e non più nel mondo cinese. La proposta della nostra Superiora Generale di venire in questa terra mi ha colto di sorpresa.

Sono arrivata qui alla fine di agosto del 2017. Ricordo ancora l’arrivo a Bankog e l’attesa dell’aereo per il Pakistan: ero l’unica straniera che andava verso quella direzione. Sentivo di andare verso l’ignoto. Ho preso in mano il rosario e iniziato a pregare. Non sapevo neanche se il mio abito era abbastanza modesto per quelle donne tutte coperte. Alcune con il burka integrale, altre con viso scoperto ma sempre con abiti lunghi che coprivano fino ai piedi. Pregavo e pregavo. Ho chiesto anche a mia mamma di proteggermi dal cielo. Sentivo pace, ma anche incertezza del mondo che mi attendeva.

Cosa avrei trovato? Mi avrebbero accettata? Ero preparata all’insicurezza di vita a cui andavo incontro? Dopo 45 anni di missione sentivo che il Signore mi aveva lungamente preparata a questa nuova avventura. C’era più insicurezza che paura. Timore che i segni religiosi cristiani potessero urtare alcuni fondamentalisti. Timore di dire parole sbagliate in un mondo nuovo e fortemente islamico o di fare qualcosa che potesse urtare la sensibilità di quella gente e compromettere la mia comunità o la Chiesa locale.

Arrivata all’aeroporto di Lahore nessuno mi ha fatto difficoltà né per il passaporto, né circa il visto che avevo ottenuto, né per i bagagli. Fuori c’erano tre suore della mia comunità ad attendermi con ghirlande di fiori alle prime luci dell’alba! Una ghirlanda sull’altra che quasi mi coprivano il volto. È il loro modo di dare il benvenuto o celebrare. Con grande sorpresa, a casa ad attendermi in cortile, erano quasi le due del mattino, tutta la comunità, comprese le giovani in formazione, con ghirlande e un’improvvisa danza locale. Mi sono venute le lacrime agli occhi! Era un mondo nuovo, ma caldo, accogliente, almeno nella mia comunità e nella chiesa.

Ora, dopo 8/9 mesi di permanenza, mi sento benedetta di essere in questa terra. Le sorelle della comunità sono buone e collaborano bene in tutto: mi hanno accolta con amore! Sono fini, gentili, naturalmente portate alla danza, al canto, all’arte. Sono molto dotate e belle. Di una bellezza e finezza orientale. 

La popolazione cristiana è generalmente povera o, almeno, con meno possibilità dei mussulmani di trovare un buon lavoro. Sono però forti nella fede. Mi commuove vedere la chiesa strapiena a Natale, Pasqua, Settimana Santa, Feste Mariane. I banchi delle chiese, dove ci sono, non bastano e la gente si siede per terra o sulla gradinata dell’altare. Tutte le porte vengono sigillate, eccetto una, per permettere di entrare e uscire. Le misure di sicurezza sono estreme. Ma mi sto abituando anche a quemo e sono grata a questi militari, che rischiano la vita per proteggerci. In fondo non è poi una situazione così estrema come si sente all’estero. Io mi sento abbastanza sicura.

Anche la zona dove abitiamo è una zona più sicura e aperta. In questa terra abbiamo quattro comunità e una quinta che stiamo per aprire. Infatti il Vescovo di Faislabad ci ha appena invitate ad aprire una nuova comunità nella sua Diocesi. Una Diocesi con una buona presenza cattolica, 52 scuole cattoliche tra una maggioranza mussulmana. Egli ci offre un vecchio abitato nel recinto della Cattedrale per aprire una libreria al primo piano ed al secondo avere l’abitazione per le suore. E un’offerta inaspettata giacchè abbiamo, da poco più di un anno, aperto una nuova comunità a Multan, una zona povera, in parte desertica, in modo da raggiungere con la nostra missione anche gli “ultimi”, come dice papa Francesco.

L’offerta del vescovo di Faislabad ci trova un po’ impreparate, ma confidiamo nella provvidenza di Dio, perché è un’offerta unica che cogliamo come il dono di Dio nella nostra limitatezza e povertà. Voi non potete immaginare cosa significhi avere una casa religiosa in una zona sicura, protetta, con un vigilante 24 ore su 24, in una zona in cui i cattolici sono minoranza e fortemente discriminati, spesso obiettivo di attacchi terroristici. 

Per questo abbiamo detto di sì, anche perché Faislabad è sempre stata nel nostro cuore, senza avere avuto mai in passato la possibilità di stabilirvi una nostra presenzà. Il Vescovo sente la mancanza in Diocesi di un punto di riferimento per i suoi fedeli, dove trovare Bibbie, catechismi, oggetti religiosi, offrire momenti di animazione, ritiri, ecc…, e tutto quello di cui hanno bisogno. In più è una Diocesi fiorente di vocazioni. Sentiamo che questa offerta di Faislabad è il dono di Dio per espanderci in questa terra di martiri. 

Con tanto affetto e un caro saluto a tutti. 

 (*) Figlie di S. Paolo Pakistan

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