Lavoro: p. Accaputo (Buenos Aires), “un’agenda strategica” dei sindacati per dare voce agli esclusi

Padre Carlos Accaputo, direttore della pastorale sociale di Buenos Aires, traccia un bilancio della conferenza internazionale delle organizzazioni sindacali che si è appena conclusa in Vaticano, con la partecipazione di 200 rappresentanti dei sindacati di 40 Paesi

Se vogliono affrontare e vincere le sfide della quarta rivoluzione industriale, i sindacati devono “costruire un’agenda strategica” che difenda il lavoro e i lavoratori, per dare voce agli esclusi dal sistema e promuovere uno sviluppo “integrale, inclusivo e sostenibile” partendo dalla garanzia di un lavoro dignitoso per tutti. A parlare è padre Carlos Accaputo, direttore della pastorale sociale di Buenos Aires, che stila per il Sir un bilancio della conferenza internazionale delle organizzazioni sindacali che si è appena conclusa in Vaticano per iniziativa del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Tema dell’incontro: “Dalla Populorum progressio alla Laudato sì”. Protagonisti : oltre 200 rappresentanti dei sindacati di 40 Paesi del mondo. I lavori, in Aula nuova del Sinodo, si sono conclusi con una lettera inviata da Papa Francesco e con le dichiarazioni finali dei partecipanti, in cui si sottolinea il “ruolo strategico” delle organizzazioni sindacali per porre fine alla precarietà e all’aumento di automazione, individualizzazione, ineguaglianza, disoccupazione di massa e povertà.

Padre Carlos, com’è andato l’incontro?
È stato un incontro molto bello. Tutti i partecipanti si sono sentiti ascoltati e valorizzati, la ricchezza dei contributi è stata davvero di alto livello. C’era un clima di gioia e anche di passione per un tema, come il lavoro, che riguarda la vita di ogni persona, di ogni nazione e di ogni continente, alle prese con problemi e sfide che il processo di globalizzazione ha reso comuni, pur nella diversità dei diversi contesti geografici e socio-culturali.

La risposta dei sindacati, quindi, deve essere unitaria?
L’obiettivo comune e più urgente è quello di

costruire un’agenda strategica che ci permetta di essere protagonisti di un mondo migliore, dove la dignità di tutti i lavoratori sia riconosciuta, rispettata e promossa, aiutando a dare risposte alla crisi prodotta da una concezione unidimensionale dello sviluppo.

La conferenza internazionale che si è appena conclusa fa parte del cammino che la Chiesa e il mondo del lavoro stanno percorrendo – non da oggi – anche attraverso il confronto e lo scambio tra le diverse organizzazioni sindacali, molto utile per raggiungere l’obiettivo di uno sviluppo umano integrale e sostenibile a cui ci chiama Papa Francesco nella Laudato si’. In un momento di crisi epocale come quello che stiamo vivendo, con l’ingresso nella cosiddetta quarta rivoluzione industriale, le organizzazioni sindacali devono affermare il loro protagonismo per affrontare le nuove sfide a livello globale e locale: non possono rinchiudersi nella difesa del loro settore, devono contribuire a creare un’agenda sociale e democratica.

Da Nord a Sud, un problema trasversale ricorrente in tutti gli interventi è stata la tecnocrazia. Quale può essere il ruolo dei sindacati per porre un argine al crescente strapotere della rivoluzione tecnologica che – grazie soprattutto alla robotica e all’intelligenza artificiale – sottrae milioni di posti di lavoro in tutto il mondo e rende sempre più ampia la “forbice” tra una élite in grado di padroneggiarla e di trarne profitti e il popolo sempre più grande dei lavoratori esclusi, marginalizzati o sottopagati?
È necessario agire su più livelli. Prima di tutto le organizzazioni sindacali devono impegnarsi a difendere i lavoratori e i loro posti di lavoro. In secondo luogo, bisogna aiutare chi già lavora attraverso un’opera di educazione e formazione permanente che consenta di padroneggiare anche le nuove tecnologie. Su un piano più generale, infine, occorre mettere in discussione l’attuale modello di sviluppo, favorendo la più ampia partecipazione possibile e dialogando con gli altri poteri per dare la possibilità a tutti di una vita migliore.

L’obiettivo da porsi è una vita buona e un lavoro dignitoso per tutti, non solo per una élite di lavoratori.

Il Papa ha chiesto ai sindacati di essere “esperti in solidarietà” e di stare lontani dalla corruzione. È un tema attuale anche per chi dovrebbe difendere i diritti per i lavoratori?
Certo, il punto centrale della lettera di Papa Francesco è proprio quello. Il Papa ci dice di stare attenti alla corruzione, perché la corruzione è ciò che ti allontana dalla tua missione. E Francesco lo dice non solo ai sindacati o ai lavoratori, ma a tutti. Bisogna imparare ad agire in maniera diversa, a cambiare i nostri stili di vita, come si legge nella Laudato si’.

Quali i passi da compiere e le priorità nell’agenda?
Come alla fine dell’Ottocento, quando le organizzazioni sindacali hanno discusso le condizioni in cui si affermava il capitalismo per dare voce ai diritti dei lavoratori,

all’inizio del XXI secolo è urgente un nuovo protagonismo nella lotta sociale, per dare voce agli esclusi dal sistema.

Il traguardo da raggiungere è quello di una rinnovata unione sindacale globale, fatta di maggiori competenze e di una visione più realistica del nostro tempo e del nostro futuro. Il convegno di questi giorni è solo il primo passo. Sono in cantiere iniziative future.

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