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Cura del creato. Dalla Conferenza vaticana l’urgenza di una grande alleanza e di azioni concrete e condivise

Nel terzo anniversario dell’enciclica Laudato si', ha preso oggi il via in Vaticano la conferenza internazionale "Saving our common home and the future of life on earth”, promossa dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Lo sguardo dei bambini e le voci e testimonianze di giovani da tutto il mondo

Sono stati i bambini delle scuole elementari e della prima media di Nomadelfia ad inaugurare questa mattina in Vaticano, nell’Aula Nuova del Sinodo, la conferenza internazionale “Saving our common home and the future of life on earth” (Aula Nuova del Sinodo, 5 – 6 luglio) nel terzo anniversario di pubblicazione dell’enciclica Laudato si’. E dopo il saluto del card. Peter K.A. Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale che promuove l’appuntamento, e l’intervento del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, la parola è passata a giovani di diversi continenti, protagonisti di un panel loro dedicato. Bambini e giovani: i primi destinatari della domanda formulata da Papa Francesco al n. 160 di Laudato si’: “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”; i secondi protagonisti del Sinodo loro dedicato nel prossimo ottobre (3 – 28) e in gran parte già in prima linea per un cambio di paradigma. Decisamente uno sguardo nuovo e una nuova prospettiva da cui partire.

“La nostra casa comune sta andando in rovina e dobbiamo fare fronte a sfide mai viste. Non c’è più tempo da perdere”, il monito del card. Peter K.A. Turkson che ha invitato a creare

“una grande alleanza, un network di persone appassionate nella protezione dell’ambiente”.

“Tracciare linee di azione concrete e partecipative per salvare la casa comune” è l’invito del card. Pietro Parolin, nella consapevolezza che, come ricorda il Papa, tutto è interconnesso e “il ‘grido della terra’ è intimamente legato al ‘grido dei poveri’”.

Parola ai giovani. “Cresce la minaccia dello sfruttamento delle nostre ricchezze: oro, minerali e coca, causa della distruzione dell’Amazzonia”. A lanciare l’allarme è il peruviano Delio Siticonatzi, membro del popolo Ashaninca, un gruppo etnico amazzonico, che esprime le preoccupazioni dei giovani amerindi. “Ero presente quando Papa Francesco visitò l’Amazzonia – ricorda – e le sue parole furono di grande incoraggiamento”, ci “hanno rallegrato il cuore.

È bello ascoltare la Chiesa che parla la nostra lingua. Abbiamo bisogno che la voce della Chiesa sia anche la nostra voce”.

“In India i giovani guardano al futuro con preoccupazione e ansia. L’Asia è forse uno dei continenti più soggetti alle conseguenze dei cambiamenti climatici” dice l’indiano Macson Almeida, della Don Bosco Green Alliance ricordando che nella regione asiatica numerose parrocchie stanno intraprendendo diverse azioni: “Nella mia è stato avviato il programma ‘Quanto è verde la mia parrocchia’ per incoraggiarci ad assumere uno stile sostenibile ma vogliamo coinvolgere tutti, ad ogni livello”.

Parla a titolo personale la spagnola Laura Menendez, inviata di Manos Unidas alla conferenza Cop21 di Parigi: “La mia responsabilità va al di là dell’andare in bicicletta o del riciclare le cose” e “mi spinge ad essere motore di cambiamento nella mia famiglia e nel mio ambiente del lavoro”. “Dobbiamo agire insieme, partecipare in modo attivo al cambiamento all’interno di un movimento globale”.

L’australiana Jade Hameister, 17 anni, è la più giovane esploratrice al mondo del Polo nord, dove il pack si è assottigliato e lo spessore dei ghiacci è passato da 3,5 metri a uno, e del Polo sud. Raccontando la propria esperienza: “Il pack si rompeva e ci impediva di attraversare, siamo stati costretti a guadare i canali che si aprivano e in alcuni momenti abbiamo dovuto portare le slitte a spalla”, Hameister afferma:

“non solo il pianeta, è a rischio la sopravvivenza della specie umana. Solo uniti potremo sperare in un cambiamento”.

Dal sud del mondo anche la voce della giovane poetessa Kathy Jetnil-Kijiner, che porta il grido delle sue Marshall Islands, solo due metri al di sopra del livello del mare, a rischio scomparsa. Kathy legge un poesia davvero potente e spiega: “Solo se riusciremo a contenere il riscaldamento entro 1,5 gradi non assisteremo alla scomparsa delle nostre isole”, ma l’orizzonte si amplia fino ai bambini messicani separati dalle loro famiglie. “La retorica che nega la realtà dell’aumento del livello dei mari dovuto al cambiamento climatico – afferma con voce accorata ma ferma – è la stessa alla base della decisione di separare i bambini dalle loro famiglie”.“L’applicazione pratica di Laudato si’ affronta negazione, rassegnazione e altri ostacoli, ma ascoltare il grido dei poveri e della terra è una sfida etica, possiamo e dobbiamo scegliere il bene”, sostiene intervenendo in plenaria mons. Antonio Camilleri, sottosegretario Vaticano per le relazioni con gli Stati e delegato alla Cop24, la Conferenza Onu sul clima in programma dal 3 al 14 dicembre a Katowice (Polonia). Parole d’ordine: cultura del dialogo, approccio integrale, formazione, responsabilità. “La nostra finestra di opportunità si sta chiudendo rapidamente”, avverte da parte sua Patricia Espinosa, messicana, segretario esecutivo della Convenzione quadro sul cambiamento climatico delle Nazioni unite. “Dobbiamo agire insieme per invertire questa tendenza, servono azioni concrete per implementare le linee guida di Cop 21 e gli obiettivi indicati da Laudato si’.

Dobbiamo accelerare l’azione globale contro i cambiamenti climatici che sono anzitutto una questione etica, e farlo da oggi.

Quanto viene fatto da governi e Ong non è abbastanza”.

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