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Papa Francesco a Bari per i cristiani del Medio Oriente. Mons. Cacucci: “L’ecumenismo di popolo è un elemento centrale”

Il 7 luglio Papa Francesco si recherà a Bari per una giornata di riflessione e preghiera sulla situazione drammatica del Medio Oriente che affligge tanti fratelli e sorelle nella fede. Per l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Francesco Cacucci, è una scelta che “commuove tutta la diocesi e la città”. "Nulla avvicina di più i cristiani se non l’attenzione verso i propri fratelli e le proprie sorelle che sono vittime di persecuzioni", aggiunge. Anche di questo sarà intessuta la giornata del 7 luglio: "L’attenzione al martirio e alla persecuzione dei cristiani in Medio Oriente. Perché il problema della guerra si riflette in modo drammatico sulle loro vite e sulla loro professione di fede"

(Foto: AFP/SIR)

“Il 7 luglio il Santo Padre si recherà a Bari, finestra sull’Oriente che custodisce le Reliquie di San Nicola, per una giornata di riflessione e preghiera sulla situazione drammatica del Medio Oriente che affligge tanti fratelli e sorelle nella fede. A tale incontro ecumenico per la pace Egli intende invitare i Capi di Chiese e Comunità cristiane di quella regione. Fin da ora Papa Francesco esorta a preparare questo evento con la preghiera”. L’annuncio dato il 25 aprile dalla sala stampa vaticana è stato accolto con “gioia e gratitudine” dalla diocesi di Bari, che si conferma così nella sua vocazione ecumenica. Quella del Papa, sottolinea l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Francesco Cacucci, è una scelta che “commuove tutta la diocesi e la città”.

Eccellenza, perché proprio Bari?
La scelta del Santo Padre di vivere a Bari questa giornata di riflessione e preghiera è nella linea del riconoscimento di San Nicola come patrono, di fatto, dell’ecumenismo. È il Santo più venerato in Oriente e Occidente ed è il punto di riferimento tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, in particolare, e non solo. In questa decisione c’è anche una sorta di continuità con quello che abbiamo vissuto qui negli ultimi anni: le visite del patriarca Bartolomeo I, del metropolita Hilarion e, soprattutto, la traslazione della reliquia di San Nicola a Mosca e San Pietroburgo. Tutto ciò ha intensificato, in un modo unico, i rapporti tra Chiesa cattolica e ortodossa, sia di Costantinopoli sia di Russia. Ecco perché Papa Francesco ha promosso questo incontro nel nome di San Nicola. Noi siamo felicissimi: Bari, come città ecumenica e città nicolaiana, accoglie questa decisione come una grande grazia del Signore.

Il comunicato della Santa Sede conferma l’importanza di Bari nella sua dimensione non solo religiosa, ma anche socio-politica verso l’Oriente.
Nell’iniziativa voluta dal Santo Padre non c’è solo l’aspetto religioso ed ecumenico, ma anche politico, nel senso più alto del termine.

Quello di luglio non sarà un incontro ad intra tra le Chiese cristiane, ma sarà una giornata con al centro lo scenario doloroso della religione mediorientale, dove ci sono guerre e martiri cristiani.

Due aspetti che si tengono insieme: politico e religioso.

Negli ultimi due anni, Bari è stata indubbiamente un importante snodo per il dialogo ecumenico. Lei ha già ricordato le visite del patriarca Bartolomeo I, del metropolita Hilarion e il pellegrinaggio in Russia della reliquia di San Nicola.
Quella ecumenica è una vocazione che ha radici ben solide a Bari. Non dimentichiamo che, nel 1987, si tenne qui la Commissione mista cattolico-ortodossa e che, fin dal 1969, Bari è stata la prima realtà dove si è aperta una cappella ortodossa in una cripta cattolica, quella di San Nicola appunto. La vocazione ecumenica di Bari, nel nome di San Nicola, è consolidata. Credo che questo abbia determinato la scelta del Santo Padre.

Ricevendo nel 2016 il “premio ecumenico San Nicola della Sacra Teologia” della Facoltà teologica pugliese, il patriarca Bartolomeo nella sua “lectio magistralis” ha sottolineato “il ruolo delle religioni nel creare, avviare e consolidare un principio di comunione per la collaborazione e la comprensione reciproca”, allontanando i fondamentalismi e superando “diffidenze, violenza, stragi e genocidi”.
La scorsa estate ho vissuto con Bartolomeo I un pellegrinaggio a Costantinopoli e in Cappadocia e abbiamo riflettuto anche su queste parole. Il patriarca guarda al dialogo ecumenico come segno di comunione e di unità del genere umano. Quando nei documenti del Concilio Vaticano II si parla di Chiesa quale segno di unità di tutto il genere umano, s’intende proprio questo. E il patriarca Kirill, in tutti i suoi interventi in occasione della traslazione della reliquia di San Nicola in Russia, ha sottolineato come

il cammino verso l’unità deve passare dal popolo.

L’ecumenismo di popolo è un elemento centrale: se ci si limita solo al lavoro delle Commissioni teologiche – ha ripetuto più volte Kirill -, non si farà molta strada. Credo che l’impegno del Papa per questa giornata di riflessione e preghiera vada in questa direzione: coinvolgere i popoli in una realtà, quella mediorientale, che rischia invece di essere gestita solo dai poteri politici.

In tal senso ricordiamo le parole del metropolita Hilarion, proprio a Bari, nel dicembre scorso, ricevendo la laurea ad honorem dalla Facoltà teologica pugliese: “Il nostro lavoro comune per proteggere i cristiani perseguitati ha permesso di raggiungere un livello senza precedenti di attenzione al problema della persecuzione”.
È l’ecumenismo del sangue, di cui il Papa parla spesso. È l’ecumenismo martiriale. Nulla avvicina di più i cristiani se non l’attenzione verso i propri fratelli e le proprie sorelle che sono vittime di persecuzioni. Anche di questo sarà intessuta la giornata del 7 luglio: l’attenzione al martirio e alla persecuzione dei cristiani in Medio Oriente. Perché il problema della guerra si riflette in modo drammatico sulle loro vite e sulla loro professione di fede.

Nella recente visita pastorale ad Alessano e Molfetta, nel ricordo di don Tonino Bello, il Papa ha sottolineato la “vocazione di pace” che appartiene alla Puglia. “Siete una finestra di speranza – ha detto tra l’altro – perché il Mediterraneo, storico bacino di civiltà, non sia mai un arco di guerra teso, ma un’arca di pace accogliente”.

“Puglia: arca di pace e non arco di guerra” è il titolo di un documento dei vescovi della metropolia di Bari, firmato da don Tonino nel 1988, contro l’ipotesi di destinazione di cacciabombardieri americani F16 all’aeroporto militare di Gioia del Colle (Bari).

L’immagine dell’arca e non dell’arco è il miglior commento a ciò che vivremo a luglio.

Terra di pace con una figura centrale: ancora San Nicola.
Senz’altro! La figura di San Nicola è legata non solo all’annuncio del Vangelo, ma anche all’esperienza e alla testimonianza di carità. In Russia, il patriarca Kirill ci ha ricordato come, nei momenti più drammatici del Paese, il riferimento a San Nicola sia stato decisivo: nonostante un secolo di ateismo imposto, proclamato e professato, è stato determinante per conservare la fede. San Nicola è simbolo di pace, di incontro tra le Confessioni cristiane e tra i popoli.

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