Vaticano-Mosca. I cristiani perseguitati in Medio Oriente dettano l’agenda ecumenica

I cristiani perseguitati, uccisi, rapiti, feriti in Siria, Egitto, Iraq. Si stringe la cooperazione ecumenica delle Chiese per venire incontro alle esigenze concrete della popolazione e alle attese di pace in Medio Oriente. Su questa “priorità” si è centrato il secondo anniversario dell’incontro avvenuto a L’Avana tra il Patriarca Kirill e Papa Francesco. Per commemorarlo si è tenuta il 12 febbraio a Vienna una conferenza internazionale dedicata alla situazione dei cristiani in Medio Oriente.

Preservare la presenza cristiana nella regione del Medio Oriente, impedire che i cristiani abbandonino le loro terre, favorire il ritorno alla vita normale, sostenere la ricostruzione. Sono i cristiani perseguitati a dettare con la loro vita e, purtroppo, spesso con il sangue l’agenda del capitolo 2 dei rapporti tra la Chiesa cattolica di Roma e il Patriarcato di Mosca. Se ne è parlato lunedì 12 febbraio a Vienna alla Conferenza internazionale dedicata ai cristiani del Medio Oriente che si è svolta nel giorno in cui si commemoravano i due anni dello storico incontro di papa Francesco e del patriarca Kirill a L’Avana (Cuba). Il Forum, organizzato con la partecipazione dell’arcidiocesi cattolica d’Austria e del cardinale Schönborn, si è svolto presso l’arcivescovado di Vienna. Co-organizzatori dell’evento sono stati il Dipartimento per le relazioni esterne della Chiesa del Patriarcato di Mosca, il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, il ministero della Cultura della Federazione Russa e l’ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica d’Austria.

“La situazione drammatica in cui si trovano i nostri fratelli e sorelle in Medio Oriente, Nord Africa e in molte altre regioni è diventata una sfida per il cristianesimo mondiale. Questa sfida non può rimanere senza risposta”, ha detto il metropolita Hilarion. “Oggi la maggior parte dei terroristi in Siria e in Iraq sono stati sconfitti”. “Tuttavia, è troppo presto per dire che i cristiani in questi Paesi sono in completa sicurezza”. Nel suo intervento il rappresentante di Mosca ha passato in rassegna le persecuzioni vissute dai cristiani in Egitto, Nigeria, India, Pakistan ed ha commentato: “La persecuzione è diventata una sfida comune ai cristiani di varie confessioni. I terroristi, che stanno tentando di annientare il cristianesimo in Medio Oriente, non fanno alcuna distinzione riguardo a chi è davanti a loro: ortodossi, cattolici, armeni o assiri”.

Un Medio Oriente senza cristiani non può e non deve essere immaginato, ha detto nel suo intervento il cardinale Kurt Koch, presidente del dicastero vaticano per l’unità dei cristiani. La scomparsa dei cristiani nella regione sarebbe non solo una perdita inimmaginabile di tipo religioso e culturale ma una sconfitta per il processo di pace e per la stabilità nella regione.

Forte la testimonianza del primate armeno ortodosso di Damasco, Armash Nalbandian, sulla situazione dei cristiani in Siria. Il 60% dei cristiani locali – ha detto – ha perso la propria casa, solo nella comunità armena della Siria si contano 200 persone uccise, 450 ferite. Migliaia le case distrutte, 70 chiese distrutte, oltre 50 edifici cristiani danneggiati. E tutto questo avviene nel “silenzio del mondo” che guarda e non interviene. A Vienna si sono ricordati anche i due vescovi metropoliti di Aleppo – il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco ortodosso Boulos Yazigi – di cui dall’aprile 2013 si è persa traccia.

Favorire il ritorno alla vita normale e sostenere la ricostruzione. Per il Patriarcato di Mosca tutto ciò rappresenta “una priorità di oggi nella cooperazione interconfessionale”. Nel suo intervento, il metropolita Hilarion ha elencato tutte le iniziative concrete e gli interventi di diplomazia internazionale avviati dal Patriarcato di Mosca per favorire il ripristino al più presto delle “condizioni minimali che consentono ai cristiani il ritorno a una vita normale”. La Chiesa russa ha catalogato 30 tra chiese, monasteri e cimiteri cristiani distrutti che verranno presto restaurati. Perché oltre alle case, alle scuole e agli ospedali, la vita dei cristiani trova nei luoghi di culto un centro vitale per la loro esistenza. Tra le iniziative spicca la visita qualche giorno fa di una delegazione interreligiosa russa in Siria e Libano dove a Damasco e nella valle di Beqaa, sono state consegnate 77 tonnellate di aiuti umanitari. 3.000 confezioni di farina, cereali, olio, zucchero, lattine di carne e pesce, pasta, dolci e alimenti per l’infanzia. Oltre agli aiuti umanitari, obiettivo della missione è promuovere nella regione “la pace interreligiosa in terra siriana”. Ed è con questa finalità che rappresentanti della Chiesa ortodossa russa hanno partecipato il 29 e il 30 gennaio scorso in qualità di osservatori al Congresso nazionale di dialogo siriano svoltosi a Sochi.

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