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Buddhisti, cristiani, indù, giainisti e sikh: “uniamo le nostre mani per costruire la pace nel mondo di oggi e di domani”

“In un mondo attanagliato da tanti conflitti e venti di guerra, la gente si aspetta che i responsabili religiosi siano solidi ponti di dialogo, mediatori creativi e interlocutori di pace e armonia, che coltivano e promuovono la cultura dell’incontro, abbracciando ogni persona e trattandola con umanità, e questo vale in modo speciale per i poveri e i vulnerabili della società”. Lo scrive il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, in un saluto ai circa 200 partecipanti a una conferenza a Roma che, su iniziativa anche della Cei, ha riunito buddhisti, cristiani, indù, giainisti e sikh

Leader religiosi, accademici e seguaci delle religioni. Insieme in un mondo segnato da conflitti, terrorismo e venti di guerra sempre più minacciosi. Per questo, oggi più che mai chiamati a “costruire ponti” e “unire le nostre mani con tutte le persone di buona volontà per contribuire a costruire la pace nel mondo di oggi e di domani”. È un appello di pace la dichiarazione congiunta sottoscritta oggi (15 maggio) a Roma da buddhisti, cristiani, indù, giainisti e sikh al termine di una conferenza su “Dharma e Logos. Dialogo e collaborazione in un’epoca complessa”.

È la prima conferenza di questo tipo che si tiene in Italia ed è stata preparata da una serie di incontri che si sono svolti per un lungo periodo di tempo con la partecipazione di membri del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, dell’Unione induista italiana, dell’Unione buddhista italiana, del Sikhi Sewa Society e dell’Istituto di studi giainisti di Londra e dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale italiana.

L’incontro si è aperto con l’accensione tradizionale della lampada, come segno di amicizia e fraternità.

“In un mondo attanagliato da tanti conflitti e venti di guerra, la gente si aspetta che i responsabili religiosi siano solidi ponti di dialogo, mediatori creativi e interlocutori di pace e armonia, che coltivano e promuovono la cultura dell’incontro, abbracciando ogni persona e trattandola con umanità, e questo vale in modo speciale per i poveri e i vulnerabili della società”, afferma il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, in un saluto che è stato letto ai partecipanti dal segretario del dicastero vaticano, mons. Miguel Angel Ayuso Guixot.

200 i partecipanti. Molti i monaci con i loro tradizionali abiti religiosi e monastici. È l’Italia a colori. Aperta al dialogo e all’incontro. “L’intento – spiega al Sir don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei – è cercare di mettere insieme cristiani, buddisti, induisti, giainisti e sikh per capire punti di contatto, punti di arricchimento reciproco e

diventare una palestra di dialogo”.

Queste tradizioni religiose che provengono dall’Oriente, solcano il nostro Paese, grazie ad una popolazione sempre più numerosa che abita soprattutto al Centro Nord. Una popolazione in gran parte immigrata ma anche fortemente radicata. “L’esigenza che esprimono – spiega Bettega – è quella di esserci, di essere tenuti in considerazione. Desiderano che l’Italia si accorga della loro presenza. Non si sentono ospiti ma parte del nostro Paese. E lo sono a tutti gli effetti. È gente che non sta ai margini, ma si mette in gioco”.

Una giornata di “dialogo con l’Oriente profondo e nuovo”, la definisce Svamini Hamsananda Ghiri, vice-presidente dell’Unione induista italiana. Sono “i vari colori del dialogo. Il Dalai Lama diceva che le religioni sono sorelle. Il nostro incontrarci in uno spirito di amicizia e rispetto, è la testimonianza più credibile che seppure diversi, si può, anzi, si deve in questa epoca complessa lavorare insieme per la pace e la giustizia, che il dialogo e la collaborazione sono possibili”.

“Gravi sfide affliggono il nostro mondo”, scrivono i leader religiosi nella Dichiarazione congiunta. “Crediamo che i tesori spirituali delle nostre tradizioni religiose e della comune solidarietà umana devono rappresentare un aiuto per superare le prove di questo nostro tempo”. L’incontro di Roma “ha contribuito in modo significativo ad approfondire il rispetto, la comprensione e la cooperazione reciproci”. La via è tracciata, l’impegno ora è di proseguire il dialogo comune e la collaborazione reciproca, “nello spirito dell’amore e della verità, rimanendo profondamente radicati nelle nostre rispettive tradizioni religiose per essere in grado di affrontare in modo efficace le sfide dei nostri tempi e costruire una cultura dell’incontro e del dialogo”.

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