La Sindone al centro del pellegrinaggio dei giovani di Piemonte e Valle d’Aosta da Papa Francesco

Il mistero della Sindone è il centro e il culmine del pellegrinaggio subalpino verso Roma: ma non si vuole che sia un evento improvvisato, isolato dal contesto di una pastorale giovanile impegnata a proporre il "tutto" di Gesù Cristo, e non solo quel segno, misterioso e affascinante, rimasto nella tomba vuota

“L’Amore lascia il segno”. Intorno al motto è nato un logo; ma logo e motto nascono intorno a una realtà ben più profonda, annunciata prima di tutto dal colore: quello del tessuto di lino di cui è fatta la Sindone. Il pellegrinaggio dei giovani di Piemonte e Valle d’Aosta verso Roma, per l’incontro con il Papa è stato pensato, e si sta preparando, attraverso una serie di cammini. Dalle montagne, dalle valli, dalle pianure i giovani di tutte le diocesi piemontesi arriveranno alla Venaria Reale e cominceranno dalla Reggia un cammino comune che li porterà, nella notte del 10 agosto, nel cuore della cattedrale di Torino, dove è custodita la Sindone.

La venerazione straordinaria del Telo è un avvenimento davvero eccezionale:

normalmente le ostensioni pubbliche durano più settimane e si rivolgono a “tutti” (nel 2015 vennero oltre due milioni di persone, di cui il 10% da Paesi stranieri). Questa volta, invece, saranno solo i giovani che poi partiranno per Roma, quella stessa notte del 10 agosto, a “incontrare” l’immagine sindonica. Un migliaio, forse più, di ragazzi, con i loro accompagnatori. Solo nel 2013 il Custode mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, aveva ottenuto un’ostensione televisiva straordinaria dedicata ai malati, che andò in onda in tutto il mondo attraverso il segnale Rai.

Il mistero della Sindone è dunque il centro e il culmine del pellegrinaggio subalpino verso Roma: ma non si vuole che sia un evento improvvisato, isolato dal contesto di una pastorale giovanile impegnata a proporre il “tutto” di Gesù Cristo, e non solo quel segno, misterioso e affascinante, rimasto nella tomba vuota. Don Luca Ramello, direttore della Pastorale giovanile di Torino e animatore del pellegrinaggio regionale, insieme con i suoi omologhi della diocesi piemontesi, ha predisposto un percorso di ampio respiro, fatto di incontri che aiutino i giovani a scoprire la fraternità, a conoscere meglio il loro territorio e, soprattutto, a riconoscere la propria vocazione – di uomini e donne, di cristiani.

In questi mesi la preparazione si svolge attraverso la rete e i social, con la pubblicazione di una serie di proposte, contenuti, iniziative che aiutino a conoscere il cammino e comprenderne il significato.

Tutti i materiali si trovano a partire da www.sinodo2018.it. C’è anche la app “You with us”, disponibile per Android e presto anche per Mac, continuamenteaggiornata sulle informazioni del pellegrinaggio. Ogni diocesi del Piemonte organizza un proprio itinerario diocesano, nei luoghi della spiritualità e della cultura locali, che confluisce poi verso la Venaria Reale.

L’ambizione del pellegrinaggio regionale è anche di cementare un “cammino pastorale” comune, che porti frutti di collaborazione oltre il Sinodo e aiuti a raccogliere forze e idee. È una Chiesa “aperta”, quella dei giovani che si vuole presentare alla società subalpina. La convergenza alla Reggia di Venaria, che è patrimonio dell’umanità Unesco intende porsi appunto sotto questo segno: di un incontro che favorisca la conoscenza reciproca, aiutando a “riconoscere” i segni della fede anche nella cultura e nello spettacolo. E, naturalmente, sia un incontro che conduce alla fede praticata, nei sacramenti come nella fraternità.

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